La misura tossica “Industria 4.0-Transizione 5.0”: il fallimento Tedesco che può far cadere la Meloni.

Un saluto a tutti dal vostro Davide Scialpi e ben ritrovati a queste latitudini digitali.
Sono passati oltre 2 anni e 1/2 dall’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e fino a questo momento il Governo ha tenuto senza correre grandi rischi.
I sondaggi, poi, sembrano sorridere a FDI. L’operato s’è chiaramente caratterizzato per una serie di azioni e politiche di destra che rompono fortemente con il passato.
Gli unici scossoni registrati sono più legati alla Gestione delle Istituzioni con il Caso Sangiuliano.
L’opposizione non ha creato, poi, grossi grattacapi al Governo. E’ sembrata poco reattiva. Forse, per via del successo ottenuto alle Europee che compensa la sconfitta a livello nazionale e l’ammansisce.
Le elezioni regionali hanno portato ad un sostanziale pareggio o vittoria di misura del Centro Sinistra che non è riuscita a recuperare la Liguria e terreno al Nord Italia e che quindi non impensierisce più di tanto il Centrodestra.
La Meloni ha quindi davanti a sé praterie immense e la possibilità di rimanere in carica fino alla fine e pregustare una rielezione al prossimo giro elettorale nazionale.
E’ chiaro però che, per la Meloni, da qui in avanti i giochi si faranno sempre più duri. E molti si chiedono cosa potrebbe far cadere il Governo Meloni.
Le opposizioni, gli apparati e le azioni dei gruppi di interesse si faranno sentire. Manovre nascoste invisibili che possono arrivare da mondi insospettabili, soprattutto quello delle Lobby del mondo economico e degli apparati adiacenti.
In altre parole, la Meloni potrà iniziare a correre dei rischi a livello politico governativo con erosione del consenso e perdita del potere.
Oltre a classici rischi da gestione delle istituzioni che potranno essere gestiti con la cacciata del Ministro del caso potranno verificarsi rischi sistemici. Tra questi, c’è il Crollo dell’Economia.
Il crollo dell’Economia
A queste latitudini, tra i rischi sistemici che intravvediamo all’orizzonte per la Meloni e il suo governo c’è quello di cadere per via del crollo dell’Economia Italiana che è ancora troppo debole e non performa rispetto alle attese.
Il dato che attesta il 23°esimo mese di calo consecutivo della Produzione Industriale è estremamente preoccupante. Ed è’ un segnale che preannuncia tale crollo a prescindere dai dati di rimbalzo occupazionali temporanei figli della rimozione del reddito di cittadinanza.
Come spiegatovi in altre analisi, questo calo consecutivo è da attribuirsi al crollo della Germania e all’adozione delle misure Industria 4.0 (Industria 5.0 – Transizione 5.0. Misure ideologiche Green categorizzate dall’AFD Tedesche come cause letali e tossiche della caduta che sta affliggendo il mondo Tedesco sul piano economico e sociale e che sta avendo evidentemente effetti anche sul Nord Italia produttivo.
In Italia, questa misura fu introdotta da Calenda nel 2017 e portata avanti anche da altri governi successivi di segno politico diverso. Più che altro per rispondere ad una logica di compiacenza rispetto agli interessi di apparati.
All’atto pratico, questa misura si sta rivelando però una misura altamente tossica anche per il mondo industriale Italiano.
Se da un lato nel breve, questa misura può assecondare i voleri e i desiderata di alcuni gruppi di potere e di interesse e quindi portatrice di consenso facile da apparati. Dall’altro, porta ad esternalità negative nel medio e lungo termine per l’economia reale con il crollo della domanda di prodotti che non vengono comprati dai mercati e il licenziamento di personale. Un mix tossico che porta al collasso improvviso dell’economia, sia dei consumi che degli investimenti. E la Germania ha rappresentato e sta rappresentando un caso negativo di studio a riguardo.
Ora, lato Italia, la misura ‘Industria 4.0 e Transizione 5.0 ( o rinominata anche X.0) è propria arrivata nel momento più pesante ( il medio e lungo termine, rispetto al 2017), dove si genererà il collasso improvviso dell’Economia così come successo in Germania.
La Germania l’ha già sperimentato perché era stata la prima ad implementarla.
Ora, tocca all’Italia. Che come al solito copia le cose da altri paesi (senza sapere cosa sta facendo e quali sono le implicazioni di quello che si fa) affidandosi ad apparati pubblici e pseudo tecnici pronti a tutto ma che vogliono ritorni nel breve.
Con la caduta del mondo industriale (ormai imminente), cadrà il mondo dei consumi e dell’occupazione e la misura industria 4.0 – Transizione 5.0 accelera questo processo: crisi dei consumi e crisi occupazionale strettamente interrelate in loop.
Quella che si pensava essere una strategia di produzione rispondente ad una pseudo richiesta di prodotti sostenibili e eco-friendly (creata tramite PR e propaganda ideologica di apparati e gruppi di interesse) s’è rivelato un bagno di sangue per il paese più produttivo di Europa.
Ora, questo scenario si sta palesando anche sull’Italia in tanti modi.
In tal senso, dobbiamo riconoscere che la Meloni ha avuto quella lucidità di non farsi condizionare dagli interessi da apparato in tempo rendendo più complicata l’adozione delle misure Industria 4.0 (5.0 o X.0) – Transizione 5.0.
Il punto, però, è che questa misura non è stata rimossa del tutto. E qui nasce il problema.
Per evitare i rischi di un collasso dell’economia che sarà attribuito inevitabilmente a Lei a livello politico, elettorale e mediatico, la Meloni ha solo un opzione: bloccare e rimuovere la misura tossica.
Lato mondo FDI, rimuovere la misura industria 4.0 è un azione che va incontro agli interessi della Destra che crede che le Aziende debbano operare senza l’orientamento e l’intervento del Governo e dello Stato in Economia.
Fino ad ora, la Meloni ha agito bene in questo senso. La riduzione dello Stato in economia è fondamentale per il corretto funzionamento dei mercati e perché il mondo privato possa essere soddisfatto. I mercati non devono essere condizionati o forzati a fare cose che non vogliono fare.
Ridurre il fondo alle startup è stata un altra azione doverosa perché i mercati vanno da soli e soprattutto questo mondo delle startup era finzione allo stato puro.
Dietro l’industria 4.0 – transizione 5.0 ci sono alcuni mondi intermedi che ne beneficiano nel breve ma a fronte di questi benefici per gli apparati non si producono effetti positivi sull’economia reali ma bensì negativi.
Sono, in altre parole, diversi gli attori che la richiedono insistentemente per il semplice fatto che dietro ci sono degli interessi di tipo economico visti gli investimenti che richiede e la possibilità di prenderli dallo Stato immediatamente.
La Meloni deve quindi guardarsi bene da chi propone e propugna questa misura tossica perché da questa dipenderà la sua esistenza e sopravvivenza da ora in avanti. In altre parole, si gioca la rielezione.
Se da un lato la Meloni può capire gli interessi di certi gruppi di interesse e quindi l’esternalità positiva che crea per questi sistemi nel breve. Dall’altro deve guardare alle esternalità negative che possono verificarsi prendendo spunto da quello che ha provocato per la Germania. La misura tossica industria 4.0-Transizione 5.0, se da un lato asseconda dei gruppi di interesse, dall’altro affossa l’economia. E come conseguenza a pagare elettoralmente questo scotto sarà proprio la MELONI che dovrà andarsene e tornare all’opposizione prendendosi gli insulti di tutti.
A chi piace ed interessa l’Industria 4.0 (5.0 o X.0) – Transizione 5.0?…
Oltre chiaramente all’Europa a guida Pro-green. Ci sono in Italia altri soggetti che la vogliono a tutti i costi e che ci fanno capire possono avere interessi.
Ecco qui un elenco:
- CALENDA di Azione che se n’è fatto promotore al tempo e continua a ripeterlo mille volte al giorno che lui ha fatto questa misura. Ma dall’opposizione può fare ben poco.
- Associazioni Industriali. Ci sembra che dai canali di queste grandi associazioni venga molto esaltata. Ma ci dispiace per loro la misura è una misura che affossa le economie. Devono rivedere le loro analisi.
- Ultimo ma non ultimo, il sistema universitario con i Competence Center, con davanti a tutti Il Politecnico di Milano di “Giovanni Azzone” e alcuni suoi Professori che hanno aperto società srl a riguardo.
Questa misura parte e dipende e quindi può essere cancellata o potenziata dal MISE, oggi rinominato Ministero delle Imprese e del Made In Italy .
In altre parole, chi può alimentarla o chiuderla è proprio Adolfo Urso, il Ministro a capo del MISE.
Al momento, la misura non risulta essere stata completamente chiusa né definanziata. Ma a livello burocratico resa più complicata da poter essere richiesta e praticata dalle aziende. Quindi, è ancora attiva. E l’Europa ha previsto lo stanziamento di fondi a riguardo nella rata del PNRR.
Per scongiurare ogni tipo di rischio, riteniamo che la Meloni non sembra avere molte scelte se non quella di andare da URSO e richiedere di chiudere questa misura affossa economie finché sarà al governo. Guardarsi bene dal sistema di interessi che sembrano inserirsi in qualsiasi caso e direzione sia da sinistra che da destra che da associazioni e Università. Definanziare e chiudere i Competence Center Politecnici – Universitari perché la formazione, le imprese la devono fare con altre aziende non con le Università o con spinoff Srl Universitare create ad hoc. E’ il mercato privato che fa queste cose. Le Università dovrebbe fare ricerca e concentrarsi sulla formazione degli studenti, non delle aziende.
In tal senso, la Meloni potrà tenere fede all’approccio della Destra che non vede di buon occhio l’intervento dello Stato in Economia, e non cedere al mondo delle lobby. Solo così rimanendo coerente all’approccio conservatore, non rischierà di cadere. Aprendo alle lobby accadrà il contrario.
Björn Höcke dell’AFD l’ha capito e l’ha fatto comprendere ai Tedeschi. L’ha capito anche Mr Donald Trump pure che ha detto NO al Green Deal. Lui non sbaglia mai. In altre parole, No all’industria 4.0 o Industria 5.0. No alla Transizione 5.0 per tutelare il funzionamento dell’economia.
E’ rimasta solo la Meloni su questo carro tossico che affossa le economie. E l’impatto di questa misura inizierà a farsi sentire nel breve. I dati lo confermano.
L’unico rischio che intravediamo è questo per il suo governo. Si tratta di un rischio sistemico. Sta a Lei decidere se vale la pena correrlo oppure no e quindi se fare la fine del 1° Ministro Tedesco, Olaf Scholz che è stato costretto a dimettersi.
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
