Industria in agonia: 24 mesi di calo consecutivo. Sprofonda il Manifatturiero. Crollano Automotive (-37%) e Tessile (-12.3%). Economia Italiana a rischio Recessione.

Cari amici, ben tornati e ben ritrovati nell’Osservatorio Economia, un saluto dal vostro Davide Scialpi.
Nella precedente analisi vi abbiamo spiegato e descritto che la situazione dell’Economia Italiana è tragica dandovi il quadro clinico della situazione, per usare una metafora medica. Il paziente Italia è messo male sui valori economici, quasi tutti negativi.
Ebbene, nuovi dati, nuovi conferme sul fatto che l’industria italiana continua la sua discesa inarrestabile. Secondo i Dati pubblicati dall’Istat, a gennaio 2025 la produzione industriale ha registrato un ulteriore calo dello 0,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, portando a 24 i mesi consecutivi di declino. Un Dato che conferma la crisi strutturale del comparto produttivo nazionale, con ripercussioni sempre più gravi sull’economia del Paese.
Segnali di ripresa o illusione temporanea?
Se da un lato il dato tendenziale conferma un quadro preoccupante, su base mensile si registra un incremento del 3,2% rispetto a dicembre 2024. Un miglioramento guidato principalmente dai beni strumentali (+4,1%), dai beni intermedi (+4,0%) e dai beni di consumo (+2,6%). Tuttavia, questa crescita non è sufficiente a invertire il trend negativo, soprattutto considerando la continua contrazione del settore energetico, che ha subito un calo del -3,4%.
Automotive e Tessile in caduta libera
Il settore manifatturiero appare sempre più fragile. L’Automotive, un tempo pilastro della produzione italiana, ha subito un crollo del 37% su base annua, segnando una delle peggiori performance dell’ultimo decennio. Anche l’industria tessile e dell’abbigliamento continua la sua parabola discendente, con un calo del 12,3%. In controtendenza, invece, la produzione farmaceutica, che ha registrato una crescita significativa del 21,7%, dimostrando una certa resilienza rispetto alla crisi generale. Positive anche industria del legno, della carta e stampa (+6,2%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+4,3%). Flessione ampia si rileva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-13,1%) e nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,2%).
Un 2024 disastroso e un 2025 (futuro incerto) verso la Recessione Economica
Il 2024 si è chiuso con una contrazione media della produzione industriale del 3,5%, un dato che riflette le difficoltà strutturali del comparto. La debolezza del settore manifatturiero è aggravata da fattori esterni quali tensioni geopolitiche, la crisi tedesca da gas (costi energia + esposizione su mercato cinese) e transizione green 5.0-4.0, possibili nuovi dazi commerciali, una gestione incerta dei fondi di recupero post-pandemia dell’Unione Europea, una gestione inefficace della Politica Economica e dello sviluppo economico da parte del Governo Meloni nonché i blocchi e ritardi creati da burocrati e associazioni di settore insieme con il livello basso delle Istituzioni Formative sul tema (dedite più a fare business personali che ad allinearsi alle esigenze delle imprese e a formare correttamente).
Una cosa è certa per il Manifatturiero e per il Nord Produttivo le cose si mettono molto male. La Germania è profondamente malata e questo avrà profonde conseguenze. Non dico che siamo al funerale del Manufacturing per l’Italia ma siamo più o meno lì. Giorgetti e Urso non girano, non hanno idee e soluzoni. Suggerire riconversioni verso altri settori come Cyber Security, Blue Economy, Difesa, Crescita dal giorno alla mattina ha poco senso ed è un pò da inesperti. Le misure tossiche industria 4.0-Nuova Sabatini e transizione 5.0 hanno fatto disastri giganteschi. E’ tempo di staccare la spina. Sul piano sovrannazionale, l’UE ha provato a mascherare il tutto ribrandizzando il green deal con un piano chiamato Industry Clean. Il che, però, non cambia la sostanza. Cambia il naming dei progetti, i piani e i risultati sono i medesimi. La Deindustrializzazione è ormai realtà.
Le prospettive per il 2025 rimangono tutt’altro che rosee. Le nostre previsioni indicano una crescita economica modesta, con stime comprese tra lo 0,2% e lo 0,7%, in linea con il tasso di crescita dello 0,7% registrato nel 2024. Se il settore produttivo non riuscirà a trovare un nuovo slancio, il rischio di una recessione economica sempre più profonda diventerà una minaccia concreta per il sistema Paese.
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
