Industria italiana in difficoltà. Produzione ancora in calo: -0,9% su base annua. I dazi di Trump alimentano l'incertezza

7
Ago

Economia Industriale Italiana in affanno. Persiste calo della produzione: -0,9% su base annua. Con Dazi Trump cresce incertezza tra investitori e consumatori

Cari amici, bentornati nell’Osservatorio Economia.

Secondo le ultime stime diffuse dall’Istat, la produzione industriale italiana a giugno 2025 mostra una dinamica contrastata: l’indice destagionalizzato registra un aumento dello 0,2% rispetto a maggio, ma sul fronte tendenziale, ovvero rispetto a giugno 2024, si evidenzia una flessione su base annua dello 0,9%.

L’andamento mensile positivo conferma una lieve ripresa nel breve periodo, mentre il dato annuo conferma la persistenza di una fase di rallentamento per il settore industriale, che nel complesso del primo semestre 2025 evidenzia un calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.

I settori trainanti e quelli in difficoltà

L’analisi per settori rivela alcune note di crescita particolarmente significative nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,7%), nelle attività estrattive (+6,2%) e nella fornitura di energia elettrica (+4,7%). La produzione di energia nel suo complesso registra un aumento tendenziale ancora più marcato, pari al 7,3%.

Al contrario, i comparti maggiormente in difficoltà risultano essere quello tessile e dell’abbigliamento, che subisce un calo tendenziale dell’8,0%, confermando una crisi strutturale che ha portato a una perdita di produzione dell’8,1% nel primo semestre. Seguono la produzione di prodotti chimici (-3,2%), la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e la metallurgia (-3,0% per entrambi i settori), oltre alla fabbricazione di mezzi di trasporto (-1,5%).

Tipologia di beni: consumi e investimenti in stallo

Nel mese di giugno, la produzione dei beni di consumo diminuisce dello 0,9% rispetto a maggio, mentre quella dei beni intermedi e dei beni strumentali registra un modesto aumento dello 0,2% e dello 0,1% rispettivamente. Tuttavia, su base annua, si osserva un calo per i beni strumentali (-1,4%), intermedi (-2,1%) e di consumo (-3,0%), mentre soltanto la produzione di energia segna una crescita significativa (+7,3%).

I dati diffusi confermano un quadro industriale in cui i settori energetici e legati alle materie prime continuano a mostrare dinamismo, probabilmente sostenuti da fattori globali e di mercato specifici. Al contrario, i settori più tradizionali e orientati al consumo, in particolare il tessile e l’abbigliamento, affrontano una fase di difficoltà, forse legata a cambiamenti nella domanda interna ed estera e a fattori strutturali di competitività.

La lieve crescita mensile rappresenta un segnale timido di inversione del trend, ma il calo su base annua rimanda la necessità di interventi mirati per rilanciare i comparti più in sofferenza e sostenere un ritorno a una crescita stabile del settore industriale nel medio termine.

Cresce l’incertezza con i dazi di Trump: quali scenari per l’economia italiana ed europea?

Due parole sulla negoziazione commerciale brutale chiusa da Trump, che prevede nuovi dazi su alcune categorie di beni europei (in particolare del comparto manifatturiero e agroalimentare), e quindi sulle implicazioni che questo genera. Anzitutto, potrebbe innescare una nuova fase di tensione commerciale tra USA ed Europa. Il che non aiuta nessuno.

Per l’Italia, che vanta una forte vocazione all’export di beni industriali a valore aggiunto (meccanica, moda, alimentare), l’introduzione di barriere tariffarie rischia di tradursi in un rallentamento della domanda estera, soprattutto verso un mercato strategico come quello americano.

Anche a livello europeo si teme una spirale protezionistica: le imprese potrebbero rinviare investimenti e assunzioni, mentre i consumatori, colpiti da un possibile aumento dei prezzi sui beni importati o da un clima di sfiducia, potrebbero ridurre la spesa.

Nel complesso, se l’Unione Europea non riuscirà a negoziare contromisure efficaci o accordi di riequilibrio, il rischio è quello di un raffreddamento della crescita già debole, con ripercussioni su occupazione, consumi e investimenti.

Siamo ormai al 30 esimo mese di calo della produzione industriale su 32 mesi di Governo Meloni. Il mondo maniffatturiero non esiste praticamente più. Il Ministro Urso non sembra avere alcuna idea su come favorire lo sviluppo economico del paese e gestire l’economia industriale. Suggeriamo di trovare delle soluzioni rapide e che producano impatto con esternalità positive ma non perda tempo con chi propone robe fumose come Made-In-Italy circolare-quadrangolare-rettangolare. Quella è fuffa. Giusto valorizzare il Made-In-Italy ma sul piano della concretezza. Le astrazioni non vanno bene. Si concentri sui fondamentali: supportare le imprese.

Per quanto riguarda il MInistro Giorgetti, se non si hanno idee in termini di politiche economiche (perché lui è competente solamente in materia di conti, bilanci), ceda il posto ad altri. Questo governo non ha implementato politiche economiche efficaci al momento. I dati esposti lo dimostrano. La negoziazione sui Dazi è stata letteralmente persa e ha denotato totale incompetenza e mancanza di idee e di strategia sull’economia. Bene solo sulle nomine di alcuni cda delle partecipate, male sulla trasformazione digitale e male sullo sviluppo economico.

In altre parole, serve un cambio di passo.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia