[Approfondimento] Sviluppo Economico e Sociale: le nostre considerazioni sui dati e le analisi del Rapporto SVIMEZ

16
Mar

[Approfondimento] Sviluppo Economico e Sociale: le nostre considerazioni sui dati e le analisi del Rapporto SVIMEZ

Amici dell’Osservatorio Economia, rieccoci qua.

Fatte le dovute presentazioni, qui per inaugurare il nostro canale con delle riflessioni su alcune analisi e dati prodotte dal famigerato Rapporto Svimez.

Premessa: vi facciamo notare che i rapporti possono essere influenzati da bias, interessi o dalla raccolta delle informazioni nonché dalle competenze di chi li produce. Non esistono rapporti perfetti ma sicuramente possono offrire spunti di riflessione e analisi e quindi informazioni utili e strategiche. Traduciamo: non è la Bibbia. Ne’ possiamo prendere tutto per oro colato. Ma sicuramente gli spunti che saltano fuori sono interessanti e utili.

In questo post, quindi riporteremo i dati e i punti salienti del Rapporto Svimez evidenziando le cose più interessanti e cruciali.

Come ben sapete, ogni anno, il Rapporto Svimez 2023 fornisce un’approfondita analisi della situazione economica e sociale dell’Italia nel periodo post-Covid, con un focus particolare sulle regioni del SUD. I dati presentati nel rapporto forniscono una panoramica abbastanza dettagliata dei principali problemi e delle tendenze osservate in fatto di demografia, lavoro e imprese. Di seguito, analizzeremo in dettaglio i dati presentati nel rapporto, suddividendoli in categorie tematiche.

Sul piano della Cittadinanza:

  • Gelo Demografico e Spopolamento del Sud:
    • L’Italia si trova tra i paesi europei con una popolazione sempre più anziana, a causa della diminuzione delle nascite e dell’aumento dell’aspettativa di vita.
    • Le migrazioni interne e internazionali hanno ampliato gli squilibri demografici tra Nord e Sud, con il Mezzogiorno che continua a perdere popolazione, soprattutto giovani qualificati.
    • La perdita di popolazione nel Mezzogiorno è stata significativa nel periodo tra il 2002 e il 2021, con oltre 2,5 milioni di persone che hanno lasciato la regione, di cui la maggior parte si è trasferita al Centro-Nord.
    • Le proiezioni indicano un ulteriore calo della popolazione nel Mezzogiorno entro il 2080, con un’età media più alta rispetto al Centro-Nord.
  • Politiche per l’Inclusione e la Natalità:
    • Sostenere l’occupazione femminile nel Sud è cruciale per contrastare il declino demografico.
    • Tuttavia, la carenza di servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia nel Mezzogiorno penalizza le donne con figli, con un tasso di occupazione femminile significativamente inferiore rispetto al Centro-Nord.
    • Gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mirano a migliorare l’offerta di servizi educativi e a sostenere l’occupazione femminile, ma si riscontrano difficoltà nell’attuazione e nella distribuzione delle risorse.

Sul piano del Lavoro:

  • Ripresa Occupazionale nel Sud:
    • Nel periodo post-Covid, l’occupazione è cresciuta sia nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord, con una maggiore espansione nelle regioni meridionali.
    • Tuttavia, il mercato del lavoro nel Mezzogiorno rimane caratterizzato da elevati livelli di precarietà, con una grande percentuale di lavoratori con contratti a termine e bassi salari.
    • Nonostante la crescita dell’occupazione, la povertà assoluta è aumentata in tutto il Paese, con incidenze più elevate nel Mezzogiorno.
  • Ruolo dell’Istruzione e della Formazione:
    • Un capitale umano più elevato può favorire l’occupabilità e i redditi, specialmente nel Sud, dove la percentuale di laureati è inferiore rispetto al Centro-Nord.
    • La crescita dell’occupazione nel post-Covid ha interessato principalmente i giovani laureati, mentre si osserva una maggiore precarietà tra i lavoratori con un livello di istruzione inferiore.

Sul piano delle Imprese e Industriale:

  • Contributo delle Imprese all’Economia Meridionale:
    • Nel periodo post-Covid, il Sud ha registrato una crescita economica in linea con il resto del Paese, ma con un contributo limitato dell’industria.
    • Le difficoltà dell’industria meridionale sono legate al declino della base produttiva e alla maggiore precarietà del mercato del lavoro.
    • Gli investimenti previsti dal PNRR potrebbero contribuire a sostenere la crescita economica nel biennio successivo, ma sono necessarie azioni per migliorare l’attuazione e la distribuzione delle risorse.

In altre parole, il Rapporto Svimez evidenzia quindi le sfide significative che l’Italia, in particolare il SUD, deve affrontare nel periodo post-Covid-Pandemia. E denuncia come siano necessarie politiche mirate per promuovere l’inclusione sociale, sostenere l’occupazione e stimolare la crescita economica nelle regioni del sud, al fine di ridurre gli squilibri territoriali con il Centro e Nord Italia e migliorare la qualità della vita dei cittadini lungo tutto lo stivale.

Il rapporto evidenza che il divario tra CENTRO-NORD e SUD ITALIA risulta essere legato a questi problemi:

  • La distribuzione dei redditi e quindi dello sviluppo
  • L’allocazione delle risorse di produzione
  • Le infrastrutture dei servizi pubblici

Sono questi, tra l’altro, i problemi che portano alla migrazione delle persone nel Nord (81%) (e anche all’estero (sempre più)) e allo spopolamento del Sud. 

E questo attesterebbe che dal dopoguerra i problemi sono rimasti i medesimi e rimangono le sfide che la Politica si propone di risolvere di governo in governo ma senza troppi risultati. Quindi, non facili da risolvere. Ma ora che siamo in una società della informazione, nulla è impossibile, aggiungerei.

Lo Svimez sostiene che I problemi nella distribuzione territoriale dello sviluppo nascono dal fatto che le tendenze attuali di sviluppo continueranno a comportare migrazioni interne al paese, dal Sud al Nord, con il conseguente spopolamento del SUD e la congestione delle aree settentrionali. E tali migrazioni comportano un ulteriore squilibrio perché a mancare saranno sempre le forze più giovani e quindi quelle dalla alta produttività.

Tra il 2002 e il 2021 il SUD ha subito una riduzione di quasi 808 mila under 35, di cui 263 mila laureati non riuscendo quindi a capitalizzare sul capitale formato a differenza di altre regioni e regalandolo ad altri sistemi produttivi di altri paesi e al nord Italia. Al 2080, lo Svimez prevede una perdita di oltre 8 milioni di residenti nel SUD. La popolazione del Sud, oggi pari al 33,8% di quella italiana, si ridurrà, invece, a circa il 25,8% nel 2080.

In altre parole, servirebbe modificare le condizioni di sviluppo produttivo affinché questo si possa distribuire razionalmente tra le diverse aree del Paese.

Il divario Nord-Sud non è solo una questione di distribuzione geografica, ma anche di disparità sul piano del contributo dell’industria. Nel SUD, l’industria ha registrato un notevole arretramento tra il 2007 e il 2022, con una diminuzione del valore aggiunto che si attesta 30%, rispetto al 5,2% nelle regioni centro-settentrionali. Questo divario diventa ancora più evidente confrontando i dati con quelli dell’Unione Europea a 27 paesi, dove il valore aggiunto industriale è cresciuto del 14%. Questo ha portato a un declino simultaneo nei sistemi industriali sia del Nord che del Sud, evidenziando le interdipendenze delle filiere che li legano e le difficoltà e le prospettive condivise.

Questo determina la necessità di ripensare sia le politiche di sviluppo economico e sociale sia quelle di localizzazione industriale. Questo potrebbe risolvere il fenomeno migratorio secondo direttive definite (costi aziendali e costi sociali) ed impedire spopolamenti ingiustificati di zone dove manca lo sviluppo.

Tra gli altri dati interessanti, da sottolineare che tra il 2° trimestre 2021 e il 2° trimestre 2023 i salari reali italiani hanno subìto una contrazione molto più pronunciata della media UE a 27 (–10,4% contro –5,9%), e ancora più intensa nel SUD (–10,7%). Nel 2022, l’inflazione ha, quindi, determinato un calo del 2,9% del reddito disponibile delle famiglie del Sud Italia, oltre il doppio del dato relativo al Centro-Nord (–1,2%). L’inflazione nel 2022 ha, quindi, eroso il potere d’acquisto delle fasce più deboli della popolazione. Per le famiglie meno abbienti il peso delle spese legate all’energia e beni alimentari è stato maggiore.

Lato situazione sociale, il SUD, secondo gli indicatori, è l’area del Paese caratterizzata dalle peggiori condizioni di salute. Quindi, dove c’è più sviluppo economico ci sono migliori condizioni di vita e conseguenti maggiori aspettativa di vita. Alle peggiori condizioni di salute dovute anche a carenti servizi in fatto di sanità si aggiunge un deficit nella dotazione di infrastrutture e servizi scolastici. Dai dati del Ministero dell’Istruzione, anno scolastico 2021-2022, emerge che solo il 21,2% degli allievi della scuola primaria nel Sud frequenta una scuola dotata di una mensa, il 53,5% al Centro-Nord; solo un allievo su tre (33,8%) frequenta una scuola primaria dotata di palestra nel SUD a fronte di quasi un allievo su due (45,8%) nel Centro-Nord.

Certo, alcuni problemi del Sud Italia, aggiungiamo noi, sono endemici, cronici e non si possono risolvere solamente con investimenti del governo e dell’Unione Europea. Non ci sarebbe una migrazione costante sia verso il nord che verso l’Estero ( ora sempre più ambito perché si punta a qualcosa di più corposo rispetto a quello che può offrire il Nord Italia che sempre Italia è ). Serve, in pratica, un piano massivo e strategico di azione a 10 – 15 anni: infrastrutture, industrie, internazionalizzazione, qualità istruzione, qualità sanità, limitare la corruzione, lotta all’evasione, etc.

In tal senso, investire in formazione di qualità, infrastrutture all’avanaguardia, etc. può generare un miglioramento dei servizi nella PA, la creazione di imprese che creano lavoro e occupabilità, migliori classi dirigenti e migliori affari commerciali con tutta l’Italia e con altri paesi. Ma non si può ignorare che ci sono dei problemi antropologici, culturali ed endemici legati al basso sviluppo economico come fenomeni di devianza sociale o analfabetismo ancora diffusi che limitano la competitività, la produttività, il commercio e il raggiungimento di standard in linea con altre regioni del nord Italia più avanzate che però sono facilitate dalla vicinanza geografica ad altre nazioni europee più sviluppate ed evolute come Germania, Francia, Svizzera ed Austria. In tal senso, e’ un fatto che all’aumentare della promiscuità geografica con tali nazioni il PIL delle Regioni del Nord Italia e Centro Italia aumentino così come i livelli di retribuzione ed occupabilità. Quindi, è indubbio che la Lombardia e altre regioni del Nord Italia godono di un vantaggio competitivo geografico che le permette di ottenere più opportunità di sviluppo economico e quindi anche di occupabilità. Le regioni con la più bassa promiscuità geografica / pochi confini geografici sono anche quelle che soffrono di più esperenziando minori rapporti commerciali e quindi minori opportunità di sviluppo dell’economia e quindi minori livelli di produttività. Per esempio: Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise, fanno chiaramente più fatica perché territorialmente sono penalizzate confinando con pochi territori, tra l’altro poco sviluppati. Con Sicilia e Sardegna un pò isolate. Tant’è che la Sicilia registra i maggiori tassi di emigrazione soprattutto verso l’Estero.

Guarda al caso il Rapporto Svimez negli anni pre pandemia riportava il PIL così distribuito: +0,3 Nord Italia, +0,0 Centro Italia, – 0,3% Sud Italia. Con un divario di 0,6% tra Sud Italia e Nord Italia.

Quindi, non un grosso divario se si pensa alla fisiologica maggiore concentrazione di imprese nel Nord Italia che però sembra essere solamente trainato dalla Lombardia oramai ( Lombardia che è sempre più deindustrializzata e un pò decaduta e che pagherà l’ascesa della digitalizzazione, siamo in una economia e società di servizi a tutti gli effetti ) e poco da altre regioni che sembrano essere un pò moribonde come nel caso del Piemonte che fino a qualche anno fa era un punto di riferimento per l’economia italiana mentre oggi è praticamente spento. La Lombardia e le regioni del Nord Italia potrebbero andare ancora più forte potenzialmente ( se uno presta attenzione ai dettagli ).

Certo, quando si analizza lo stato di salute di un economia, il PIL non può essere l’unico KPI da tenere in considerazione ma serve tenere in considerazione l’indice di sviluppo umano. Perché parametri economici potrebbero non fotografare realmente la situazione sociale e di sviluppo umano di un territorio. Quindi, serve fare analisi più approfondite e puntuali considerando tutti gli aspetti, anche quelli umani e sociali.

Magari più avanti ci lanceremo in tutto questo. Per adesso, abbiamo giusto condiviso delle considerazioni rispetto allo sviluppo economico e sociale del Sud Italia cogliendo l’occasione data dalla pubblicazione del Rapporto Svimez.

Qui l’elenco dei principali problemi legati allo sviluppo economico e sociale del Sud Italia:

Ecco un elenco dei principali problemi che il Sud Italia deve affrontare per risollevarsi sul piano sociale ed economico:

  1. Disoccupazione elevata: Il tasso di disoccupazione nel Sud Italia è notevolmente superiore rispetto al resto del paese, con un impatto negativo sulle famiglie e sulla qualità della vita.
  2. Scarsa competitività industriale: Le imprese nel Sud lottano per essere competitive a causa della mancanza di innovazione, investimenti in tecnologia e infrastrutture adeguate.
  3. Carenza di investimenti pubblici e privati: Il Sud Italia soffre di una cronica mancanza di investimenti pubblici e privati, limitando lo sviluppo di infrastrutture, istruzione, sanità e settori chiave dell’economia.
  4. Fuga di cervelli e giovani: Molti giovani nel Sud sono costretti ad emigrare verso il Nord o all’estero in cerca di migliori opportunità di lavoro e di vita, impoverendo la regione delle risorse umane necessarie per lo sviluppo.
  5. Corruzione e cattiva governance: La corruzione e la cattiva gestione nei settori pubblico e privato minano la fiducia degli investitori e ostacolano lo sviluppo economico sostenibile.
  6. Infrastrutture obsolete e carenti: Il Sud Italia soffre di infrastrutture obsolete e carenti, inclusi trasporti, energia, acqua e telecomunicazioni, che limitano la crescita economica e l’attrattività per gli investimenti.
  7. Settori trainanti insufficienti: Mentre l’agricoltura e il turismo sono importanti nel Sud, la regione ha bisogno di sviluppare settori trainanti più diversificati e ad alto valore aggiunto per garantire una crescita economica sostenibile.
  8. Divario Nord-Sud persistente: Il persistente divario economico tra il Nord e il Sud Italia continua a essere un ostacolo significativo allo sviluppo del Sud, con risorse e investimenti spesso concentrati nel Nord.
  9. Criminalità organizzata: La presenza diffusa della criminalità organizzata nel Sud Italia crea un clima di insicurezza che scoraggia gli investimenti e limita lo sviluppo economico.
  10. Accesso limitato al credito: Le imprese nel Sud Italia spesso trovano difficile ottenere finanziamenti dalle istituzioni finanziarie, limitando la loro capacità di crescere e investire in nuove opportunità.

Affrontare efficacemente questi problemi richiede un impegno coordinato da parte del governo, delle istituzioni locali, del settore privato e della società civile per promuovere riforme strutturali, investimenti mirati e politiche innovative volte a stimolare lo sviluppo economico e sociale nel Sud Italia.

L’eliminazione o abolizione del Reddito di Cittadinanza, da parte del Governo Meloni, che è sì stata una manna dal cielo per molti, ma altro non è che assistenzialismo massivo, comporterà problemi sociali ed economici nuovi per l’Italia, con forti conseguenze per molte aree del Nord Centro e Sud Italia. Il che è un male. Anche se è indubbio che tenere 3 milioni di persone a libro paga dello Stato senza aver correttamente implementato la politica di inclusione economica nel giusto modo con i navigator, ovvero favorire il reinserimento lavorativo immediato a breve termine, non può considerarsi accettabile e sostenibile lato spesa pubblica né utile nel medio e lungo termine. Nel senso, è una politica che serve ma va fatta e portata a termine nel giusto modo.

Reddito di Cittadinanza che è una conseguenza di come il lavoro viene retribuito in Italia. Salari bassi o condizioni di lavoro precarie o disumane generano Disoccupazione Volontaria. Nel senso che, a parità di condizioni, le persone realizzano che conviene stare a casa e non lavorare e quindi con il Reddito di Cittadinanza si riesce ad ottenere quello che serve per sopravvivere non rimettendoci fisicamente e cognitivamente. Il RDC va, in pratica, a colmare questa esternalità negativa prodotta dal mondo privato e pubblico del lavoro caratterizzati da salari bassi e nel privato da sfruttamento e salari miseri da lavoro povero nonché dall’assenza di lavoro in molte aree cosiddette a fallimento di mercato.

A minacciare il recupero del Sud Italia, si aggiunge la cosiddetta autonomia differenziata che non può che far male al Sud Italia condannandolo alla sua fine più di quanto i governi non abbiano già fatto.

Non vi nascondiamo, infatti, che senza tema di smentita i governi che si sono succeduti sono sempre stati più orientati verso il Nord Italia e poco verso il Sud Italia. E questo non ha fatto altro che mettere il problema Sud Italia sotto il tappeto. In tal senso, forse l’unico governo che ha agito per il miglioramento di tutta l’Italia nel suo complesso, indistintamente, è stato il Governo Giallo – Rosso.

The OE Team! Team Osservatorio Economia.