Le parole vuote dell’innovazione che non è innovazione. Le buzzword tossiche sull'innovazione che le aziende devono evitare come la morte per non fallire

16
Giu

L’Innovazione che non è innovazione. Il vademecum sulle buzzword tossiche della Pseudo Innovazione che le aziende devono evitare come la morte per non fallire

Cari amici, ben tornati a queste latitudini digitali dal vostro Davide Scialpi nel canale dell’Osservatorio Economia.

Era da tanto che volevo affrontare questo argomento, quello della innovazione e della comunicazione dell’innovazione stessa che le imprese praticano.

Sono anni, lustri che veniamo riempiti di cosidette overused words o buzz words nel mondo dell’innovazione delle aziende.

Vi starete chiedendo: ma cosa sono le buzzing words?

Sono parole buttate lì da gruppi di interesse per cercare di indirizzare il comportamento delle aziende verso propri interessi personali di business o professionali.

Negli ultimi anni ne abbiamo sentite e subite di tutti i colori. Alcune buzz word sono legate a pratiche altre a concetti o metodi. La cosa in comune che nessuna di queste porta a risultati. Anzi, portano tutte al flop.

Ne ho selezionate un paio per voi per riflettere un pò su questo sistema cinico e tossico di schemi comunicativi e di pratiche totalmente inutili per le imprese:

Ci liberiamo subito del Metaverso. Voi pensate che la gente vada in un mondo virtuale e che faccia di quel mondo la propria ragione di vita girando con degli occhiali pesanti con 40 gradi all’ombra?…ma chiaramente, no!…. Non ha molto senso. La gente popola internet per cercare informazioni per la propria vita e risolvere i propri problemi nonché soddisfare i propri bisogni, non per vivere in maniera virtuale. Non ha funzionato Second Life, figuriamoci il Metaverso. Quindi, bocciata. E’ inutile perdervi tempo. Solo chi non è concreto o chi è fuori dalla realtà pratica queste cose. Come esperto, non mi sono mai interessato.

I politici, che non sapevano nemmeno cosa fosse, hanno da subito sentenziato: bisogna regolare il metaverso. Poi, fortunamente, è arrivata GENERATIVE AI come un asteroide e fortunatamente ci ha portati via da quel mondo. Qualche gruppo di interesse aveva puntato sul metaverso finanziando anche Università per influenzare le imprese raccontando e pensando che sarebbe stato il futuro e c’ha rimesso la reputazione come azienda innovativa.

GENERATIVE AI ha con un colpo mandato in soffitta tutta la fuffa che girava da Metaverso, NFT, Industria 4.0, etc.

E quindi già capite che è la pervasività in termini di adozione di un innovazione che conta e non chi la propone. GEN AI è pervasiva, disruptive e vedremo tanti mondi ridimensionarsi, tra cui quello Universitario Italiano abituato a copiare ricerche fatte da altri (Americani), ora si ritroverà ad essere totalmente ignorato perché nozionismo e cose complicate non sono più di dominio esclusivo di apparati, ma accessibili a tutti facilmente. La richiesta di formazione diminuirà sempre più.

A queste latitudini, abbiamo già parlato del mondo Startup e Incubatori, ormai considerati sinonimi di fuffa, inganno, fallimento e truffa. Mentre gli Americani erano riusciti a capitalizzare su questo mondo. Oggi, quel mondo, vuoi perché era diventato moda e vuoi per la messa a disposizione di fondi, ha subito un crollo pesantissimo per via dell’eccesso di truffe e inganni che si sono generati. Il sistema è diventato pieno di finte aziende che si propongono con finte idee di business rivoluzionarie e finti round di seeding con un immagine tutta giovanile e zampillante per poi nascondere il nulla. I dati sul fallimento di queste aziende troppo spesso legate ai mondi di incubatori privati e universitari è ormai al 10 su 10. Questi stessi incubatori oltre a millantare risultati inesistenti con comunicazioni ingannevoli attraverso ranking falsi cercano di inserirsi nei capitali di queste aziende con i propri fondatori millantando grandi network o di fare consulenza pur non sapendola fare (uno che ha fatto l’head hunter-hr si metta a fare i caffè al bar, al massimo) e a vendere spazi di coworking (nulla di nuovo, affittare uffici, grande novità). E’ un pò così in tutto il mondo. Milano ne è piena, soprattutto nei quartieri periferici. Occhio, è un attimo ritrovarsi in mutande. Appena sentite Trasferimento Tecnologico scappate ( e se vedete che a proporvelo è qualcuno con la laurea in scienze politiche, li capirete che la question è ancora più grave di quanto possiamo immaginare e scappate a gambe levate..vi risponderanno: HO STUDIATO, EH!?..Anche se non so accendere il computer, USTI!!).

