Il Ranking delle Università con perdita costante di iscritti negli ultimi 3 anni (2022-23; 23-24; 2024-25). Perdita di attrattività per Università La Sapienza, IULM, Cattolica, Piemonte Orientale, Tor Vergata, Università di Messina

Cari amici, bentornati a queste latitudini digitali dal vostro Davide Scialpi.
Continuiamo la nostra analisi dello stato dell’arte dell’Università, in particolare di quelle Università che da un lato stanno performando bene in termini di crescita costante di iscritti negli ultimi 3 anni e dall’altro stanno performando male registrando cali consecutivi di immatricolazioni sempre negli ultimi 3 anni.
Come dettovi a più riprese, per queste analisi tendiamo a considerare il medio periodo come orizzonte di riferimento, e quindi i 3 anni e da quest’anno anche i 4 anni. Vi anticipiamo che il prossimo anno prenderemo in considerazione anche l’orizzonte dei 5 anni. Per fare questa analisi, chiaramente ci affidiamo a i dati certi condivisi dal MUR (ex MIUR) in materia di immatricolazioni 2024-2025
Nelle due analisi iniziali o precedenti, quelle da un lato legate ai casi più entusiasmanti e dall’altro ai casi più preoccupanti, vi abbiamo segnalato rispettivamente l’ascesa dell’Università di Roma Tre che da 4 anni è in crescita costante di iscritti e dall’altro il caso dell’Università Bicocca in perdita costante di iscritti da 4 anni a questa parte. A cui si uniscono il Politecnico di Torino e anche l’Università Ca’foscari di Venezia.


Entriamo anche in questo caso nel merito e condividiamo quelle che sono le università che fanno registrare perdite costanti e consecutive di iscritti negli ultimi 3 anni. Tra queste spiccano i nomi di alcune big: l’Università La Sapienza di Roma; l’Università Cattolica del Sacro Cuore; lo IULM di Milano.
Queste Università, da 3 anni a questa parte e quindi dall’anno 2022-2023 al 2023-24 fino ad arrivare al 2024-25 hanno fatto registrare una perdita costante di immatricolazioni – iscritti.
Oltre a queste Università a registrare perdite consecutive di iscritti negli ultimi 3 anni ci sono anche l’Università LIUC, Roma Foro Italico, Università di Messina, Università della Basilicata, Piemonte L’Orientale, Università di Napoli L’Orientale, Roma Tor Vergata.

Come potete notare, le Università arrivano da diverse aree geografiche. Quindi non si può parlare di calo delle nascite o costo della vita. In più, va puntualizzato che 4 di queste università: CATTOLICA, IULM, LIUC, CA’FOSCARI sono non-statali.
In più, i numeri della SAPIENZA o CATTOLICA sono molto grandi e non si possono fare comparazioni – benchmark con IULM o LIUC che hanno numeri molto piccoli. LIUC soprattutto.
Le cause? Variegate e tutte da indagare a fondo: fattori demografici, certo, ma fino ad un certo punto. Incidono, infatti, l’evoluzione della competizione tra atenei, su scala locale-nazionale-internazionale e telematica, e con altri enti formativi non universitari e con percorsi professionali non legati alla formazione e, quindi, l’evoluzione delle preferenze formative e professionali dei giovani, la percezione di valore dell’offerta didattica, e, non da ultimo, dinamiche territoriali e di accessibilità economica .
Un caso emblematico è quello de La Sapienza di Roma. Forse quello più rilevante.
Parliamo di un ateneo storico, prestigioso, quello diretto dalla Rettice POLIMENI, con una tradizione accademica consolidata, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Un pachiderma. Tuttavia, la sua eccessiva grandezza potrebbe oggi rappresentare anche un limite. Quel limite che con ogni probabilità le sta sottraendo attrattività.
Una struttura quasi ministeriale, quella della Sapienza, con decine di facoltà e sedi distribuite su un’area vastissima, rischia di far perdere quel senso di appartenenza e quella dimensione “a misura di studente” che oggi sono diventate centrali per chi sceglie un’università.
L’esperienza universitaria oggi, infatti, non è più solo didattica, culturale e curriculare: è un esperienza fatta di servizi, orientamento, digitalizzazione dei processi, relazione con i docenti e qualità della vita nei campus. L’organizzazione interna, l’accessibilità dei servizi e la chiarezza della comunicazione sono ormai elementi fondamentali per rendere un’università non solo “prestigiosa”, ma anche attrattiva e realmente inclusiva.
In questo senso, è possibile che la Sapienza stia pagando un prezzo organizzativo e strutturale, che si riflette in un calo progressivo delle immatricolazioni. Calo progressivo di iscritti, i quali riteniamo si stiano spostando verso l’Università di Roma Tre in maniera significativa al punto da essere diventata nel giro di 2 anni la 2° Università di Roma superando la cosiddetta Uniroma2, ovvero Tor Vergata che è anch’essa un pò in una fase di perdita di attrattività probabilmente penalizzata dalla posizione geografica un pò decentrata rispetto a Roma Tre.

In altre parole, quei 1500 iscritti in più che Roma Tre ha guadagnato negli ultimi 4 anni sono un pò quelli che hanno perso sia La Sapienza che Torvergata. La notizia è: C’è una migrazione in corso verso un Università che è dentro Roma e che è più a misura d’uomo, ovvero l’Università di Roma Tre.
In questo gruppetto di Università che stanno attraversando una fase involutiva a livello di attrattività figurano anche Università Statali come l’Università di Napoli L’Orientale, della Basilicata, di Messina, Roma Foro Italico, Università per Stranieri di Siena e L’Università del Piemonte Orientale nonché le non-statali Università Cattolica, Università IULM, Università LIUC di Castellanza, Ca’Foscari di Venezia.
Università Non-Statali che potrebbero stare scontando un cambio di preferenze verso corsi di studi o percorsi professionali e competizioni territoriali, l’accessiblità economiica delle città e dell’Università in termini di fee (anche se Bocconi è ritornata a salire a Milano raggiungendo i 3000 iscritti e queste Università pre-menzionate costano tutte meno della Bocconi. Medesimo discorso per la LUISS che ha raggiunto i 2400 iscritti. Quindi, il discorso dell’accessibilità può lasciare il tempo che trova).
Potremmo dire che le Non-Statali Conosciute non stiano attraversando un bel periodo visto lo stop anche di altri atenei non statali rispetto agli altri anni. Potrebbe essere l’ascesa delle Telematiche o la coperta corta legata alla crisi economica ad aver causato questo down? Le Telematiche potrebbero stare colpendo le Non-Statali più che le Statali. Magari possiamo approfondire anche questa analisi in un prossimo focus.
Quello che però tendiamo a dire è che quando c’è una perdita di iscritti e quindi di attrattività che raggiunge o supera i 3 anni consecutivi il fattore più determinante può essere quello dell’esperienza universitaria vissuta dallo studente e del relativo passaparola che si genera. Escludiamo da discorsi negativi e comparazioni con le big, la LIUC, SIENA STRANIERI, BASILICATA e Roma Foro Italiano che hanno numeri troppo più piccoli anche se il trend che li contraddistingue è al ribasso.
Qui tutti i dati-numeri MUR (ex MIUR) dal 2022 al 2024-25:
- UNIVERSITA’ LA SAPIENZA: 18.018→ 17.367→17.158;
- PIEMONTE L’ORIENTALE: 3669→3557→3460;
- L’ORIENTALE DI NAPOLI: 1301→1275→1076;
- IULM: 2030→1917→1834;
- LIUC: 453→ 446→410;
- BASILICATA: 912→854→803;
- TOR VERGATA: 6.627→5.936→ 5.904;
- ROMA FORO ITALICO: 493→462,→450;
- UNIVERSITA’ DI MESSINA: 4320→4123→4056;
- SIENA STRANIERI: 257→252→249;
- UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE: 8159→7931→7816;
Quanti iscritti hanno perso in 3 anni?
- Sapienza — 860 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono –1.511.
- Tor Vergata — 723 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -1.414.
- Cattolica del Sacro Cuore — 343 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -571.
- Università di Messina — 264 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -461;
- L’Orientale di Napoli — 225 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -251;
- Piemonte Orientale — 209 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -321;
- IULM — 196 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -309;
- Basilicata — 109 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -167;
- LIUC — 43 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -50;
- Roma Foro Italico — 43 iscritti persi; Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono –74;
- Siena Stranieri — 8 iscritti persi. Se teniamo conto del dato 2022 come riferimento, gli iscritti persi sono -13.
Come anticipato, CA’ FOSCARI di Venezia, invece, ha fatto registrare un calo consecutivo degli iscritti da 4 anni a questa parte: 3753→3549→3440→3247 (4 anni di calo).

Questo trend sembra legato principalmente e fondamentalmente all’evoluzione della città:
- Turistificazione intensa: Venezia è diventata un enorme parco turistico, con affitti brevi, locali e servizi pensati per i visitatori, e spazi pubblici spesso sovraffollati.
- Accessibilità economica: Il costo della vita e degli alloggi è elevato, rendendo difficile per molti studenti vivere stabilmente in città come essere umani normali.
- Percezione dell’esperienza universitaria e del contesto ad essa legata: Studiare in un contesto fortemente commercializzato può risultare qualcosa di cringe, surreal e alienante, lontano dall’idea di vita universitaria “tradizionale” e concentrata sullo studio e sulla socialità accademica. Potrebbe addirittura mettere agitazione.
Le grandi Città, per via dell’overtourism e dell’airbnbizzazione, vanno incontro ad una forte perdita di identità sociale, culturale, perdita di significato che le ha rese protagoniste. Si parla di Città senza Cittadini, ma con Turisti o persone presenti temporaneamente. Per Venezia, la questione diventa ancora più pesante.
In sintesi, pur mantenendo una buona o ottima reputazione accademica, Ca’ Foscari potrebbe stare soffrendo della difficoltà di attrarre studenti in una città percepita come meno vivibile, non più normale come le altre e meno accessibile.
Nei prossimi giorni continueremo a condividere dati, analisi e spunti per costruire una fotografia sempre più nitida dello stato dell’università italiana, tra eccellenze in crescita e segnali d’allarme da non sottovalutare.
Restiamo in ascolto del dato, perché il dato certo ci parla. Negli altri ranking, in quelli privati come ad esempio QS, i dati non sono certi, sono valutazioni aleatorie e oltremodo discutibili.
Nella prossima analisi condivideremo i dati sulle Università che stanno facendo meglio registrando crescite costanti e costanti di iscritti da 3 anni a questa parte.
A vostro beneficio vi condividiamo qui tutte le classifiche che abbiamo stilato:
- La Classifica delle Università Attrattive: Link
- La Classifica delle Università Super Attrattive: Link
- La Classifica delle Università Telematiche: Link
- La Classifica delle Università Private-Non-Statali: Link
- La Classifica delle Università in Calo Consecutivo di Iscritti da 3 anni: Link
- La Classifica delle Università in Calo Consecutivo di Iscritti da 4 anni: Link
- La Classifica dele Università Romane: Link
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia

