[ANALISI] UNIVERSITÀ MILANESI IN PESANTE CRISI DI ISCRITTI. CROLLANO STATALE E BOCCONI. DECLINO PER POLITECNICO DI MILANO E BICOCCA

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Giu

[Analisi] Università Milanesi in pesante crisi di iscritti. Crollano Statale e Bocconi. Declino segnato per Politecnico di Milano e Bicocca.

Cari amici, rieccoci qua per una nuova analisi sul mondo universitario.

Come sapete, nei precedenti post abbiamo analizzato quelle che sono le Università che vanno meglio e quelle che vanno peggio nel triennio 2021-2024. Quindi, nell’arco degli ultimi tre anni accademici.

A tal riguardo, analizzando i dati abbiamo però individuato altri trend e interessanti finding.

In particolare, abbiamo scoperto che, eccettuando qualche caso, le Università di Milano non se la passano affatto bene. Alcune sono in forte calo. Altre all’orizzonte vedono addirittura la chiusura.

Ma entriamo nel merito senza ulteriori esitazioni.

Analizzando i dati certi del MIUR e non ranking non basati su dati certi proposti da aziende private o media che cercano di darsi un tono, abbiamo individuato quanto segue:

Come potete vedere, nell’arco dei 3 anni, gli iscritti persi sono veramente tanti. Rispetto al 2021 tutte le Università sono praticamente tutte sotto in termini di iscritti.

Partiamo da quelle Università che hanno registrato cali leggeri ma comunque rilevanti: ovvero Cattolica, e IULM. Queste registrano un calo rispetto al 2021. Ma hanno avuto alcune reazioni positive nel 2022. Di certo, un nuovo calo nel 2025 potrebbe essere visto come un segnale negativo. L’ultimo anno 2024 è stato negativo. Ma sicuramente gli up & down registrati si compensano. Mentre sarà interessante vedere se lo IULM avrà nuovi cali che potrebbero suonare da campanello d’allarme, la Cattolica rimane nei suoi numeri e la sua presenza su Milano rimane comunque forte visti i nuovi investimenti in termini di edifici dedicati all’Università.

Anche l’Università Bocconi registra un forte calo degli iscritti. Se volete anche significativo rispetto ai propri numeri e alla propria dimensione. Se considerate che la Bocconi è una Università molto piccola con iscritti intorno ai 2500 l’anno (quindi, non ha i numeri della Cattolica o della Statale (viaggiano intorno ai 7.000 e 9.000 iscritti all’anno), un calo come questo di oltre 100 iscritti per anno rispetto al 2021, diventa qualcosa di pesante. In altre parole, in 3 anni ha perso più o meno 250 iscritti. Ed è un calo proporzionalmente significativo rispetto al valore economico connesso a questi. Ogni iscritto ha un peso per la Bocconi e perderne più di 200 non è cosa di poco momento. Infatti, se calcolate le rette perse (13.000 euro l’anno x 5 anni per singolo iscritto moltiplicato per 240) che sono le più alte rispetto a tutte le altre Università, la perdita economica risulta essere forte. Perdita di valore che chiaramente va un pò a ridimensionare l’Università di Via Sarfatti. Anche se la Bocconi ha sempre dichiarato di non voler andare oltre questi numeri.

In segno positivo, solo San Raffaele. Ma chiaramente risente del fatto che mancano molti medici e quindi per logica conseguenza c’è al momento una domanda nel senso e quindi anche un offerta. Dovrebbe sgonfiarsi al prossimo giro.

Anche la Statale risulta essere in caduta libera. Dal 2021 ha perso 1000 iscritti all’anno, in pratica. La nuova Rettrice sembra essere un pò diversa a livello di stile rispetto al mondo statale. Magari questo sta spaventando il classico iscritto da Statale. I numeri sono molto alti comunque. E quindi dobbiamo per forza analizzare il prossimo giro per la Statale. Però anche qua gli iscritti persi sono tanti.

Veniamo però ai casi gravi. Ovvero, ai casi Politecnico di Milano e Bicocca. Queste Università sono moribonde. Da oltre 3 anni registrano un pesante calo degli iscritti. Siamo di fronte ad un vero e proprio declino. Sono due Università Statali molto vecchie. Molto stantie. Obsolete.

In tal senso, La Rettrice della Bicocca, siffatta Giovanna Iannantuoni (Bocconiana), sta perdendo il controllo. Per la disperazione, in conflitto di interessi con il suo ruolo di Rettrice dellUniversità Bicocca e usando il suo ruolo di Presidente della Conferenza Dei Rettori in maniera non etica, si’è scagliata contro le Università Telematiche (dove tutti si stanno iscrivendo) accusandole di ogni male e chiedendone una stretta. Un uscita poco professionale, poco etica, naive e chiaramente interessata. Non fosse altro perché le Telematiche sono solo 11. Certo è che ci verrebbe da dire: Da che pulpito viene la predica! Lei che ha studiato in Bocconi, dove il polso di certo non è proprio rigidissimo e dove si elogia la competizione e il mercato libero, si scaglia contro le Telematiche.

Le Telematiche sono una realtà. Se ne faccia una ragione, Lei ed eventualmente chi l’ha supportata nell’uscita. Che potrebbe essere anche un azione congiunta di più Università Milanesi ( chiaramente, in forte difficoltà ).

Capitolo Politecnico di Milano, il Politecnico di Milano è anch’esso in crisi di iscritti. Da oltre 3 anni consecutivi. Ed è ormai sinonimo di mala gestio. Continue sono le comunicazioni ingannevoli con ranking falsi (qui danneggia anche le altre Università millantando risultati inesistenti). Casi di conflitti di interessi da parte dei Rettori, dei Professori e dei Dirigenti. Uffici amministrativi con personale privo di competenze che producono continui atti di mala-gestio. Inoltre, il Politecnico di Milano danneggia con le sue strutture e il suo operato “commerciale” molte imprese private e quindi i mercati e il sistema universitario stesso.

Per non parlare dei cattivi esempi di Renzo Piano che dall’alto del suo titolo di Senatore a Vita fattura 2.9 milioni all’estero pur non potendo. Stesso discorso per Boeri, indagato di recente per turbativa d’asta. Se questi sono i simboli a cui ispirarsi, di certo non si tratta di esempi edificanti per i nostri ragazzi. (Magari su questa storia di Renzo Piano possiamo soffermarci in un prossimo post e in particolare sulla questione utilità dei Senatori a vita).

A questo si aggiungono Professori che compiono atti razzisti nei confronti di studenti di altre aree territoriali. A riprova di una mancanza di professionalità da parte dei docenti che risultano a tutti gli effetti e in chiara evidenza non formati per interagire con gli studenti e qualificati per fare la professione per cui vengono pagati.

Da qui in avanti, dura, quindi, sarà la strada per il Politecnico di Milano di Ferruccio Resta e Donatella Sciuto (quanti ruoli oltre alla carica di Rettrice!). Continuare a perdere iscritti per oltre 3 anni di seguito è il sintomo di una crisi sistemica e reputazionale dell’organizzazione. L’esperienza universitaria non è buona. La situazione è grave e tenderà a peggiorare ulteriormente perché il management è risultato e risulta essere inadeguato rispetto alle sfide e ai contesti di riferimento finanche poco interessato a fare l’Università ma la SRL e coprire poltrone.

La previsione è che probabilmente il Politecnico di Milano nel giro dei prossimi anni andrà a ridursi e ridimensionarsi sensibilmente avvicinandosi alla chiusura nel giro di 5 o 6 anni. Al momento, è una nobile decaduta.

Come potete capire, con questi numeri che vedete anche voi, il nervosismo è molto alto nel mondo Universitario a Milano.

Certo, se in alcuni casi abbiamo individuato le cause come nel caso del Politecnico di Milano. In altri, dobbiamo chiederci come mai c’è questo crollo di iscritti.

Tra le tante cause:

  • Costo della Vita eccessivamente alto. Milano costa troppo. E offre sempre meno in termini di opportunità rispetto al passato.
  • Università da casa. Boom delle Telematiche.
  • Università all’estero. Meglio andare direttamente all’estero che perdere tempo con Università che non garantiscono alcuno sviluppo di carriera e portano a lavori malpagati.
  • Immagine di Milano, come Città non sicura e pericolosa.

In tal senso, alcuni provano a giocare oltre a quello dell’ascesa delle Telematiche anche la carta del Crollo Demografico per nascondere la sabbia sotto il tappeto.

Come abbiamo potuto notare, in altre Università gli iscritti salgono e in maniera forte anche. Quindi, la questione è molto semplice: le persone preferiscono andare altrove, iscriversi altrove. Ed è una questione di value for money, beneficio / sacrificio, analisi costi / benefici a fronte di un esperienza Universitaria che non è così avvincente come viene promesso a mezzo media.

Per quanto attiene la Bocconi, viste le rette che propone e l’offerta formativa che risulta essere al di sotto degli standard di altre business school europee ( non la confrontiamo neanche con le Americane perché se no la comparazione non è seria), le cause del calo di iscritti probabilmente possono essere dovute al fatto che la gente OGGI preferisce andare altrove e spendere somme grosse altrove. Non fosse altro perché le opportunità di lavoro sono più allettanti all’estero rispetto a quelle provenienti dal mercato del lavoro italiano. E quindi il discorso del cosiddetto ritorno sull’investimento (ROI) nel fare la Bocconi potrebbe anche non esserci vista la situazione economia e sociale in cui versa l’Italia a parità di investimenti all’estero in Università straniere.

Nel caso della Bocconi, entrano in campo, quindi, vere e proprie SCELTE DI INVESTIMENTO ( Decisioni di Investimento) simili all’acquisto di una casa.

In soldoni, fare la Bocconi oggi vorrebbe dire investire tanti soldi. La spesa media di uno che fa la Bocconi gira intorno ai 70.000 euro in 5 anni di sola retta più affitti da pagare e costo della vita a Milano che è sempre più alto. Investire nella Università Bocconi vorrebbe dire spendere, a ben vedere e all’atto pratico, 200.000 euro. E a quel punto non conviene perché uno compra direttamente una casa e finisce la storia e trova comunque qualche opportunità facendo un università non privata o che costa infinitamente meno.

Oppure investe seriamente sull’Università andando all’estero. Le Università dei paesi più sviluppati aprono opportunità di lavoro e carriera superiori dove ci sono persone da 140 paesi. Un esperienza veramente internazionale.

La Bocconi non è molto internazionale. Magari per una persona del Centro e del Sud può sembrarlo. Ma per me che ho vissuto all’estero e conosco Milano, non ritengo che lo sia. Interessante lo Sport Center. Poi, l’Inglese di alcuni Professori non mi è sembrato competitivo. Magari, su Milano può sembrare Internazionale.

Ma a parte questo, la domanda dovrebbe e potrebbe essere questa: tra gli iscritti persi, gli Italiani che avrebbero fatto la Bocconi, dove hanno deciso di iscriversi oggi?..Dove si sono iscritti?

Risposta: secondo me, in primis, si sono iscritti in Università all’estero. Oppure a Facoltà di Medicina. Altri hanno optato per le Telematiche risparmiando molto sulle rette. Per quanto riguarda gli stranieri, dall’estero difficilmente investono sull’italia per la formazione a meno che non arrivino dal Nord Africa. In altre parole, l’Università Italiana attrae sempre meno studenti stranieri e ne perde in favore di Università Straniere. E quindi per gli studenti stranieri, Ok gli scambi ma fare tutta l’Università in Italia non conviene. Non vale la candela. E questo vale per qualsiasi Università. Può però rispetto alla quota di iscritti per la Bocconi esserci una competizione con Scuole Private o Accademie Private o Istituti Privati più specializzati in determinati campi e quindi meno generalisti e con rette più accessibili.

In altre parole, la crisi economica non sembra aiutare l’Università Privata. E quindi neanche un Governo di Destra. Ma questo lo potremo vedere e provare nel medio e lungo periodo.

Quindi, la Bocconi non è competitiva con le Università Straniere che sono più avanti. Ma anche con le Telematiche perché le Telematiche offrono stesso livello di formazione e da casa a prezzi inferiori. Si trova in un tunnel, quindi. Non può fare molto. Rimarrà su quei numeri. O magari esperenzierà ulteriori flessioni. Dovrebbe rivedere il proprio modello di business, di università e il set di competenze lato formazione e uffici. Il mondo Universitario è cambiato. La modalità di formazione è cambiata. L’esperienza Universitaria è cambiata. Andati sono gli anni del rampantismo degli anni 90 – 2000.

Per dovere di precisione, va detto che mancano i dati di altri Istituti Milanesi privati che prevedono corsi di laurea. Sarebbe interessante vedere anche quei dati e compararli con quelli già analizzati per trovare possibili tendenze e correlazioni.

Ad ogni buon conto, queste analisi sono volte ad aiutare a fare la SCELTA UNIVERSITARIA correttamente e a farvi capire lo stato dell’arte del Sistema Universitario. Una sorta di breve guida e di consigli utili o consulenza gratuita su come orientarvi nella scelta di un Università piuttosto che di un altra.

Detto questo, ci vediamo alla prossima analisi sul mondo Universitario. Parleremo delle Università che vanno bene e di quelle che vanno male in un unico report e le cause del declino di alcune università.

Dr. Davide Scialpi, Direttore dell’Osservatorio Economia