L’Italia ha i prezzi dell’Elettricità più alti d’Europa (113,3 mvh). Governo Meloni inefficace. Le implicazioni per l’Economia: industria meno competitiva e caro bollette per famiglie

Cari amici bentornati nell’osservatorio economia dal vostro Davide Scialpi.
Con questo approfondimento, siamo qui a condividere con voi una serie di dati e informazioni sui costi dell’energia di Luglio pubblicati nelle ultime ore. Dati che ci danno il quadro della situazione sul perché le nostre imprese, i consumatori e le nostre famiglie sono e saranno sempre più sotto pressione.
Con 113,3 €/MWh, l’Italia si conferma il paese con i prezzi dell’elettricità più alti in Europa. I dati diffusi da Ember–Market Operator mostrano un quadro preoccupante: l’Italia paga molto più dei partner europei.
Basti pensare che in Germania il prezzo è fermo a 90 €/MWh, in Francia a 79,4 €/MWh e in Spagna addirittura a 73,9 €/MWh. All’estremo opposto, la Svezia vanta un costo di appena 29,3 €/MWh, quasi un quarto rispetto a quello italiano.
Perché l’Italia paga di più
Le cause sono strutturali:
- forte dipendenza dal gas naturale, ancora dominante nella produzione elettrica;
- ritardi nello sviluppo delle rinnovabili e delle infrastrutture di accumulo;
- domanda estiva elevata, con picchi legati al condizionamento;
- limitata capacità di importazione dai vicini europei.
Le implicazioni economiche
Industria meno competitiva
→ I settori energivori (acciaio, ceramica, chimica, carta) affrontano costi fino al 30% superiori rispetto ai concorrenti tedeschi o spagnoli, con un impatto diretto sulla competitività internazionale.
Famiglie e PMI sotto pressione
→ Bollette più pesanti riducono il potere d’acquisto dei consumatori e aumentano i costi operativi delle piccole e medie imprese.
Rischio alto di delocalizzazione
→ Alcune imprese potrebbero valutare di spostare la produzione in paesi con energia più economica e stabile.
La sfida per il futuro
Il “primato” italiano evidenzia l’urgenza di accelerare la transizione energetica:
- più rinnovabili,
- migliori infrastrutture di rete,
- interconnessioni più forti con il mercato elettrico europeo.
Solo così l’Italia potrà ridurre la dipendenza dal gas, abbassare le bollette e rafforzare la propria competitività.
Benchmark: Mercato vs Consumatore finale
| Paese | Prezzo mercato (€/MWh) | Prezzo domestico (€/MWh) | Moltiplicatore |
|---|---|---|---|
| Italia | → 113,3 | → 374 | 3,3× |
| Germania | → 90,0 | → 394 | 4,37× |
| Francia | → 79,4 | → 298 | 3,75× |
| Spagna | → 73,9 | → 241 | 3,26× |
| Svezia | → 29,3 | → 131 | 4,47× |
| Austria | → 91,6 | → 360 | 3,93× |
| Cechia | → 93,2 | → 359 | 3,85× |
| Slovacchia | → 99,8 | → 225 | 2,25× |
| Polonia | → 103,4 | → 199 | 1,93× |
| Romania | → 104,8 | → 183 | 1,75× |
| Ungheria | → 103,7 | → 103 | 0,99× |
| Ucraina | → 107,4 | → 58 | 0,54× |
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Con i dati del moltiplicatore, possiamo confrontare non solo i prezzi all’ingrosso (mercato) ma anche i prezzi finali al consumatore domestico e il relativo “moltiplicatore” (quanto cresce il prezzo dall’ingrosso alla bolletta).
→ Elaborazioni “Osservatorio Economia” su Dati Ember – Electricity prices in Europe, July 2025, €/MWh. Data: Ember, Market Operator.
Leggenda:
- Barre blu e arancioni per mercato e consumatore finale.
- Linea verde con cerchi per il moltiplicatore (quanto cresce il prezzo dalla Borsa elettrica alla bolletta).
Cosa emerge
Anzitutto, emerge che Germania e Svezia hanno margini e tasse altissimi/e.
- Nonostante un prezzo all’ingrosso molto basso (Svezia 29 €/MWh), i consumatori pagano oltre 130 €/MWh.
- In Germania il divario è ancora più evidente: 90 €/MWh all’ingrosso → 394 €/MWh in bolletta.
- Qui incidono pesantemente tasse, oneri di rete, contributi per la transizione energetica.
L’Italia si caratterizza per costi alti già al mercato
- Il prezzo di partenza (113 €/MWh) è già il più alto d’Europa.
- Anche se il moltiplicatore (3,3×) è più basso della Germania, il risultato finale è comunque tra i più onerosi per i consumatori.
L’Europa dell’Est (Romania, Polonia, Slovacchia) si caratterizza per margini contenuti
- Moltiplicatori intorno a 1,7–2,3×: significa che lo Stato o le utility trattengono margini ridotti, spesso con politiche di sussidio o regolamentazione dei prezzi al dettaglio.
L’Ungheria e Ucraina si caratterizzano per prezzi calmierati
- Ungheria: 103,7 €/MWh sul mercato, ma i consumatori pagano quasi lo stesso (103 €/MWh).
- Ucraina: addirittura sotto il costo di mercato (58 €/MWh).
- Evidente presenza di controlli tariffari e sussidi pubblici.
Come potete notare, si vede chiaramente il divario tra paesi come Germania/Svezia (moltiplicatori altissimi) e Ungheria/Ucraina (prezzi calmierati).
In breve
- Germania e Svezia → alti prezzi domestici nonostante mercati convenienti, per via di fiscalità e oneri di sistema.
- Italia → doppio problema: prezzo di mercato più caro + prezzo finale molto alto → penalizza sia industria che famiglie.
- Ungheria e Ucraina → prezzi domestici artificialmente bassi grazie a sussidi, ma con rischio di insostenibilità finanziaria per lo Stato e le utility nel medio-lungo termine.
Che dire, amici. Ci sembra che questo Governo non riesca a farsi rispettare e sembra essere oltremodo inefficace. Il problema del costo dell’energia alto va avanti da troppo tempo. Se un paese ha i costi e i prezzi dell’elettricità più alti, l’economia e quindi le imprese e il potere d’acquisto dei consumatori ne risentiranno.
