Il ruolo chiave dell'ANVUR per la qualità dell'Università e della Ricerca. Intervista al Presidente dell'ANVUR, Prof. Antonio Felice Uricchio

L'Osservatorio Economia intervista il Professor Antonio Uricchio, Presidente dell'ANVUR, sul ruolo dell'ANVUR, sull'ascesa delle Telematiche, l'eccellenza universitaria, l'internazionalizzazione delle Università, la questione dei Ranking non autorevoli, i divari di genere nelle carriere Universitarie, etc.
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Nov

Il ruolo chiave dell’ANVUR per la qualità dell’Università e della Ricerca. Intervista al Presidente dell’ANVUR, Prof. Antonio Felice Uricchio

Cari amici, benvenuti e bentornati nel canale ufficiale dell’Osservatorio Economia.

Oggi, in un momento cruciale per l’Università Italiana, ci troviamo a riflettere sul futuro e sulle profonde trasformazioni del nostro sistema accademico. Tra l’avanzata delle università telematiche e una crescente competizione globale, il mondo universitario è chiamato a evolvere rapidamente per garantire standard di qualità elevati, accesso inclusivo e una formazione avanzata che possa realmente fare la differenza nel panorama internazionale.

Per comprendere le sfide e le opportunità che si aprono per l’istruzione superiore italiana, abbiamo l’onore di intervistare il Professor Antonio Felice Uricchio, Presidente dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Grazie alla sua esperienza, competenza e alla sua visione strategica, il Professor Uricchio ci offre una prospettiva unica sul ruolo cruciale che svolge l’ANVUR nel monitorare e sostenere la qualità e l’innovazione del sistema universitario e della ricerca, esplorando anche i passi necessari per integrare sempre più le università italiane in una rete internazionale di collaborazione e competitività.

In questa intervista esclusiva, il Professor Uricchio approfondisce non solo il mondo in forte ascesa delle università telematiche e i vari scenari che da questo si stanno determinando, ma anche le iniziative chiave per l’internazionalizzazione, un ambito sempre più rilevante per il futuro della nostra Università e per l’impatto che essa può avere sulla società nonché questioni come quelle dei ranking e dei divari di genere.

Con lui, conosceremo meglio l’ANVUR, i suoi propositi e le azioni che questa Agenzia Pubblica intraprende per favorire la creazione di un sistema universitario forte, inclusivo e al passo con i cambiamenti tecnologici, e discuteremo di strategie essenziali per fare dell’Università italiana un motore di crescita e innovazione.

Il ruolo di ANVUR incide direttamente su aspetti rilevanti per il Paese: su tutti la qualità della formazione superiore e della ricerca.

Un’occasione unica per comprendere da vicino le sfide cruciali e le opportunità di crescita del nostro sistema universitario, con una visione chiara delle prospettive che delineano il futuro della ricerca e dell’istruzione superiore in Italia.


INTERVISTA Q&A con il Prof. ANTONIO URICCHIO, Presidente dell’ANVUR (Professore Ordinario di Diritto Tributario e già Rettore dell’Università di Bari), sul ruolo chiave dell’ANVUR nell’assicurare alti standard di qualità nel mondo accademico e negli enti di ricerca, sull’ascesa delle Telematiche e la sfida dell’Internazionalizzazione nonché sulla questione dei ranking e dei divari di genere nel mondo accademico.


Davide Scialpi: Presidente, è un onore poterla intervistare. Ci racconta che Cos’è l’ANVUR e qual è il suo ruolo? Quali sono le sue funzioni e attività principali? Perché è importante per il Paese? Quali rischi si percorrerebbero senza di esso? 

Prof. Antonio Uricchio: ANVUR è l’Agenzia nazionale responsabile dell’assicurazione della qualità nelle università, negli enti di ricerca e nelle istituzioni AFAM. L’Agenzia è un ente pubblico indipendente e ha iniziato le sue attività nel 2011. Le attività principali dell’Agenzia includono l’accreditamento iniziale e periodico delle università, delle istituzioni AFAM e dei loro corsi di studio, la valutazione periodica (quinquennale) dei risultati della ricerca (VQR) e delle attività di valorizzazione della conoscenza svolte da università ed enti di ricerca. Nell’ambito delle proprie attività, l’Agenzia opera in linea con gli standard e le linee guida europee sull’assicurazione della qualità (ESG). I risultati delle valutazioni dell’Agenzia sono utilizzati per l’allocazione e la valutazione dell’efficienza ed efficacia dei fondi pubblici. Com’è evidente il ruolo di ANVUR incide direttamente su aspetti rilevanti per il Paese: su tutti la qualità della formazione superiore e della ricerca.

La presenza di agenzie di assicurazione della qualità è avvertita nella quasi totalità dei Paesi del mondo al fine di  tenere alti gli standard qualitativi, assicurando uniformità nella valutazione delle attività accademiche e scientifiche.

Davide Scialpi: In cosa consiste e Come valuta l’efficacia del Sistema di Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e quali risultati significativi sono stati raggiunti dall’ANVUR finora?

Prof. Antonio Uricchio: La VQR  costituisce un esercizio periodico (indicativamente quinquennale) attraverso il quale sono rappresentati in  modo dettagliato  gli esiti della valutazione dei lavori scientifici  conferiti dalle diverse istituzioni  (Università e Enti di ricerca). Attraverso i risultati  raccolti è stato possibile di individuarne i punti di forza e di debolezza del sistema della ricerca oltre che offrire elementi informativi preziosi per la distribuzione della quota premiale del Fondo di funzionamento ordinario. In questo modo, la VQR ha contribuito a definire uno standard di qualità a cui tutte le Istituzioni devono tendere, favorendo l’innalzamento della qualità media della ricerca prodotta nel nostro paese. 

Davide Scialpi: Quali sono le principali sfide che l’agenzia sta affrontando in questo momento? E quali risultati si sono conseguiti grazie alla sua azione nel corso degli anni?

Prof. Antonio Uricchio: La sfida principale è quella di sviluppare il suo ruolo anche a livello internazionale per consentire alle istituzioni nazionali di ottenere maggior opportunità di collaborazione con le istituzioni degli altri Paesi. Al momento l’Agenzia è accreditata da parte dell’ENQA e da parte della WFME ed è in attesa della valutazione da parte di EQAR. L’ANVUR ha contribuito a sviluppare all’interno delle istituzioni una maggiore consapevolezza e cultura della valutazione e della qualità della didattica e della ricerca. I principali beneficiari di questa attività sono certamente gli studenti che si formano nei nostri atenei.

Davide Scialpi: Dal vostro Osservatorio privilegiato, dove eccellono le nostre Università. E dove invece c’è da migliorarsi?

Prof. Antonio Uricchio: Il nostro è un sistema di atenei  diffuso e distribuito sul territorio nazionale e questo consente a tutti i ragazzi e le ragazze di poter accedere ai livelli superiori dell’istruzione nelle diverse aree del Paese. Per quanto tendenzialmente  omogenee sotto il profilo qualitativo, coesistono realtà diverse  con risultati talora  migliori nel campo della ricerca per tradizione, sviluppo e vocazione e altre maggiormente orientate ai territori e agli studenti . Sono entrambe funzioni rilevanti che consentono di apprezzare il contributo delle istituzioni accademiche e scientifiche allo sviluppo della ricerca e della conoscenza e di cogliere appieno la responsabilità sociale di ciascuna di esse

Davide Scialpi: Chi sono gli esperti dell’ANVUR e qual è il loro ruolo? Come collabora l’ANVUR con agenzie di valutazione europee e internazionali, e quali benefici porta queste collaborazioni alle università italiane?

Prof. Antonio Uricchio: Nelle attività di valutazione della ricerca ANVUR utilizza un numero cospicuo di esperti esterni, selezionati con il massimo rigore in base al merito scientifico e tenendo conto dei possibili conflitti di interesse. Gli esperti provengono dal mondo accademico e scientifico italiano e internazionale, e sono utilizzati per le valutazioni VQR, per quelle relative alle riviste, e, a partire da quest’anno, anche per le procedure di accreditamento dei dottorati di ricerca. Oltre ai compiti nazionali ricordati, l’ANVUR coopera e collabora con organismi, agenzie e amministrazioni europee e internazionali, coinvolte nell’assicurazione della qualità della formazione superiore e nella valutazione della ricerca (come ENQA e WFME) e, inoltre, partecipa a reti e progetti internazionali. Ciò consente alle università italiane di beneficiare di standard di qualità globali, dello scambio di buone pratiche e prassi che supportano le Istituzioni italiane nel loro posizionamento internazionale e possono facilitare la progettazione di percorsi congiunti e il riconoscimento internazionale dei titoli accademici e della ricerca. L’eventuale ingresso in EQAR dell’ANVUR consentirà altresì alle Università italiane di ricoprire il ruolo di Istituzioni “capofila” nelle Alleanze europee di Università, al fine della somministrazione di corsi congiunti (joint programmes) al temine del quale potranno essere rilasciati titoli congiunti (Joint degrees), aventi valore nazionale ed europeo.

Davide Scialpi: Le valutazioni dell’ANVUR influiscono sui finanziamenti per le università? Ci sono misure per ridurre le disparità tra atenei?

Prof. Antonio Uricchio: I risultati della Valutazione della qualità della ricerca (VQR) sono utilizzati dal MUR per il riparto dell’80% della quota premiale del FFO, ovvero circa 2 miliardi di euro all’anno. Le disparità tra atenei sono già in parte ridotte dal MIUR attraverso la cosiddetta quota perequativa del FFO: si tratta di un intervento finanziario a valere sul FFO che cerca di ridurre le eventuali riduzioni di FFO di ogni ateneo rispetto all’esercizio precedente.   

Davide Scialpi: L’ANVUR riesce a misurare l’impatto della ricerca universitaria sullo sviluppo economico e sociale in Italia? 

Prof. Antonio Uricchio: Nell’ambito della procedura VQR, valuta anche le attività di trasferimento della conoscenza delle Università e degli Enti di ricerca: tali attività, che comprendono, a titolo di esempio, i brevetti e gli spinoff accademici, la gestione del patrimonio culturale, le attività di testing in campo medico, sono valutate proprio in base al loro impatto sul tessuto economico e sociale. Una parte del finanziamento ricevuto dalle Università dipende anche dai risultati ottenuti nella valutazione di tali attività.

Davide Scialpi: Qual è il ruolo dell’ANVUR nell’internazionalizzazione delle università italiane? Quali sfide affrontano e quali programmi di finanziamento esistono?

Prof. Antonio Uricchio: Il ruolo dell’ANVUR è soprattutto di stimolo e supporto agli atenei nel partecipare alle Alleanze europee con università straniere e a collaborare con gli atenei di altri Paesi nella definizione di corsi di studio congiunti (joint programmes). Sul fronte della ricerca l’ANVUR ha aderito dal 2022 alla Coalition for Advancement of Research Assessment (Coara), una iniziativa internazionale a cui partecipano anche circa 50 istituzioni italiane e in cui al centro dell’attenzione c’è l’approccio responsabile all’utilizzo degli indicatori bibliometrici nella valutazione della ricerca; i risultati di questo impegno dell’ANVUR che ha di recente adottato il proprio Action Plan CoARA si potranno vedere nei prossimi anni. Rispetto alle università italiane le sfide principali sono certamente quelle di sviluppare e consolidare il posizionamento internazionale e questo passa sia attraverso una maggiore attrazione di studenti e docenti stranieri, sia attraverso i progetti di ricerca internazionali. Dal punto di vista dei finanziamenti internazionali i principali sono Erasmus+ (Programma UE per istruzione, formazione, gioventù e sport) e  Horizon Europe (Il più grande programma di ricerca e innovazione dell’UE e in cui la principale azione di finanziamento è quella dei progetti ERC).  

Davide Scialpi: Qual è la posizione dell’ANVUR riguardo ai programmi di doppia laurea con istituzioni straniere? Possono essere una soluzione utile?

Prof. Antonio Uricchio: Ci sono diverse possibilità cui le Istituzioni della formazione superiore italiane possono rivolgersi, tutte supportate dall’ANVUR. Le principali sono il diploma congiunto (unico titolo di studio rilasciato congiuntamente da due o più istituzioni universitarie di diversi Paesi. Gli studenti completano un percorso formativo condiviso, definito e gestito congiuntamente dalle istituzioni partecipanti e, al termine, ottengono un solo diploma riconosciuto da tutte le università partner. Si parla di “Joint degree”) e il diploma doppio/multiplo (gli studenti seguono un percorso di studi presso due o più istituzioni e, al termine, ricevono titoli separati da ciascuna università partecipante. Si parla in questo caso di “double degree” o “multiple degree”). Questi sono strumenti efficaci per favorire la mobilità internazionale e l’internazionalizzazione del sistema della formazione superiore italiana. Non a caso, moltissime Università italiane partecipano oramai stabilmente alle Alleanze europee di Università.

Davide Scialpi: L’ANVUR valuta l’impatto dell’internazionalizzazione sulla formazione degli studenti?

Prof. Antonio Uricchio: L’ANVUR valuta, nel processo di accreditamento periodico delle Università, le modalità con cui queste promuovono iniziative per favorire l’internazionalizzazione dell’offerta formativa complessiva, con particolare attenzione alla partecipazione ad alleanze di università, alla realizzazione di Corsi di Studio internazionali e ai Corsi di Dottorato di Ricerca in collaborazione con istituzioni estere. Per gli Atenei che hanno tra i loro obiettivi strategici il tema dell’internazionalizzazione dell’offerta formativa si valutano anche le modalità di reclutamento di studenti stranieri, con particolare attenzione ai corsi di dottorato di ricerca. Per i singoli corsi di studio in fase di accreditamento iniziale si valuta se questi siano in grado si favorire (tramite iniziative di Ateneo e/o specifiche del corso proposto) un’esperienza di apprendimento internazionale, ad esempio tramite accordi di cooperazione con Atenei stranieri per la progettazione congiunta del corso di studi, rilascio di titoli congiunti, doppi o multipli anche nell’ambito della partecipazione ad Alleanze di università, sostegno alla mobilità degli studenti in uscita, supporto agli studenti stranieri, erogazione di insegnamenti in lingua straniera, presenza di docenti stranieri nel corpo docente del corso. Infine, uno dei punti di attenzione del modello di accreditamento periodico dei corsi di studio riguarda proprio l’internazionalizzazione della didattica, con particolare attenzione al potenziamento della mobilità degli studenti, anche tramite iniziative a sostegno di periodi di studio e tirocinio all’estero e a come il corso sia in grado di curare la dimensione internazionale della didattica, favorendo la presenza di docenti e/o studenti stranieri e/o prevedendo rilascio di titoli doppi, multipli o congiunti in convenzione con Atenei stranieri. Occorre anche sottolineare che il modello di accreditamento periodico comprende anche la valutazione di un certo numero di indicatori quantitativi, di cui si valutano confronti, trend e obiettivi. Tra questi alcuni indicatori sono dedicati al tema dell’internazionalizzazione della didattica Sono valutati a livello di corsi di studio i seguenti indicatori: 1) Numero di insegnamenti erogati in lingua estera sul totale degli insegnamenti dell’anno accademico. 2) Proporzione di crediti conseguiti all’estero dagli studenti (ivi inclusi quelli acquisiti durante periodi di “mobilità virtuale”). Per quanto riguarda invece il Dottorato di Ricerca si considera la percentuale di dottori di ricerca che hanno trascorso almeno tre mesi all’estero.

Davide Scialpi: Come valuta l’ANVUR, il proliferare di Ranking determinati da Ricerche (proposte sotto forma di Report) di Organizzazioni Private Straniere o Nazionali che, con pr aggressive nei media, indicano quali sono le Università migliori e peggiori definendone la Reputazione nel bene e nel male nonché la loro specializzazione?

Prof. Antonio Uricchio: Nel premettere che ANVUR è una istituzione pubblica  chiamata a valutare e valorizzare la qualità del sistema della ricerca e della università e che pertanto non adotta classifiche partecipando alla formazione di ranking universitari internazionali e nazionali,  si  deve riconoscere che i ranking possono essere  esercitare  una qualche influenza nel panorama accademico globale. L’ANVUR sottolinea spesso le limitazioni metodologiche di questi ranking, come la tendenza a semplificare realtà complesse e la possibile distorsione a favore di certe istituzioni. Pur comprendendo l’impatto significativo che questi ranking hanno sulla reputazione delle università, l’ANVUR invita a una lettura più critica e contestualizzata dei risultati. L’agenzia promuove un approccio di valutazione più articolato e specifico per il contesto italiano. L’ANVUR si impegna anche nell’educare il pubblico sui limiti dei ranking semplificati e collabora a livello internazionale per migliorare i metodi di valutazione. In sostanza, l’agenzia riconosce l’importanza dei ranking, ma incoraggia un’interpretazione più completa delle performance universitarie, promuovendo la logica del miglioramento piuttosto che quella delle classifiche.

Davide Scialpi: Ha senso confrontare Università Italiane con Università Americane?

Prof. Antonio Uricchio: Il confronto tra università italiane e americane è complesso a causa di differenze significative nei sistemi. I principali punti di differerenza riguardano la struttura del sistema universitario dove la percentuale di atenei privati è maggiore che in Italia, il maggiore finanziamento pubblico e privato di cui beneficiano gli atenei americani dove anche i costi delle rette sono più elevati rispetto all’Italia, la maggiore internazionalizzazione degli atenei americani e un contesto del lavoro caratterizzato da imprese di dimensioni maggiori, regole di assunzione e licenziamento molto diverse. In questo quadro è molto arduo fare dei confronti che abbiano senso. Piuttosto che fare paragoni diretti, potrebbe essere più utile identificare i punti di forza e debolezza di ciascun sistema o considerare specifiche realtà dei due Paesi. 

Davide Scialpi: Parliamo di Università Telemeatiche. Con il loro boom, le università telematiche stanno ampliando l’accesso all’istruzione per chi ha difficoltà a frequentare corsi in presenza o per chi non può permettersi costosi trasferimenti in grandi Città. Come valuta l’ANVUR questo impatto sull’inclusività del sistema universitario? Possono ufficialmente costituire una sorta di “terzo polo” insieme alle tradizionali e alle non-statali?

Prof. Antonio Uricchio: L’aumento degli iscritti alle università telematiche che si è registrato nel corso degli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti e questi atenei rappresentano di fatto un settore in costante crescita e di interesse per migliaia di studenti, soprattutto, ma non solo, lavoratori. Già oggi sono certamente un polo di attrazione di riferimento. L’attenzione e la preoccupazione dell’ANVUR è principalmente a definire criteri di valutazione e requisiti che consentano anche agli studenti delle università telematiche di beneficiare di una formazione di qualità a tutela del valore legale del titolo di studio. Questo vale per gli atenei telematici come per le università in presenza.  

Davide Scialpi: In che misura le telematiche contribuiscono a ridurre il divario educativo nelle regioni italiane più svantaggiate? Possono fungere in qualche modo da politica di inclusione sociale indiretta?

Prof. Antonio Uricchio: I dati dimostrano che agli atenei telematici sono iscritti studenti provenienti da tutti i territori. Rispetto alle università in presenza c’è una leggera maggioranza di studenti provenienti dal Mezzogiorno. La riduzione del divario educativo è sicuramente uno dei problemi del Paese e le università telematiche possono contribuire a condizione che sia assicurata una didattica di qualità, altrimenti il rischio è che il divario educativo si riduca nei numeri ma non nella sostanza.  

Davide Scialpi: Secondo lei, c’è spazio per una collaborazione tra università tradizionali e telematiche, che sfrutti i punti di forza di entrambe le modalità? Perché le università tradizionali non adottano pienamente modelli di istruzione a distanza nonostante l’aumento di iscritti nelle telematiche? Non rischiano di perdere di competitività?

Prof. Antonio Uricchio: Il tema è sicuramente complesso. Le università in presenza hanno già attivi dei corsi a distanza che comunque rappresentano una quota molto marginale della loro offerta formativa. La scelta sul modello formativo da adottare è legata a diversi aspetti, tra cui la disponibilità di attrezzature adeguate e quella dei docenti a rivedere l’organizzazione degli insegnamenti. La didattica a distanza è sicuramente un modello che nei prossimi anni evolverà ulteriormente in modo ibrido e su cui il confronto tra università in presenza e università telematiche sarà necessario.   

Davide Scialpi: Con la crescente adozione di modelli ibridi, come vede l’ANVUR in futuro l’integrazione tra università telematiche e tradizionali? Come si potrebbe favorire una maggiore collaborazione o integrazione tra questi due modelli, superando la dicotomia tra “tradizionale” e “telematico” in favore di un sistema universitario più inclusivo e innovativo? L’integrazione e l’adozione piena dei modelli telematici potrebbe permettere alle Università di meglio rispondere alla crescente competizione globale nel settore universitario e quindi una leva per un’internazionalizzazione più rapida e low-cost?

Prof. Antonio Uricchio: La collaborazione si gioca sulla qualità. Quando gli atenei percepiscono reciprocamente la qualità iniziano spontaneamente a collaborare. Questo vale sia per le collaborazioni tra atenei in presenza sia con e tra atenei a distanza. L’internazionalizzazione passa soprattutto attraverso la capacità di erogare corsi di studio innovativi con alta riconoscibilità all’estero, faculty internazionale e in lingua straniera. 

Davide Scialpi: Pensa che le università tradizionali dovrebbero ripensare l’esperienza “on campus” per renderla più coinvolgente e partecipativa, soprattutto dopo l’emergere e l’affermarsi delle università telematiche con modalità smart di apprendimento?

Prof. Antonio Uricchio: I modelli possono essere anche molto diversi tra loro, soprattutto considerando che nel nostro Paese coesistono università collocate in grandi città e contesti metropolitani con università situate in zone più difficilmente raggiungibili e isolate. Le nuove generazioni di studenti cercano un’esperienza più ampia e completa in cui oltre alla formazione ci sia attenzione per momenti culturali, interazioni sociali, sport, opportunità di studio all’estero, sbocchi occupazionali. 

Davide Scialpi: Come interpreta l’ANVUR le reazioni negative delle università tradizionali (statali e non-statali) all’aumento di iscritti delle telematiche? Ci sono preoccupazioni fondate riguardo alla qualità delle università telematiche o è solo un fisiologico rifiuto del progresso da parte delle Università Tradizionali? Come possono le Università Telematiche mantenere alti standard di qualità con l’aumento degli iscritti e la personalizzazione dei percorsi di studio? 

Prof. Antonio Uricchio: Il tema della qualità in un contesto – come quello italiano – in cui vige il valore legale del titolo di studio è sicuramente centrale. Da questo punto di vista non si può non rilevare che il rapporto tra studenti e docenti delle università telematiche è decisamente superiore a quello delle università tradizionali e probabilmente non è adeguato ad assicurare la qualità della didattica, anche se organizzata a distanza. Gli standard di qualità si migliorano aumentando il numero di docenti e tutor, aggiornando annualmente i contenuti delle lezioni a distanza, adeguando le piattaforme telematiche e assicurando che gli esami siano adeguatamente rigorosi e svolti alla presenza della commissione.

Davide Scialpi: Università telematiche come la Uninettuno (pioniere indiscussa dell’apprendimento telematico con presenza a livello regionale, nazionale ed internazionale), Multiversity (tra cui rientrano Pegaso e Mercatorum) ed eCampus sono spesso citate come esempi virtuosi nel panorama dell’istruzione online in Italia. Come valuta l’ANVUR il loro modello didattico e i risultati ottenuti in termini di qualità della formazione e di impatto sugli studenti?

Prof. Antonio Uricchio: Si tratta di alcuni degli atenei che contano il maggior numero di iscritti. Degli atenei citati l’ANVUR ha valutato recentemente l’università e-Campus a cui ha attribuito un giudizio di accreditamento condizionato prevedendo che debba essere rivalutata entro un biennio. Gli altri atenei saranno valutati tra la fine del 2024 e l’anno 2025 per cui al momento non è opportuno anticipare giudizi.

Davide Scialpi: Parliamo di divari di genere. Le donne incontrano ancora ostacoli nelle carriere accademiche rispetto agli uomini? Quali dati ha raccolto l’ANVUR sui divari di genere e quali misure ha adottato e sta adottando per affrontare il problema del “soffitto di cristallo”? 

Prof. Antonio Uricchio: Nonostante i progressi significativi nell’accesso all’istruzione universitaria, il divario di genere in ambito accademico persiste. Sebbene il numero di donne immatricolate e iscritte ai corsi universitari superi quello degli uomini, si osserva una marcata differenza nella scelta degli ambiti di studio. Le donne tendono a concentrarsi maggiormente nelle aree umanistiche, economiche, giuridiche e sociali, sanitarie e agro-veterinarie, mentre gli uomini dominano nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), evidenziando una segregazione orizzontale che limita la presenza femminile in questi settori. Per quanto riguarda i ruoli di leadership accademica, le donne sono significativamente sottorappresentate, con una presenza nettamente inferiore rispetto agli uomini nelle posizioni apicali, come quelle di rettore e professore ordinario. L’ANVUR ha raccolto dati dettagliati di genere sulle carriere degli studenti, dalle immatricolazioni alla laurea e sui dottori e gli assegnisti di ricerca. Inoltre, ha collezionato dati sul personale docente e non docente delle università, nonché sui direttori generali e i rettori. L’ANVUR ha anche condotto un’analisi di genere sugli enti di ricerca vigilati dal MUR e sugli autori che hanno partecipato alla VQR 2015-2019. I dati evidenziano chiaramente una segregazione verticale delle donne, un fenomeno noto come “glass ceiling” o tetto di cristallo, che ostacola o rallenta la progressione di carriera femminile. Questo scenario sottolinea la necessità di politiche mirate ad aumentare la presenza delle donne nei percorsi STEM e a consentire alle donne meritevoli di avanzare nella carriera accademica. Le politiche di genere all’interno delle università, come i Comitati Unici di Garanzia (CUG) e le normative comunitarie, cercano di ridurre tali disuguaglianze, ma i progressi sono ancora lenti. Il divario di genere riflette una realtà complessa, in cui le donne, pur eccellendo in ambito accademico, affrontano maggiori difficoltà nel mondo del lavoro, specialmente nei settori tecnici e scientifici. È dunque essenziale rafforzare le azioni e le politiche per contrastare le disuguaglianze di genere, promuovendo un ambiente accademico più equo e inclusivo.


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Team Osservatorio Economia