AfD vince in Sassonia. L'ultradestra Tedesca porta l'Europa in un percorso di cambiamento inevitabile

Scenari Politici Europei
7
Set

[Scenari Politici Europei] AfD vince in Sassonia. L’ultradestra Tedesca porta l’Europa in un percorso di cambiamento inevitabile. Berlino e Bruxelles davanti ad un bivio

AfD, l’ultra destra Tedesca, vince in Sassonia. Tremano Berlino e Bruxelles

Il terremoto politico che sta scuotendo la Germania in queste ultime ore e che noi di Osservatorio Economia vi abbiamo preconizzato e predetto arrivare in anteprima ha un epicentro preciso e una portata destinata a ridefinire i confini della storia europea recente.

Con il trionfo dell’AfD in Sassonia di ieri o di oggi e il netto affermativo registrato a Magdeburgo, i pilastri del vecchio establishment continentale tremano fragorosamente. Non siamo di fronte a una semplice vittoria elettorale periferica, ma al capitolo finale di un intero modello di governo: la bancarotta politica di quella tecnocrazia globalista che per anni ha imposto agende economiche e visioni ideologiche senza passare per il vaglio reale del consenso popolare.

Il voto sassone certifica la fine di un’era. La Germania scarica l’establishment

Sotto i colpi di un’onda sovranista e identitaria che non accetta più di essere ridotta a mera spettatrice delle proprie sventure economiche e sociali, barcollano i dogmi e i totem intoccabili del sistema. CDU ed SPD ridotti a percentuali irrisorie. Il rifiuto del bipolarismo e la messa in stato di accusa dell’Unione Europa, ormai un leif motiv, che va avanti da ormai tanti anni si ripresenta e ripropone nuovamente anche nella serafica e paziente Germania che guida la stessa Unione Europea da sempre.

Cala, quindi, anche il sipario, non solo sull’establishment tedesco ma anche su quello europeo e quindi anche sui nostri vari Mario Draghi, Enrico Letta e Mario Monti, alfieri di quell’austerità ortodossa e di quel riformismo calato dall’alto che hanno smantellato il tessuto produttivo della classe media europea. E si consuma lo sfaldamento politico dei massimi vertici di Bruxelles e Francoforte – da Ursula von der Leyen a Christine Lagarde – la cui architettura di potere, fondata su transizioni forzate, burocrazia asfissiante e distacco siderale dai territori, si infrange contro la realtà della contestazione popolare delle aree interne Tedesche stanche del sistema e quindi del bipolarismo.

In altre parole, cala il sipario sul sistema, ovvero su i simboli massimi dell’austerità economica, della finanza internazionale e della governance europea calata dall’alto (da Draghi e Monti fino ai vertici di BCE e Commissione UE), rendendoli i veri sconfitti morali del terremoto politico tedesco. Alcuni di loro sono già fuori ma rappresentano ancora voci influenti.

La vittoria dell’AfD in Germania non è solo un avviso di sfratto alla classe dirigente berlinese, ma un atto d’accusa diretto contro l’intera oligarchia europea compatta, contro il crollo della produzione industriale, contro scelte che bloccano le economie. I cittadini, stretti nella morsa della deindustrializzazione, dell’inflazione e di costi dell’energia folli, hanno deciso di voltare pagina, spazzando via la retorica dei “competenti” indicati dai sistemi che ha umiliato la sovranità delle nazioni.

In questo scenario di ridefinizione radicale, le figure simbolo del cosiddetto “sistema” subiscono e subiranno un inevitabile progressivo ridimensionamento politico:

  • I tecnocrati del rigore e della finanza sovranazionale perdono la centralità decisionale che per decenni ha permesso loro di indirizzare le politiche economiche di interi Stati membri senza passare per il vaglio diretto del consenso popolare.
  • Gli architetti dell’asse franco-tedesco e del riformismo istituzionale vedono sbiadire la propria influenza, incapaci di intercettare il disagio sociale ed economico delle fasce produttive e operaie colpite dalla deindustrializzazione.
  • I vertici delle istituzioni comunitarie subiscono la delegittimazione di una linea politica percepita come distante dalle istanze reali dei territori, schiacciata tra vincoli di bilancio stringenti e transizioni ecologiche imposte dall’alto.

Non è un caso che Draghi abbia lanciato il suo think tank “Rhein” qualche giorno fa. Nulla è lasciato al caso nel mondo istituzioanle. Un atto che attesta l’esigenza di cercare di rimanere rilevante. Ha capito che stava arrivando uno tzsunami.

Si apre così una fase di transizione tumultuosa e imprevedibile. L‘Europa, per quanto ci riguarda, si trova di fronte ad un bivio epocale: o l’establishment prende atto della propria irrimediabile sconfitta storica e prova a seguire ciò che il popolo chiede o si ritira dalla scena, oppure il muro eretto a difesa dei vecchi privilegi crollerà del tutto, travolto da una domanda insopprimibile di cambiamento radicale.

Oggi, dalla Sassonia, il messaggio è stato inequivocabile: il conto alla rovescia per i custodi del vecchio sistema è ufficialmente iniziato.

La partita ora si sposta su Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Se anche qui AfD dovesse vincere, per l’europa si aprirà un profondo ed inevitabile periodo di cambiamento.

Non crediamo ci sarà la scomparsa o la distruzione dell’Europa e quindi dell’Unione Europea come paventa qualcuno. Nessuno la vuole, neanche AfD. Questo genere di scenari catastrofistici vengono spesso utilizzati dai politici per evitare che forze populiste vadano al potere. Ma di certo un ripensamento della stessa perché trattasi di un organizzazione strutturata in modo pessimo:, un Frankestein: una moneta comune, una bandiera comune, ma stati che fanno politiche proprie, parlano lingue diverse e una commissione europea composta da non si sa bene chi che decide per questi paesi.

Gli Stati Uniti d’Europa sono una cosa che ha senso ma se non verranno mai fatti, la configurazione dell’UE per come è strutturata presenterà sempre nuovi e medesimi problemi.

Ed è propio in questa falla che si innesca il nazionalismo. La non perfezione dell’Unione Europea come entità politica istituzionale dal punto di vista strutturale organizzativo.

L’avanzata dell’AfD spinge l’intera Unione verso un bivio storico: subire una frammentazione continua ed irreversibile o riformarsi radicalmente per sopravvivere alla morsa dei blocchi geopolitici globali.

La fine di un’epoca dominata da equilibri immutabili e da una classe dirigente autoreferenziale apre una fase di profonda incertezza, in cui la tenuta del progetto comunitario è affidata alla capacità di assorbire una trasformazione politica che non ammette più mezze misure e che vedrà nomi nuovi e un sistema meno protagonista.

Quali implicazioni per l’Italia?

La destra estrema in Italia non c’è realmente. Quella di Vannacci è una versione soft dell’AfD che sicuramente potrà crescere da qui alle elezioni del 2027. Per conseguenza, non pensiamo potrà raggiungere quote del 44% come in Germania ma sicuramente queste elezioni tedesche scateneranno narrative simili anche nel bel paese. Il punto è però che la Destra è già al Governo in Italia con partiti comunque che cavalcano da una vita e costantemente il problema dell’immigrazione come Salvini e Meloni, per conseguenza si creano dei blocchi fisiologici all’ascesa di forze simili.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia.