[Scenari Politici] LA MELONI VUOLE LA PUGLIA: Dopo Brindisi e Lecce, prova a prendersi anche Bari e Taranto con un Antonio Decaro in fase di rodaggio e sotto le attese

Giorgia Meloni punta a conquistare la Puglia
1
Set

[Scenari Politici] LA MELONI VUOLE LA PUGLIA: Dopo Brindisi e Lecce, prova a prendersi anche Bari e Taranto, con un Antonio Decaro ancora in fase di rodaggio e sotto le attese. Il Governo Meloni diventa il governo più longevo della storia della Repubblica.

Il conto alla rovescia verso il 2027 non è più un esercizio da cronisti parlamentari: è il perimetro stretto entro cui si decide la tenuta del ciclo politico italiano. Con un quadro nazionale che vede il blocco del “Campo Largo” avanzare nei sondaggi rispetto al centrodestra e la mina vagante rappresentata dall’ascesa di Roberto Vannacci (capace di logorare e spaccare i flussi tradizionali della destra e della Lega) Giorgia Meloni sa di non poter contare unicamente sulla gestione ordinaria di Palazzo Chigi.

Per blindare la prospettiva nazionale e neutralizzare l’alternativa progressista, strappare la Puglia alla sinistra è diventata l’azione più forte.

Non è un obiettivo emergente, ma un’ossessione strategica coltivata dal primo giorno d’insediamento al governo, saldata indissolubilmente al rapporto di ferro con Raffaele Fitto che è in cabina di regia.

La Puglia non è una regione contendibile come un’altra: è stata per 20anni il fortino inespugnabile, il laboratorio e il politico-amministrativo del centrosinistra insieme con l’Emilia Romagna e la Toscana. Sradicare il potere rosso da quel territorio significa tagliare i viveri simbolici e materiali all’asse progressista nazionale, dimostrando che nessun bastione è al sicuro.

È per questo che la pressione sul territorio non si è mai fermata un solo istante. Dalla testa di ponte di Brindisi (aperta e legittimata sul piano globale dal G7 di Borgo Egnazia) al radicamento nel Salento con la riconferma di Adriana Poli Bortone a Lecce, fino alla partita industriale e di sovranità aperta su Taranto attraverso la leva strategica dei Giochi del Mediterraneo, l’esecutivo ha costruito una vera e propria tenaglia. Le estati trascorse nei borghi della Valle d’Itria non sono che la cornice di una normalizzazione istituzionale che culmina nel segnale plastico del 4 settembre al porto di Bari: festeggiare il record di longevità del governo con 1413 giorni in carica esattamente nella capitale amministrativa e nel feudo di Antonio Decaro e Michele Emiliano con tanto di slogan conservatore alla Theresa May: STABLE e STRONG. Stabile e forte. Un tentativo di azione simbolica e dimostrazione di forza nella casa degli avversari e quindi della sinistra.

Nel momento in cui il 2027 si avvicina e il fronte conservatore rischia logoramenti interni, la conquista della Puglia diventerebbe per Meloni molto più di una vittoria locale: l‘atto fondativo della sua egemonia, la prova di forza definitiva per dimostrare che l’asse del potere nel Mezzogiorno è definitivamente cambiato.

Certo, i 4 anni del Governo Meloni non sono stati anni di azione dirompente e si fatica a ricordare di politiche economiche e sociali incisive. Il Governo Meloni si insedia dopo il covid in un momento di rilancio e nonostante il vento in poppa non sembra aver prodotto grossi risultati. Il percepito è di inconsistenza. Figlio anche della voglia di non rischiare al fine di non farsi impallinare dall’opposizione.

La stabilità è quindi un fatto reale ma la tanto attesa crescita non c’è con un PIL sempre sotto l’1% da 3 anni, con un produzione industriale tramortita dal costo dell’energia e un inflazione crescente che impatta sui consumi e salari fermi rispetto alla media europea.

Tutto questo avviene quando Decaro s’è insediato da 8 mesi performando decisamente sotto le attese o, se volete, ancora in fase di rodaggio: i problemi della Sanità e gli scontri col governo, i problemi con i dirigenti da lui stessi dichiarati (che però ha anche in parte riconfermato. Qui c’è un corto circuito: se li critica e poi li riconferma con la proroga, c’è qualcosa che non torna), le dimissioni della Assessora per le case vacanze e ancora poche idee chiare su quello che farà concretamente sia sul piano economico che del lavoro.

Da lui, in Puglia si aspettavano e si aspettano un cambio totale rispetto al passato e il Decaro sindaco di Bari che fa il Sindaco della Puglia ma i fatti dicono che a 8 mesi di distanza dall’insediamento sembra esserci stata una gestione delle istituzioni più da club privato di Bari Poggiofranco tra lui e chi c’era prima. Le nomine poi di alcune partecipate non convincono e vanno contro il suo slogan Tutta La Puglia che sembra essere più un Tutta La Bari e addirittura presi da altre regioni come l’Abruzzo (che non è di certo la Silicon Valley o la City di Londra). Un azione che deve ancora decollare anche con il predetto caso dell’assessora delle case vacanze, Starace, (che ha dovuto dare le dimissioni).

Segnaliamo poi quella storia che vi abbiamo condiviso sull’uso surreale e improprio da parte di un privato, che è anche nel contempo dipendente pubblico di un ente Milanese (in crisi di iscritti), della Comunicazione Promozionale Istituzionale della Regione Puglia per promuovere propri interessi personali-commerciali in altri enti in cui è a capo, durante il Vacatio Legis. Qui trovate la questione: questione. La Regione non ha dato seguito alle nostre istanze pubbliche di chiarimento che trovate testè nella nostra segnalazione. E rileviamo che la presenza di questo signore, dipendente pubblico, continua ad essere presente con le sue società private nei rapporti con la regione su altre ambiti e lo è stato anche negli anni precedenti. Qui capite bene che la cosa diventa molto significativa e da monitorare con estrema attenzione perché si tratta di risorse pubbliche e di una gestione estremamente ombrosa e opaca visti i conflitti di interessi rilevati dati anche dalla matrioska tra pubblico e privato che questo signore ha creato con i suoi compagni di colazione e che danneggia stato, mercati e concorrenza.

Mentre la partita delle Regionali era difficilissima da vincere perché la forza di Decaro era legata al suo successo personale elettorale, per le nazionali la partita si sposta sull’opinione pubblica e meno sui candidati già forti e quindi più contendibile. Bisognerà vedere quindi come performerà il Centrodestra con un Vannacci in ascesa ma anche se il Centrosinistra avrà candidati validi per resistere agli attacchi. Molto dipenderà da come Decaro performerà nei prossimi mesi, da quando e da quanto cambierà verso perché la discontinuità non sembra esserci stata con l’amministrazione Emiliano. Deve cambiare marcia e accellerare. Al momento non sembra entusiasmare e brillare.

Certo è che la Meloni teme molto di più Decaro che la Toscana e l’Emilia Romagna o i cinquestelle. Per il centro destra, la Puglia non è pensabile come Regione di sinistra. E Bari è quindi una città scelta di proposito per la dichiarazione di guerra del centro destra Meloniano al centro sinistra che ha come sua roccaforte la Puglia.

Parte da Bari, dunque, la lunga campagna elettorale delle Politiche 2027. Questo è il fatto rilevante.

Vediamo come evolvono queste situazioni: se la strategia Fitto-Meloni produrrà effetti, se Decaro riuscirà a chiudere col passato e quello che non va evidentemente bene e settare correttamente la macchina amministrativa e se, quindi, la Sinistra sarà in grado di difendere il proprio feudo dagli attacchi della destra.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia