[Analisi] Guerra Commerciale Globale, Trump introduce Dazi per Messico, Canada e Cina. Nel mirino anche l’Europa

Cari amici dell’Osservatorio Economia, bentornati a queste latitudini digitali dal vostro Davide Scialpi.
Come ben sapete, è da poco partita la nuova amministrazione Donald Trump in America, il quale ha già lanciato una raffica di executive order e implementato le prime politiche protezionistiche–nazionalistiche, ampiamente annunciate in Campagna Elettorale.
E’ notizia di qualche ora fa, infatti, l’annuncio dell’effettiva imposizione da parte degli Stati Uniti di Dazi e quindi di cosiddette Tariffe per i seguenti paesi: Messico, Canada e Cina.
Nulla di nuovo da Trump, se ci pensate. E’ una strategia commerciale già vista e implementata nel suo primo mandato. E che aveva dato i suoi frutti nel medio e lungo prima dell’arrivo del Covid aka Coronavirus.
In ogni caso, quello che dice di fare, lo fa.
Tecnicamente e ufficialmente, a partire dalla giornata di oggi 1° febbraio, scattano infatti le tariffe del 25% contro i Paesi vicini degli Stati Uniti, ovvero Messico e Canada, e del 10% contro la Cina.
Intanto, ad essere colpiti sono per primi l’acciaio e i prodotti farmaceutici. Dal 18 Febbraio, invece, Gas, Petrolio, e Microchip.
L’Europa e altri Paesi non possono considerarsi al riparo da questa offensiva commerciale, poiché Trump ha annunciato l’intenzione di estendere i dazi anche all’UE. Inoltre, ha minacciato misure punitive contro i Paesi BRICS nel caso in cui introducano valute alternative al dollaro, percepite come una sfida alla supremazia della moneta statunitense.
In tutto questo, le reazioni sono già arrivate, ma erano più o meno scontate. In particolare, quelle del Canada che agirà come ha già fatto nel 1° mandato immettendo dazi per prodotti americani
come alcool whisky, orange juice e alcool bourbon nonché sulla Tesla di Musk. In più, giocherà la carta dell’energia nucleare, la sua leva più potente nei confronti degli Stati Uniti. Infatti, circa una trentina di Stati americani dipendono dalle forniture energetiche canadesi, e l’introduzione di dazi sulle esportazioni verso gli USA provocherebbe un’impennata nei costi di elettricità, gas e carburanti. Un contraccolpo che andrebbe in netta contraddizione con la promessa di Trump di abbassare i prezzi dell’energia una volta alla Casa Bianca.
La vicepremier e ministro delle Finanze canadese, oggi candidata alla leadership del partito liberale, Chrystia Freeland ha dichiarato. “Il Canada deve minacciare di imporre dazi del 100% su tutti i veicoli Tesla e sul vino, birra e liquori statunitensi se vengono imposte tariffe ingiuste ai canadesi. Mettiamo alcune carte sul tavolo e dobbiamo essere molto chiari sul fatto che se ci colpiscono, colpiremo anche noi”.
Secondo Carney, ex governatore della Banca del Canada e della Banca d’Inghilterra, le tariffe “danneggeranno la reputazione degli Stati Uniti in tutto il mondo. Colpiranno la crescita. Aumenteranno l’inflazione e i tassi di interesse.
È evidente che, in un contesto dominato da forti interessi nazionali, ogni azione genera inevitabilmente una reazione. Proprio per questo ho scelto di adottare un linguaggio bellico per descrivere queste dinamiche politico-commerciali, che assomigliano sempre più a un vero e proprio campo di battaglia economico.
A mio modesto parare, vanno quindi comprese quelle che sono le potenziali esternalità positive e negative di queste azioni per gli USA.
Partiamo dai potenziali Vantaggi dei dazi per gli USA e poi analizziamo anche gli Svantaggi.
Vantaggi dei dazi per gli USA
In primis, c’è la Protezione dell’industria nazionale
- I dazi rendono i prodotti importati più costosi, favorendo le industrie americane che producono beni simili.
- Può incentivare la produzione interna e ridurre la dipendenza dall’estero.
Poi, come conseguenza, la Creazione di posti di lavoro
- Se le aziende americane vedono meno concorrenza estera, potrebbero aumentare la produzione e assumere più lavoratori.
- Settori come l’acciaio, l’auto e l’elettronica potrebbero beneficiare.
Chiaramente, maggiore gettito per il governo
- I dazi generano entrate dirette per il governo, che possono essere reinvestite in infrastrutture o altri settori strategici.
Non ultimo, il Rafforzamento della sicurezza nazionale
- Ridurre la dipendenza da fornitori stranieri (soprattutto Cina) può evitare rischi geopolitici o di approvvigionamento strategico.
- Essenziale per tecnologie avanzate, semiconduttori e materie prime critiche.
Per concludere, il riequilibrio del deficit commerciale
- Gli USA hanno un enorme deficit commerciale con la Cina e, in misura minore, con Messico e Canada.
- I dazi potrebbero incentivare più produzione interna e ridurre questo squilibrio.
Passiamo, invece, ai potenziali Svantaggi dei dazi per gli USA
Svantaggi dei dazi per gli USA
Anzitutto, aumento dei prezzi per i consumatori americani
- Se i beni importati diventano più costosi, le aziende americane potrebbero non essere in grado di produrre a prezzi competitivi.
- Il costo della vita potrebbe aumentare per i cittadini americani, specialmente su prodotti essenziali (auto, elettronica, alimentari).
Ritorsioni commerciali
- Messico, Canada e Cina potrebbero rispondere con dazi sui prodotti americani, danneggiando esportatori statunitensi come agricoltori e produttori di auto.
- La Cina, in particolare, ha storicamente colpito l’agricoltura USA in risposta a tariffe doganali.
Danni alle aziende americane che dipendono dalle importazioni
- Molte imprese americane dipendono da materie prime e componenti provenienti da questi Paesi.
- Settori come l’automotive e l’hi-tech potrebbero subire costi più alti e perdere competitività.
Problemi con gli alleati commerciali
- Messico e Canada sono i principali partner commerciali degli USA, e fare pressione su di loro potrebbe incrinare rapporti strategici.
- L’Accordo USMCA (ex NAFTA) potrebbe essere messo a rischio.
Rischio di inflazione
- Se i dazi spingono in alto i prezzi dei beni importati, l’inflazione potrebbe aumentare.
- La Federal Reserve potrebbe essere costretta ad alzare i tassi d’interesse, con conseguenze negative sull’economia.
I dazi, quindi, su Messico, Canada e Cina potrebbero portare vantaggi nel breve termine, soprattutto proteggendo l’industria americana e generando entrate per il governo. Tuttavia, i costi per i consumatori e il rischio di ritorsioni commerciali potrebbero superare i benefici, danneggiando la competitività globale degli USA e aumentando l’inflazione.
In definitiva, la decisione dipenderebbe da una valutazione politica: se l’obiettivo è rafforzare la produzione interna a scapito dei rapporti commerciali, allora i dazi potrebbero essere utili. Se invece si vuole mantenere un commercio libero e competitivo, potrebbero essere controproducenti.
Nel mirino dei Dazi di Trump anche l’Europa
Il presidente degli Stati Uniti ha confermato la volontà di imporre dazi anche sulle importazioni provenienti dall’Europa. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha replicato senza esitazione: “Siamo pronti a difenderci”, segnando l’inizio di una possibile escalation nelle tensioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.
Se gli Stati Uniti, quindi, imponessero dazi sulle importazioni dall’Unione Europea, l’impatto economico per l’UE sarebbe significativo. Ma di certo, l’Europa reagirà e non starà a guardare. Vediamo insieme il potenziale impatto dei Dazi USA sull’UE.
Impatto dei dazi USA sull’UE
Danno all’export europeo
L’UE esporta verso gli USA beni per oltre 400 miliardi di dollari all’anno, con settori chiave come:
- Automotive (Germania, Italia, Francia – Volkswagen, BMW, Mercedes, Stellantis)
- Lusso e moda (Francia, Italia – Louis Vuitton, Gucci, Prada)
- Agroalimentare (Italia, Francia, Spagna – vino, formaggi, olio)
- Farmaceutico e chimico (Germania, Irlanda, Belgio)
I dazi renderebbero questi prodotti meno competitivi, causando calo delle vendite, riduzione dei posti di lavoro e minor crescita economica.
Colpo all’industria dell’auto
Se gli USA imponessero dazi elevati (ad esempio il 25% sulle auto europee, come minacciato da Trump in passato), le case automobilistiche perderebbero competitività rispetto ai produttori americani e asiatici.
- Germania e Italia sarebbero tra le più colpite, con conseguenze pesanti sull’occupazione.
Ritorsioni commerciali e guerra economica
L’UE potrebbe rispondere con dazi sui prodotti americani, colpendo settori come:
- Tecnologia (Apple, Microsoft)
- Industria agricola (soia, carne bovina)
- Settore aeronautico (Boeing)
Ma una guerra commerciale prolungata danneggerebbe entrambe le economie.
Maggiore dipendenza da altri mercati
Se il commercio con gli USA diminuisce, l’UE dovrà trovare nuovi sbocchi per le sue esportazioni.
- Cina e India potrebbero diventare partner strategici per assorbire parte dell’export europeo.
- America Latina e Africa offrirebbero opportunità di diversificazione.
Tuttavia, queste alternative comportano rischi geopolitici e dipendenze complesse.
Sicuramente, quindi ci saranno delle reazioni da parte dell’UE in caso di Dazi dagli Stati Uniti.
Ma quali saranno i potenziali scenari lato commercio globale di questa guerra commerciale?
Gli Scenari del Commercio Globale
SCENARIO 1: ESCALATION DELLA GUERRA COMMERCIALE
Descrizione:
- Gli USA impongono dazi su Cina, Messico, Canada ed Europa.
- I Paesi colpiti rispondono con dazi di ritorsione.
- Le tensioni commerciali si allargano ad altri settori e regioni.
Implicazioni:
Rallentamento della crescita globale → Il commercio internazionale si riduce, le aziende investono meno, la crescita economica rallenta.
Aumento dei prezzi → Le materie prime e i beni importati diventano più cari, spingendo l’inflazione.
Perdita di posti di lavoro → Settori colpiti dai dazi (automotive, tecnologia, agroalimentare) potrebbero tagliare occupazione.
Crisi industriali → Industrie dipendenti dall’export (come l’auto in Germania e Italia) potrebbero subire gravi perdite.
Possibile esito: Recessione economica globale se la guerra commerciale si prolunga.
SCENARIO 2: RIORIENTAMENTO DEL COMMERCIO MONDIALE
Descrizione:
- L’Europa cerca nuovi mercati per compensare il calo dell’export verso gli USA.
- La Cina rafforza i legami con l’UE, l’America Latina e il Sud-Est asiatico.
- Gli USA stringono accordi con altri partner (es. India, Vietnam) per ridurre la dipendenza dalla Cina.
Implicazioni:
Nuove alleanze economiche → La Cina potrebbe diventare un partner commerciale più importante per l’UE, aumentando la sua influenza globale.
Divergenze geopolitiche → L’Europa rischia di allontanarsi dagli USA per proteggere la propria economia, creando divisioni nell’Occidente.
Decoupling economico → Il mondo potrebbe dividersi in blocchi economici separati, con meno scambi tra Occidente e Cina.
Possibile esito: Una nuova globalizzazione regionale, dove le economie si integrano meno a livello globale e più a livello di blocchi (USA-India, UE-Cina, ecc.).
SCENARIO 3: NEGOZIATI E COMPROMESSI
Descrizione:
- Dopo un periodo di tensione, USA, UE e Cina trovano un accordo per evitare una guerra commerciale totale.
- Gli USA ottengono concessioni da Cina ed Europa (ad esempio, maggiori acquisti di prodotti americani).
- Alcuni dazi vengono rimossi o ridotti.
Implicazioni:
Mantenimento della stabilità economica → Il commercio riprende senza danni duraturi.
Maggiore interdipendenza economica → Le economie restano collegate, evitando il rischio di un decoupling totale.
Tensione geopolitica ancora presente → Le rivalità tra USA, Cina ed Europa restano, ma si cerca un equilibrio pragmatico.
Possibile esito: Una tregua commerciale, ma con continue tensioni e negoziati a lungo termine.
SCENARIO 4: IMPATTO SULL’INNOVAZIONE E SULLE CATENE DI FORNITURA
Descrizione:
- Le aziende globali cercano di ridisegnare le loro catene di approvvigionamento per evitare dazi.
- Si sviluppano nuove alleanze tecnologiche e industriali per ridurre la dipendenza da USA e Cina.
- Cresce il nazionalismo economico, con più produzione interna nei vari Paesi.
Implicazioni:
- Maggiore produzione locale → Le aziende investono in nuove fabbriche nei propri Paesi per evitare dazi.
- Costi più alti per le imprese → Riorganizzare la produzione è costoso e richiede anni.
- Crescita dell’innovazione autonoma → L’Europa e gli USA potrebbero accelerare lo sviluppo di chip, auto elettriche e tecnologie strategiche per ridurre la dipendenza dalla Cina.
Possibile esito: Più innovazione locale, ma con costi maggiori e minore efficienza globale.
QUAL È LO SCENARIO PIÙ PROBABILE?
Lo scenario più realistico è una combinazione di tutti questi fattori.
- Una prima fase di tensione e dazi che potrebbe rallentare la crescita globale.
- Un successivo riassestamento del commercio mondiale, con nuovi partner e alleanze.
- La possibilità di accordi selettivi tra USA, UE e Cina per evitare danni eccessivi.
L’Europa dovrà scegliere tra:
- Difendere la relazione con gli USA (cercando di negoziare e mantenere una posizione occidentale).
- Aprirsi di più a Cina e altri mercati emergenti (rischiando tensioni con Washington).
- Puntare su una strategia di autosufficienza industriale (ma con costi più alti e minore competitività).
Il futuro della guerra commerciale dipenderà, quindi, dalle scelte politiche e dagli interessi economici di ciascun blocco.
Da una visione globale, veniamo invece ad una prospettiva più locale e nazionale, al nostro bel paese:
Implicazioni dei Dazi per l’Italia, per il Made-in-Italy
Le nuove tariffe doganali che Trump intende imporre non solo all’Europa, ma anche a Canada, Messico e Cina, avrebbero implicazioni significative per l’Italia. Vediamo i principali effetti in diversi settori chiave:
Impatto sull’export italiano
L’Italia è un Paese fortemente esportatore, e gli Stati Uniti rappresentano un mercato cruciale per Made in Italy. Se i dazi USA venissero applicati anche ai prodotti italiani, i settori più colpiti o più potenzialmente a rischio sarebbero:
- Agroalimentare (vino, formaggi, olio d’oliva, pasta)
- Moda e lusso (abbigliamento, calzature, accessori)
- Meccanica e automotive (componentistica auto, macchinari industriali)
Se i prodotti italiani diventassero più cari negli USA a causa delle nuove tariffe, le esportazioni potrebbero subire un calo, con perdite significative per le imprese italiane.
Possibile effetto: Le aziende italiane potrebbero perdere competitività rispetto ai produttori americani o ad altri Paesi non colpiti dai dazi.
Conseguenze sulle imprese italiane che operano nei mercati colpiti
I dazi annunciati da Trump contro Canada, Messico e Cina sono oltremodo delicati per noi perché questi paesi sono importanti partner commerciali dell’Italia. Questo potrebbe avere ripercussioni indirette su molte aziende italiane e sulla nostra economia:
Effetti sulle imprese italiane
- Le aziende italiane che esportano in Cina potrebbero subire contraccolpi se la crescita economica cinese rallenta a causa dei dazi USA.
- Le aziende italiane che producono in Messico o Canada per poi esportare negli USA (es. automotive) potrebbero vedere aumentare i costi e perdere competitività.
- Se le tensioni commerciali riducono il commercio globale, le aziende italiane potrebbero trovare più difficile accedere a materie prime e componenti.
Possibile effetto: Rischio di riduzione del fatturato per le imprese che operano su mercati globali.
Rischi per il sistema manifatturiero (già in profonda crisi) e l’occupazione italiana
Molti settori industriali italiani dipendono dall’export. Se le esportazioni calano a causa dei dazi, alcune imprese potrebbero dover ridurre la produzione o tagliare posti di lavoro.
Quali regioni italiane rischiano di più?
- Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: fortemente dipendenti dall’export, soprattutto nel settore meccanico e automotive.
- Toscana e Piemonte: a rischio per i settori moda, vino e automotive.
- Sud Italia: potrebbe subire contraccolpi nel settore agroalimentare.
Possibile effetto: Maggior rischio di cassa integrazione e crisi aziendali in settori chiave per l’economia italiana.
La posizione politica dell’Italia: tra UE e USA
L’Italia si troverebbe in una posizione delicata:
- Mantenere i rapporti con gli USA per evitare ritorsioni e proteggere le esportazioni.
- Sostenere la risposta europea contro i dazi, per non rischiare di essere isolata in UE.
Il governo Meloni, che ha mostrato simpatia per Trump, potrebbe trovarsi in difficoltà se l’ex presidente statunitense danneggiasse l’economia italiana con i dazi.
Possibile effetto: Tensioni tra Roma e Bruxelles se l’Italia scegliesse di non appoggiare pienamente la linea dura dell’UE contro gli USA.
Risvolti elettorali
Concludiamo con un analisi legata più che altro ai risvolti politico elettorali:
Possibile esito: Se la guerra commerciale si prolunga e i dazi fanno danni all’economia, i partiti in Italia e in Europa filo-Trump potrebbero perdere consensi, mentre il fronte europeista potrebbe guadagnare terreno.
Possibili vincitori politici
Partiti europeisti (PD, Macron, Scholz-SPD, centristi italiani) → Se l’UE riuscirà a rispondere ai dazi con successo, l’idea di una “Europa forte” potrebbe guadagnare consensi.
Movimento 5 Stelle → Potrebbe sfruttare il malcontento per presentarsi come alternativa sia al sovranismo filo-Trump sia all’europeismo.
Possibili perdenti politici
Lega, FI e FdI, AFD, Front Nacional → Se Trump danneggerà l’economia dei paesi europei e italiana con i dazi, i loro elettori (soprattutto imprenditori e agricoltori del Nord Italia e del Nord e Centro Europa) potrebbero deludersi. In primis, la Lega.
Il governo Meloni → Se non riuscirà a gestire bene la crisi commerciale, rischierà di perdere sostegno sia tra le imprese che tra gli elettori più moderati.
In sintesi, la guerra commerciale potrebbe dividere la destra italiana, mettere in difficoltà il governo e rilanciare un fronte più europeista. Ma tutto dipenderà da come Bruxelles e Roma reagiranno alle mosse di Washington.
Rimaniamo quindi con il nostro radar pronti ad intercettare le evoluzioni di questo scontro commerciale e a segnalarvi tutto prima di chiunque altro, qui!
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
