[Emigrazione] La Lombardia è la regione italiana da cui si emigra di più all’estero (oltre 30.000 persone l’anno). Subito dietro le regioni del Nord Est. Tra le cause principali: salari bassi e opportunità professionali scollegate dalla formazione (scollegata dal territorio)

L’emigrazione è uno dei più grandi problemi dell’Italia. La perdita di capitale umano ha forte impatto sullo sviluppo economico e sociale del paese. Specie se a lasciare sono i più competenti e i più giovani.
In Italia a far registrare i più alti tassi e numeri in termini di emigrazione verso l’estero sono paradossalmente le regioni italiane che, nell’immaginario collettivo e nei dati, risultano essere più sviluppate ed economicamente competitive. Queste mostrano un saldo migratorio negativo verso l’estero. Lombardia e Nord-Est rappresentano le aree con il maggior numero di italiani che scelgono di trasferirsi in altri Paesi, trasformando la mobilità in un fenomeno strutturale e culturale.
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 (Fondazione Migrantes) e i dati ISTAT, la Lombardia da sola conta circa un quinto (1/5) dell’emigrazione totale italiana, mentre Veneto e le altre province del Nord-Est registrano flussi costanti e significativi verso l’Europa.
Lombardia, regione da cui si emigra di più: non è tutto oro quello che luccica.
Come sapete, nell’immaginario collettivo, la Lombardia, regione più popolosa d’Italia, viene dipinta e propagandata come regione economica più avanzata. Ma chiaramente questi numeri ci comunicano qualcosa di diverso.
Dati principali
- Espatri annuali (2024): circa 30.000 persone.
- Profilo demografico: giovani tra 18 e 35 anni, diplomati e laureati, spesso già inseriti nel mercato del lavoro.
- Destinazioni principali: Germania, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Spagna, paesi nordici.
Le Cause dell’Emigrazione
Fattori economici e professionali
- Competizione elevata sul mercato del lavoro: pur essendo la regione con il PIL più alto e dinamica d’Italia, le opportunità di carriera avanzata sono altamente selettive e spesso concentrate in pochi ambiti specifici.
- Turnover e limitata progressione rapida: le persone qualificate trovano difficile emergere rapidamente in ruoli di responsabilità o avanzamento professionale. La gestione dello status quo è molto forte.
- Salari bassi e condizioni di lavoro non ottimali: molti giovani e professionisti cercano Paesi dove il riconoscimento economico sia proporzionato alle competenze. I salari, nonostante vi siano opportunità, sono molto bassi.
Fattori educativi e formativi
- Opportunità di formazione internazionale: università e centri di ricerca europei offrono programmi, borse di studio e stage più competitivi rispetto alle offerte locali.
- Specializzazione e networking globale: la scelta di andare all’estero permette di costruire competenze uniche e contatti internazionali, spesso difficili da ottenere in Lombardia.
Fattori culturali e sociali
- Mentalità della mobilità: la Lombardia è una regione altamente urbanizzata e dinamica; partire è visto come una scelta normale per crescita personale e professionale.
- Riconoscimento sociale: molti giovani sentono che all’estero le proprie capacità e meriti siano più valorizzati.
- Pressione culturale per la “carriera internazionale”: aziende e famiglie spesso incoraggiano esperienze lavorative all’estero come fase naturale di sviluppo.
Fattori personali e di progetto di vita
- Progettualità individuale: molti partono per realizzare obiettivi personali, migliorare qualità della vita o vivere esperienze internazionali.
- Flessibilità geografica: i giovani lombardi tendono ad essere più disposti a trasferirsi per opportunità concrete.
- Bilancio tra lavoro e stile di vita: alcuni cercano all’estero contesti con minore stress lavorativo o migliori servizi sociali.
Università note ma con Ricerca e Formazione non allineata alle esigenze del territorio e delle imprese
Un altro elemento chiave è legato alla formazione. Molte università lombarde non risultano essere realmente allineate alle esigenze del mercato del lavoro locale e agli standard internazionali. La qualità può essere una qualità percepita, frutto di comunicazioni aggressive volte a creare un immagine esterna di eccellenza, ma non corrispondente alla realtà. I ranking privati che circolano non sono autorevoli e più volte sono stati truccati da Università. I giovani escono con titoli prestigiosi ma con poca preparazione e non adatta per le realtà professionali lombarde, e questo alimenta ulteriormente la spinta a cercare sbocchi all’estero.
Questo crea una lontananza dai fabbisogni aziendali. Ma rappresenta comunque un male di tutte le Università Italiane, in quanto le nostre Università sono più apparati e centri di potere volti a proteggere le posizioni che organismi formativi. E quindi gestione dello status quo. La ricerca è copiata dagli Stati Uniti e da altri paesi, per conseguenza formano un mindset per mondi differenti da quelli Italiani. In più, i professori delle università tecniche tendono anche a fare business privati. Questo frena la formazione di qualità.
Le Università sono scollegate dai territori e dalle reali esigenze di skill delle imprese. Propongono Ossessione Green, LGBT, Cina, India ma non sanno neanche dov’è Pavia e come risolvere i problemi economici e sociali locali.
Cultura, mentalità e approccio conservatore
Sul piano culturale, il nord Italia, da tanti anni, registra un approccio conservatore, dove innovazione, merito e valorizzazione dei talenti giovani non sempre trovano terreno fertile, nonostante proclami di superiorità. In questo contesto, molti percepiscono all’estero opportunità più meritocratiche e dinamiche, dove le loro competenze e la loro intraprendenza sono realmente valorizzate. Partire non è quindi un atto di fuga, ma una scelta strategica per realizzare progetti di vita e carriera che la Lombardia non sempre consente.
Crescente Deindustrializzazione e Servitizzazione
A questa pressione professionale si aggiungono fattori strutturali più profondi, spesso trascurati. La Lombardia sta vivendo una forte e crescente deindustrializzazione (indotta o fisiologica): settori produttivi storici, che una volta garantivano lavoro stabile e qualificato, stanno ridimensionandosi o scomparendo. Le intere società sono diventate sempre più società di servizi. Ma il mondo dei servizi è altamente competitivo e facile da replicare rispetto a quello industriale e la competizione, per via di internet, è globale. Questo riduce le possibilità di costruire una carriera locale solida e aumenta la percezione di insicurezza professionale.
Implicazioni
- La Lombardia perde una quota significativa di capitale umano qualificato.
- Il fenomeno indica debolezza economica, a prescindere dai dati del PIL, e alta mobilità e ricerca di crescita professionale internazionale.
L’emigrazione dalla Lombardia non è solo fuga dalla crisi, ma una scelta legata a:
- Competizione e limitate opportunità di carriera nel mercato locale.
- Ricerca di riconoscimento professionale e stipendiale all’estero.
- Formazione e networking internazionale difficili da replicare in Italia.
- Cultura della mobilità e progetto di vita personale, che spinge i giovani a cercare esperienze internazionali.
Nord-Est: mobilità come fase naturale della carriera
Dati principali
- Regioni principali: Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige.
- Profilo dei partenti: giovani adulti, diplomati e laureati, con esperienze lavorative consolidate.
- Destinazioni principali: Germania, Regno Unito, Svizzera, paesi nordici.
Dinamiche
- Ritorni limitati: negli ultimi anni i rientri non compensano le partenze → saldo migratorio negativo persistente.
- Progetti internazionali: la scelta di trasferirsi all’estero è spesso legata a opportunità di carriera e riconoscimento professionale.
Implicazioni
- Anche regioni con economia solida e buona qualità della vita non sono immuni dalla perdita di persone.
- La partenza è anche qui volta a trovare condizioni di lavoro migliori per vita personale e crescita professionale.
Le Conseguenze
- Capitale umano: perdita di giovani qualificati, con impatto su imprese e innovazione.
- Demografia: maggiore mobilità internazionale, con possibili effetti a lungo termine sul tessuto sociale ed economico.
- Società: crescita di comunità italiane all’estero, nuove reti transnazionali. La necessità di attirare migranti e persone da altre regioni e paesi per compensare
E’ importante evidenziare che c’è anche un forte flusso in uscita dal Piemonte e che in questa classifica vi rientrano tutte le regioni d’Italia. In misura decisamente minore il Lazio e il Sud Italia che tende più a spostarsi internamente. Il tutto può essere legato anche al fatto che le regioni del Nord Italia sono confinanti e molto più vicine al centro e nord europa e quindi anche più comunicanti con queste.
In altre parole, vista questa mobilità, ci sembra di capire che l’erba dei vicini sembra molto più verde della nostra.
Sintesi
- Lombardia: alta pressione, turnover elevato, salari bassi, formazione scollegata dal territorio, saldo migratorio negativo significativo → il motore economico spinge anche le persone più qualificate a cercare opportunità all’estero.
- Nord-Est: emigrazione per salari migliori→ flussi continui verso l’Europa, ritorni limitati.
- Trend comune: partono persone tra 18 e 34 anni, diplomati e laureati, alla ricerca di crescita professionale e riconoscimento sociale.
La fuga verso l’estero dalla Lombardia e dal Nord-Est, specialmente dalle aree meno competitive, è la più alta e indica una debolezza economica a prescindere dai dati del PIL, ma espressione di alta mobilità, competizione e aspirazioni internazionali. La sfida per il futuro è capire come trasformare questa mobilità in risorsa, mantenendo legami con chi parte e valorizzando le competenze acquisite all’estero. In sintesi, la fuga di giovani e professionisti dalla Lombardia e dal Nord Est verso l’estero non è solo il segno di un mercato competitivo, ma il risultato di un insieme di fattori strutturali, culturali e formativi.
Team Osservatorio Economia
