Con Mr Donald Trump, lo Stato è pro-business e l’Innovazione degli Stati Uniti accelera. Imprese più libere di operare, investire e creare nuovi prodotti e servizi

Cari amici bentornati dal vostro Davide Scialpi,
Le politiche economiche e industriali adottate da Donald Trump hanno creato un contesto favorevole all’innovazione americana con l’obiettivo di produrre risultati concreti sia nel breve che nel medio termine e tenere sempre al top la leadership Americana.
Quello delll’amministrazione Trump è un periodo in cui le imprese diventano il vero motore dell’innovazione. Le politiche fiscali più leggere, la semplificazione normativa, l’attrazione selettiva di capitali stranieri rilevanti e gli incentivi industriali hanno creato un contesto ideale perché le imprese siano più libere di investire nella crescita negli Stati Uniti assumendo di più, puntando rapidamente in ricerca, sviluppo e nuove tecnologie arrivando a realizzare sempre più servizi e prodotti innovativa. In questo contesto, l’innovazione non è più frammentata o rallentata, ma concentrata dove produce risultati concreti in tempi brevi.
Siamo di fronte ad uno Stato che è pro-business, non invasivo ma strategico con le imprese al centro dell’idea dell’idea di sviluppo economico e la creazione di nuovi lavori come conseguenza.
Negli USA l’innovazione passa dalle imprese
L’innovazione accelera quando le aziende possono operare in autonomia e senza rigidità e prendere rischi e sviluppare nuovi prodotti e servizi concreti in tempi rapidi. L’AI è inventata dalle imprese. Vedi OPEN AI. Vedi X. Vedi Gemini di Google, etc.
- Le imprese guidano lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi e tecnologie.
- Politiche fiscali favorevoli e regolamentazioni semplificate aumentano il capitale disponibile per investimenti in R&S e in marketing.
Gli Stati Uniti diventano il luogo ideale per qualsiasi impresa: startup, piccola impresa, media e grandi impresa e multinazionali, onlus.
Ad aver reso grande da sempre gli USA sono gli imprenditori con le loro idee e innovazioni incredibili da Sky is the limit! Everything is possible! Se parti con un azienda in America come in UK puoi fare business in tutto il mondo e vendere dappertutto.
Università Americane al top e a supporto dell’innovazione
Negli Stati Uniti, le università sono di altissimo livello e hanno un ruolo strategico, supportano le imprese e non le danneggiano:
- Collaborano direttamente con l’industria
- Hanno governance efficiente e processi rapidi
- Ricerca utile e concreta
- Professori molto competenti, professionali, pragmatici e seri
In questo modello, il ruolo universitario è di supporto strategico reale. A differenza del nostro, l’esatto contrario. Dove i professori vogliono danneggiare il mondo privato perché aprono loro società di consulenza pur essendo dipendenti pubblici, a spese dello Stato.
Alcuni, mossi da interessi accademici pro Cina (perché per quel mondo svolgono ruoli), hanno urlato (proponendosi in maniera ridicola come analisti economici ma con la laurea in Ingegneria) alla riduzione temporanea di studenti e ricercatori stranieri come fattore che indebolisce il sistema dell’innovazione americano. Niente di più falso. Ad essere indeboliti sono proprio questi signori (provincialotti dell’Italietta della finta eccellenza) per il loro mestiere triste che fanno e per quello parlano male delle azioni di Mr Trump che chiaramente li fa fuori.
Il fatto di non accettare stranieri nella ricerca danneggia più i paesi di questi studenti che gli Stati Uniti perché entrando nel sistema americano non apportano valore ma sono lì per adeguarsi agli standard standone fuori rimangono di basso livello e il loro castello di università mediocre emerge e cade rovinosamente.
Per buona pace di questi signori, le università americane, quindi, sono attrattive, fortissime, solide e competitive e con l’approccio Trumpiano registreranno ancora più influenza e crescita in quanto il loro modello sarà sempre più credibile e apprezzato, esclusivo e quindi attrattivo.
Il motore dell’innovazione è nelle imprese che assumono, investono e producono, e queste non vengono danneggiate dalla selettività universitaria che diventa strategica perché è finalizzata alla qualità.
In altre parole, le Università americane sono e saranno Università Top Level. Ho avuto modo di collaborare con i vertici di Harvard e posso confermare che sono il top.
A differenza, purtroppo, delle nostre che sono parassitarie e nepotistiche, note più per concorsi truccati e ranking farlocchi nonché per ricerca scopiazzata da ricerca di altri paesi e si danno anche delle aree e ultimo ma non ultimo il fatto di essere contro il mondo imprenditoriale e al servizio dell’ideologia. Non hanno prodotto mai nulla se non fuga dei neolaureati all’estero.
Harvard, Michigan University, UVA, Princeton, NYU non sono quella roba lì.
Con Trump, aumenta l’attrattività delle Università Americane perché aumenta la selettività e per conseguenza la qualità dei talenti, ordine interno e concentrazione di risorse verso progetti strategici e concreti.
Protezionismo e dazi stimolano la produttività industriale negli Stati Uniti
Anche le politiche commerciali e industriali più assertive, come i dazi selettivi-mirati e il reshoring di filiere strategiche, contribuiscono a rafforzare il tessuto produttivo nazionale. La pressione competitiva spinge le imprese a innovare di più e più velocemente, consolidando la leadership tecnologica americana e assicurando maggiore autonomia industriale senza compromettere il progresso scientifico o tecnologico anzi potenziandolo.
Maggiore ordine e prevedibilità nel sistema. Trump ha ripristinato l’ordine
La scelta di concentrare risorse e priorità strategiche in settori chiave come tecnologia, energia avanzata, difesa e intelligenza artificiale ha creato un sistema più ordinato e focalizzato. Riducendo dispersioni e inefficienze, le politiche nazionaliste hanno favorito la stabilità e la prevedibilità, elementi essenziali per lo sviluppo economico e per l’innovazione.
L’Innovazione avviene in un contesto stabile e pro business con meno dispersione di risorse e maggiore focus su risultati concreti. Non con uno Stato invasivo o imprenditore
Il successo di Trump è legato all’essere pro-business
Solo il covid ha fermato Trump. Pandemia che ha completamente bloccato i business. I suoi numeri erano spaventosi. Sa far funzionare l’economia. Sa come gestirla e costruirla.
Le sue ossessione attrarre grandi investitori e grandi investimenti che producono valore per gli Stati Uniti. Favorire l’operato delle imprese con minor carico fiscale, minori burocrazie e il reshoring attraendone in maniera considerevole da altri paesi. Consolidare la Leadership Tecnologica, tutti i grandi del Tech sono con lui.
Tutto questo porta a risultati tangibili in breve tempo: Accelerazione dei tempi di sviluppo di nuove tecnologie; Maggior capacità di risposta alle sfide globali; Consolidamento della leadership americana nella ricerca applicata.
La presunta “caduta” dell’innovazione americana è quindi una narrativa che arriva da accademici in declino e legati a doppio filo con la cina. Cosa narrano? che sarà una catastrofe.
Essere pro-business significa essere di aiuto per il mondo privato che produce lavoro e ricchezza e non contro lo Strato o contro il Settore Pubblico.
Sintesi
Sotto l’amministrazione Trump gli Stati Uniti hanno consolidato e stanno consolidando la loro posizione di hub globale dell’innovazione applicata. Le imprese guidano il progresso, le università forniscono supporto qualificato e il sistema nel suo insieme diventa più efficiente, competitivo e strategicamente concentrato. L’America non solo mantiene la leadership tecnologica, ma rafforza le basi su cui continuare a innovare, confermandosi un vero e proprio tempio delle imprese e dell’innovazione.
Con politiche di tipo Trump: le imprese hanno più libertà, capitale e incentivi per fare e per innovare e quindi per sviluppare nuovi prodotti e servizi.
Uno Stato pro-business aumenta la velocità dell’innovazione. La leadership americana si rafforza. Il sistema diventa più ordinato, competitivo e strategicamente concentrato.
Mr Trump, non sbaglia mai!
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