Green e Sostenibilità. Qui tocchiamo l’apice tra Green Washing e l’ideologizzazione della comunicazione dell’innovazione che segue ricerche non veritiere che dicono che se il prodotto è sostenibile vende di più. Falso, signori miei. Le persone non comprano i prodotti guardando alla sostenibilità di come il prodotto è stato realizzato, non sanno nemmeno da dove arriva, non lo considerano come elemento del valore primario scaturente dall’acquisto. I prodotti green non tendono a trovare grosso mercato, non c’è una richiesta folle.

All’ossessione green ci siamo arrivati anche per via degli obiettivi ideologici di alcune organizzazioni politiche che dai palazzi burocratici impongono regole folli che hanno portato alla chiusura di un numero incredibile di imprese in Germania e alla morte del manufacturing attraverso la politica tossica Industria 4.0 voluta da governi e università politecniche ideologizzate a sinistra ma mosse da interessi personali di profitto pronte a tutto per avere dei fondi e scatenate con imprese sotterranee rivendute come spinoff attraverso le quali si fingono addirittura inventori del tema con giornalisti di serie b compiacenti.

Quindi, dietro l’ossessione green ci sono gli interessi e le spinte di pressione di agenzie di pr che devono fare la comunicazione della sostenibilità, organizzazioni politiche che portano avanti le loro agende ideologiche nonché università ideologizzate a sinistra in cerca di fondi per la sopravvivenza ( in particolare i Politecnici). Questo mix è micidiale.

Rimangono sul tavolo delle parole tossiche da evitare come la peste o la morte: INTEROPERABILITA’ (non entriamo neanche nel merito, non abbiamo tempo da perdere), OPEN INNOVATION e l’ultima minkiata, scusate l’inglesismo, (la mia preferita..perché non ho capito bene cosa sia) MADE IN ITALY CIRCOLARE. Si sprecano convegni su queste parole fumose che arrivano chiaramente sempre dal mondo universitario o da aziende che non sapendo fare nulla ripetono cose accademiche fantasiose senza sapere dove vanno. Il male più assoluto. Per loro chiaramente che si cimentano in questo sport surreale.

OPEN INNOVATION presuppone anche ci sia una CLOSED INNOVATION che francamente non so cosa possa essere. Quindi, queste 2 cose non si sposano con la realtà. Piacciono alle università per nobilitare la loro esistenza per cercare di fare in modo che quello che loro fanno sia preso in considerazione. E quello che fanno è Startup, e convegni autoreferenziali accademici fatti con chatgpt.

La cosiddetta “open innovation” spesso non è altro che un modo elegante per esternalizzare il rischio, rubare idee a chi non ha potere contrattuale, e fingere collaborazione dove c’è solo estrazione.

“Circolare” è diventata la parola jolly. Tutto è circolare, anche ciò che gira a vuoto. Se poi gli aggiungi la parola Made In Italy davanti la truffa è servita. L’“ecosistema” non è un organismo vivo, ma una parata di stakeholder messi insieme in un PDF da presentare in un forum infrasettimanale in qualche villa pre-mortem della desolante Cernobbio. Domanda: ma chi è che ha tempo da perdere in settimana tale da doversi recare fino a Cernobbio per un forum su Made In Italy Circolare venduto come innovazione?

Ve lo dico io: nulla facenti, chi ha tanto, tanto tempo da perdere!. A Cernobbio, al massimo si va nel fine settimana per rilassarsi dopo una settimana di lavoro a Milano. Non durante la settimana.

Perché scelgono Cernobbio e non Milano?…per tenere i partecipanti tutti li e non farli scappare dopo che questi si accorgono che gli stanno propinando della fuffa che raggiunge livelli parossistici. Li ingabbiano: Che bello il lago di Como, state con noi tutto il giorno a guardare la natura!!! Vi piace l’ambiente? facciamo il MADE IN ITALY CIRCOLARE?…..Risposta: ma anche no! Non ti avvicinare e vai a lavorare!

A Milano hanno paura che se li sfanculino dopo 5 minuti!

Hanno fallito con l’Industria 4.0 ora tentano di riproporsi con nuovi slogan. L’unico obiettivo portare avanti i propri interessi e chissenefrega se poi le aziende falliscono per colpa loro.

Se le aziende ascoltano troppo mondi dell’irrealtà come quelli descritti, tra l’altro molto lenti. Diventeranno anch’esse così. E di certo non saranno innovazione. Ed è paradossale che in Italia chi propone queste robe siano apparati fondamentalmente parassitari e riconosciuti per malagestio e malaffare come le nostre Università. Come possono delle aziende stare ad ascoltare mondi parassitari che andrebbero chiusi o regolamentati?..è pazzia, vuol dire andare a schiantarsi, morire. Ed è quello che successo con la misura tossica industria 4.0 che ha messo in ginocchio il nostro sistema manifatturiero e produttivo. Per prendere i loro fondi, fanno chiudere le imprese private.

Perché diciamo che l’Università Italiana non è un riferimento? perché è cosi?..è molto semplice. Ha sempre copiato la ricerca americana, non ha mai inventato nulla, e forma infatti per andare all’estero, non per stare in Italia. In più, si tratta di ambienti molto chiusi nepotistici dove conflitti di interessi e politica regolano le dinamiche. Non è un caso che in Italia non sia mai nata un azienda innovativa o tecnologica al pari dei tech giant americanii. Perchè?..perché loro non propongono quello, loro usano l’università per fini personali e rimagnono al potere per 80 anni. Di conseguenza, il prodotto sarà sempre tendente allo zero. Soprattutto nei politecnici. Operati in conflitto di interessi, professiori ordinari (dipendenti pubblici) che operano come imprenditori con società di consulenza, dirigenti in conflitti di interessi, ranking truccati e comunicazioni ingannevolI per far credere di essere l’eccellenza e nascondere malaffare, uffici amministrativi parassitari con personale non qualificati rispetto ai contesti e le sfide di riferimento. L’AI li sostituirà.

Trump e JD Vance hanno ragione sulle Università e noi li supportiamo. Va ridimensionato questo sistema o ecosistema come piace dire a loro. Non tanto però quello Americano che secondo me funziona ma che magari può avere opinioni politiche su questioni geopolitiche che non piacciono a Trump. Mentre quello nostro, quello Italian, va ridimensionato è proprio approccio ministeriale, parassitario. Quindi, serve una profonda riforma per favorire l’innovazione. Laddove gli operati sono contrari al rispetto delle regole, laddove c’è mallaffare e malagestio, laddove si passa il tempo al bar a spese nostre per poi andare in giro a voler dire cosa devono fare gli altri. No, non si può più andare avanti così.

L’innovazione, in Italia, ha quindi il suono di un bando. E quindi non è innovazione. L’innovazione non vive di bandi legati a parole tossiche e fumose. Non parla il linguaggio dei powerpoint finanziati, dei report autoreferenziali, dei panel in cui tutti si danno ragione, dei burocrati di Bruxelles. L‘innovazione è nella realtà, non nella finzione. L’innovazione deve essere concreta.

Quando non basta più il 4.0, si spara un decimale in più. 5.0. X.0. Non si sa bene cosa significhi, ma suona aggiornato. Evoca manifattura, innovazione, orgoglio nazionale. Tutto insieme. Ma a volte sembra solo una bandiera agitata da chi teme di perdere il controllo sul futuro.

Queste parole aiutano il sistema a rimanere al comando pur essendo superato proponendosi come innovativo. E’ chiaro che è un gioco tossico che non sta più in piedi e va dribblato come abili ale destre o sinistre (ops, meglio evitare gli apparati della sinistra ideologica se no si rischia di fallire).

Chi innova davvero oggi in Italia sono: fondatori indipendenti, studi creativi, piccole imprese che costruiscono progetti senza chiedere permesso. Sono questi gli innovatori che non parlano il gergo giusto, ma creano valore reale.

Quando invece vedete un politico o una valletta o un prof. universitario proporre Innovazione vi starà parlando per interessi propri o di qualcun altro.

Perché smascherare il linguaggio truffa è un atto dovuto da parte nostra

Continuare a usare parole vuote senza metterne in discussione il senso equivale a legittimare un sistema che riproduce sé stesso, e non genera futuro e non fa creare valore alle imprese distruggendolo portandole alla morte.

Serve un nuovo vocabolario. Ma prima ancora, serve il coraggio di stare fuori dal vocabolario del mainstream di sistema per un po’. Di lavorare senza badge, senza sponsor istituzionali, senza l’approvazione degli “esperti di innovazione”.

Perché l’innovazione – quella vera – è ciò che mette in discussione l’esistente, non ciò che ci galleggia sopra con parole fumose e prive di senso.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia