[Analisi] L’Economia di Milano è ferma: Servizi al palo. Università in crisi di iscritti. Bolla immobiliare. Percezione di insicurezza

Cari amici dell’Osservatorio Economia, bentornati a queste latitudini e un saluto dal vostro Davide Scialpi.
In questo approfondimento, analizziamo l’Economia di Milano per capire dove il Capoluogo della Lombardia si trova da questo punto di vista ed avere una fotografia chiara di dove sta performando bene e dove invece sta performando meno bene.
La performance economica non brillante di Milano nel 2024
Secondo i dati recentemente pubblicati recentemente, Milano ha registrato una crescita economica deludente nel primo anno ufficiale post-Covid, il 2024, con un incremento del PIL limitato a un modesto +0,4%.
Questa frenata è attribuibile a diversi fattori:
- Settori in difficoltà: Milano, con la sua forte specializzazione in comparti come il lusso e i servizi alle imprese, ha sofferto. Il lusso è ancora in crisi, mentre i servizi risentono di una crescente “commoditizzazione”, risultato del passaggio strutturale da un’economia industriale a una basata sui servizi.
- Domanda estera debole: Le esportazioni hanno registrato un calo del -1,4% nei primi nove mesi del 2024, riflettendo la fragilità del contesto globale.
I dati quindi sono risultati non molto esaltanti. L’economia di Milano è chiaramente ferma. Il +0.4% vuol dire essere bloccati.
Questi dati suggeriscono alcune riflessioni importanti:
- La perdita di competitività in settori chiave, come i servizi, richiede interventi mirati in termini di innovazione e investimenti.
- La dipendenza dai mercati internazionali rende Milano vulnerabile alle turbolenze economiche globali.
- La crescita contenuta del PIL potrebbe segnalare difficoltà strutturali o un esaurimento della spinta post-pandemica.
- La difficoltà nel reperire personale qualificato rischia di frenare la capacità di crescita nel lungo termine.
- Analizzando le cose in maniera più specifica, è chiaro che Milano sta pagando molte crisi legate ai suoi business principali:
I problemi strutturali dello Sviluppo Economico di Milano: Università in crisi di iscritti, bolla immobiliare e smart working
La crisi delle università milanesi
Uno dei problemi più pesanti è quello del calo degli iscritti nelle università di Milano. Questo ha un forte impatto sullo sviluppo economico della Città. Dal 2020 a oggi, si stima una perdita di oltre 20.000 studenti tra le Università Milanesi. Questo fenomeno interessa Università come la Statale, il Politecnico di Milano, Bocconi, Cattolica, IULM e Bicocca, e deriva da una serie di fattori:
- Costo della vita elevato: Milano è una delle città più costose d’Italia, con affitti e prezzi al consumo alle stelle.
- Airbnb e overtourism: La “Airbnbizzazione” della città rende sempre più difficile trovare alloggi a prezzi accessibili, sia per gli studenti sia per i lavoratori.
- Crescita delle università telematiche: Queste stanno sottraendo quote di iscritti alle università tradizionali e soprattutto a quelle private, offrendo percorsi più economici e flessibili.
- Opportunità ridotte: Le difficoltà economiche generali e l’abbassamento dei salari stanno rendendo meno attraenti le prospettive post-laurea.
- Università non più competitive e in linea con le evoluzioni della formazione e quindi non in grado di attrarre le nuove generazioni.
Questo calo degli iscritti ha conseguenze economiche significative: calo drastico dei consumi, calo della domanda immobiliare e ridotta attrattività per le fasce più giovani più incline a fare progetti di vita e quindi a fare investimenti a medio e lungo termine sulla Città.
Come potete notare, abbiamo escluso dalle cause il Calo Demografico perché altre Università hanno raccolto e capitalizzato su questi iscritti che non hanno più optato per Milano. Quelle di provincia e quelle del Sud. Quindi, non è un problema demografico come ci vogliono far credere dalla Bocconi o dalla Bicocca. Non è una città che scompare, come dicono loro, per il calo demografico che caratterizza l’Italia. Ma è solamente una proposta di valore che a fronte del sacrificio che richiede per essere vissuta non conviene o non è fattibile. Per conseguenza, chi prima sceglieva Milano adesso va altrove scegliendo altre Università.
La bolla immobiliare
Il mercato immobiliare di Milano è diventato estremamente speculativo. Gli affitti e i prezzi di vendita sono ormai fuori portata per molti, nonostante la qualità media degli immobili non giustifichi tali costi. Questo fenomeno contribuisce a un’invecchiamento della popolazione, allontanando le nuove generazioni e trasformando Milano in una città sempre più esclusiva, riservata a turisti, ricchi e anziani e a forti turnover di lavoratori che vi risiedono per poco tempo.
L’impatto dello smart working
Il diffuso utilizzo dello smart working, con molte aziende che adottano modelli ibridi (due giorni in ufficio e tre da remoto), sta riducendo drasticamente i consumi in città. Settori come i trasporti, la ristorazione e il commercio stanno risentendo di questa nuova normalità a livello di introiti che vengono a mancare soprattuto nelle aree non turistiche e in quelle che un tempo erano dedicate al mondo del lavoro. Il nuovo modo di concepire la vita lavorativa impatta pesantemente sull’economia Milanese con forte incisione sul mondo degli affitti e l’acquisto di nuove case nel centro urbano. In altre parole, al cambiare della vita lavorativa cambiano anche le scelte di consumo e di investimento. I pendolari preferiranno evitare di fare il passo di trasferirsi stabilmente nel centro urbano per la vita alienante di Città scegliendo rimanere nel luogo di origine per opportunità di miglioramento della qualità della vita e risparmio di costi. Fra i residenti non nativi, chi, potrà rimanere nella città di origine o nella casa al mare appena potrà lo farà. Per 50 anni, Milano ha basato la propria economia su questo. Se dall’oggi al domani le cose cambiano, non è facile riprendersi. Ovvero, se la tendenza diventa lavorare per Milano ma rimanendo a Pavia o addirittura a Bari o a Reggio Emilia o a Cornaredo, Milano perde tanto in termini di consumi e investimenti. Lo Smart Working è ciò che sta colpendo di più il mondo dei servizi e quindi lo sviluppo economico del capoluogo Meneghino.
Inoltre, il calo della frequentazione degli uffici riduce anche la domanda di servizi aziendali come affitti di uffici, etc, ed influisce negativamente sull’indotto legato al lavoro d’ufficio, dai trasporti pubblici ai negozi nelle vicinanze dei posti di lavoro.
Il mondo degli eventi e il cambiamento delle abitudini
Un altro settore colpito è quello degli eventi, che comprende fiere, congressi e iniziative legate al business. Quindi, turismo d’affari, congressuale e dell’intrattenimento. La pandemia ha accelerato l’adozione di meeting ed eventi virtuali, che consentono di ridurre costi e tempi e coinvolgere un numero più ampio di persone senza sforzi. Gli eventi di grandi dimensioni, tranne le partite di Calcio, sono sempre meno e diventano un lusso per chi arriva da vicino Milano. Questo cambio di paradigma penalizza alberghi, ristoranti e altre strutture legate al turismo d’affari nonché enti volti a fornire formazione professionale e superiore, riducendo significativamente i flussi di persone in città.
Quello che comprendiamo è che l’overtourism non riesce a coprire questi downfall nonché che il trend della perdita di iscritti alle Università continuerà ad impattare lo sviluppo economico di Milano, essendo questo uno dei business principali su cui si regge la Città. Se non il principale.
C’è anche da dire che per anni Milano ha perseguito un attività di overselling attraverso i media, tutti presenti su Milano proponendola come super top esclusiva. Questo ha contribuito a renderla meno accessibile e meno competitiva perché si tratta di un overpromotion che la rende bella ma non percorribile. Della serie: chi è causa del suo male (ovvero del proporsi come superiore o esclusivo) pianga sé stesso. E’ un pò come in discoteca, nei privé ci entrano in pochi.Ma se il privè non è granché ad un certo punto la discoteca chiude o perde incassi.
Quindi?..quindi serve rivedere un sacco di cose e ricostruire un percorso più strutturato e coerente e serio non disegnando la città diversa da quella che è. Milano non è Londra. Milano deve essere Milano. Il mondo media l’ha sempre venduta come altro da sé consciamente o inconsciamente.
Ultimo ma non ultimo, Il crescente senso di insicurezza: Milano e il primato dei reati
Negli ultimi anni, a pesare sull’attrattività di Milano non è solo la crisi economica e il costo della vita, ma anche un crescente senso di insicurezza che si respira tra i cittadini. Secondo i dati più recenti, il capoluogo lombardo detiene il triste primato di capitale italiana dei reati, con migliaia di episodi ogni anno tra scippi, rapine e furti in abitazione. Il capoluogo lombardo si conferma maglia nera con quasi 7mila reati denunciati ogni 100mila abitanti nel 2022.
Questa situazione ha un impatto profondo sulla qualità della vita e sulla percezione della città, soprattutto per chi arriva da fuori, come studenti e lavoratori. La microcriminalità diffusa, le aggressioni nelle zone centrali e periferiche e l’aumento di episodi di violenza hanno alimentato una sensazione di precarietà che può scoraggiare investimenti e nuovi ingressi nella città.
A farne le spese non sono solo i cittadini, ma anche il tessuto economico: i commercianti subiscono danni diretti, il settore turistico può risentirne, e l’attrattività della città agli occhi di aziende, potenziali studeni e professionisti-lavoratori rischia di diminuire.
Se Milano vuole mantenere il suo status di polo economico d’eccellenza, è fondamentale affrontare questi problemi con con misure efficaci: università moderne, enti pubblici meno burocratici, regolamentazione del mondo immobiliare, spazi per gli eventi più avanzati tecnologicamente, più internazionalizzazione delle attività, più sicurezza nelle strade, meno overselling, maggior presidio delle forze dell’ordine e un piano strategico per migliorare la vivibilità urbana. Perché senza sicurezza, nessuna grande città può prosperare davvero.
Il punto di forza rimangono la metropolitana e i trasporti. Milano è ancora ferma agli anni 80. Non ha mai voluto rinnovarsi in tempo. L’ambiente è troppo conservatore. E i migliori scappano via all’estero. Tretorri e Gae Aulenti sono arrivate troppo tardi quando gli uffici e i grattacieli non sono più importanti, quando ormai servono a poco in un mondo che s’è digitalizzato improvvisamente.
Il voto che diamo a Sala è un bel 4! Ha una Ferrari in mano e la gestisce come una Fiat 127. Il Management non è il suo forte.
Davide Scialpi, Direttore dell’Osservatorio Economia.
