Il problema dei Senatori a Vita: Una presenza Non-Democratica e, in alcuni casi, poco etica nel Parlamento Italiano.

16
Ago

Il Problema dei Senatori a Vita: Una presenza Non-Democratica e, in alcuni casi, poco etica nel Parlamento Italiano. Da rimuovere.

Cari amici, bentornati nel Canale Ufficiale dell’“Osservatorio Economia” dal vostro Davide Scialpi.

In questa nuova analisi, ci concentreremo su un aspetto di carattere politico legato al nostro Parlamento e alla sua composizione.

Come sapete, il nostro Parlamento è composto da 2 camere: quella dei Deputati e quella dei Senatori.

Nella Camera dei Senatori, da molti anni sono state istituite delle figure chiamate Senatori a vita. Previsti dalla Costituzione italiana (art. 59) e aventi gli stessi poteri dei Senatori Tradizionali, tali “Senatori a vita” sono nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario e non solo che costoro avrebbero conseguito.

E’ giocoforza rilevare, in tal senso, che sebbene l’intento originario di tale ruolo istituzionale fosse estremamente nobile, ovvero garantire la presenza di personalità di grande valore morale e intellettuale in Parlamento, tale figura OGGI appare più che mai appannata ed obsoleta nonché non corretta, insensata, poco in linea con i principi di rappresentatività democratica e in alcuni casi poco etica per tutta una serie di ragioni che andiamo qui di seguito ad enucleare.

Partendo dal fatto che chiunque potrebbe obiettare sui reali meriti di chi viene nominato Senatore a vita ed è giusto chiedersi perché taluno o talaltro individuo venga o meno nominato Senatore a vita, bisogna analizzare la presenza di queste figure anche in funzione di evoluzioni nonché rispetto a quello che fondamentalmente è stato, a conti fatti e nella pratica, il loro operato dopo che questi hanno acquisito tale prestigiosa investitura.

Sì perché molto banalmente se uno viene nominato Senatore a vita, viene pagato dallo Stato e anche bene (20k lordi al mese? siamo lì), ha potere di voto sulle politiche pubbliche e poi persegue anche delle attività imprenditoriali per conto proprio e per conto di enti che beneficiano di queste presenze a danno di altri enti, bè allora, scusate, è proprio una presa in giro.

Ma cominciamo dalle evoluzioni che hanno spinto un pò tutti a riflettere sempre più sulla presenza, sul potere e sull’utilità di queste figure negli ultimi anni.

Partiamo da qui. Come ben sapete, Il taglio dei Parlamentari, voluto dal Movimento Cinque Stelle, (taglio che a queste latitudini non si ritiene corretto visto che molte regioni come Basilicata o Umbria hanno oggi pochi rappresentanti in parlamento), ha portato alla riduzione del numero complessivo dei rappresentanti nel Parlamento italiano lasciando intatto però proprio i controversi e anacronistici Senatori a vita. Figure istituzionali che, nominate dal Presidente della Repubblica per i loro meriti speciali, godono del potere di voto al pari degli altri parlamentari anche se chiaramente non elette democraticamente dal popolo e quindi senza passare dal confronto con gli elettori nelle urne. Aspetto, quindi, che merita una riflessione profonda: grosso errore. Come mai questo non è avvenuto?

Capite bene che ci troviamo di fronte ad un anacronismo nell’Assetto Istituzionale Moderno. In un contesto politico moderno, dove la rappresentanza elettiva è considerata uno dei pilastri fondamentali della democrazia, la presenza di tali senatori non eletti dal popolo ma con poteri di voto è anacronistica, insensata o counterintuitive come direbbero gli inglesi. Questo, poi, diventa particolarmente ancora più pesante dopo il recente taglio del numero dei parlamentari, che ha reso il peso del voto di ogni singolo senatore e in particolare di un senatore a vita ancora più rilevante e determinante.

Io, voi, noi tutti veniamo bombardati giornalmente da esperti di ogni tipo che ci parlano dell’importanza della Democrazia con Libri, in Conferenze, attraverso Organizzazioni e Associazioni Politiche, etc. Poi però nessuno tra questi signori che giocano a fare i paladini della Democrazia si alza in piedi e dice: O guardate che I senatori a vita sono una roba anti-democratica. Chi li ha votati? Chi sono?..Perché sono lì?..Chi rappresentano?..Per chi decidono? Perché decidono in un certo modo?

Viene da chiedersi: Che senso ha quindi inneggiare alla Democrazia se il parlamento stesso, per via di questo aspetto che stiamo analizzando, non la rispecchia in toto al momento?.. Ve lo dico io: nessuno.

L’Influenza che questi Senatori Speciali hanno oggi è oltremodo sproporzionata. E’ lapalissiano e sotto gli occhi di tutti che con la riduzione del numero di senatori, il peso del voto dei senatori a vita è diventato ancora più rilevante. Questi Senatori, pur non essendo eletti da nessuno e quindi non rappresentando direttamente la volontà popolare, possono influenzare in modo decisivo le scelte legislative su tematiche estremamente delicate per il paese da ogni prospettiva. Questo crea un paradosso democratico: personalità rispettabili ma non rappresentative, con un’influenza potenzialmente sproporzionata.

Se il Caso di Liliana Segre può rappresentare una mosca bianca per integrità e significato, si fa molta fatica ad accettare la presenza di figure come Mario Monti o di personaggi come Renzo Piano.

Ma entriamo nello specifico dei Casi di Mario Monti e Renzo Piano.

Gli esempi di Mario Monti e Renzo Piano evidenziano le problematiche legate alla figura dei senatori a vita. Se ci fate caso, nessuno ha mai capito la ragione per la quale Mario Monti sia stato nominato Senatore a vita nel Novembre 2011. I meriti sono sconosciuti ai più. La sua nomina a capo del Governo Tecnico avvenne 2011 per soli 13 mesi. E la sua nomina a senatore a vita qualche giorno prima che fosse incaricato di formare il governo. Sembra quasi che sia stato barattato il seggio in cambio dell’immolamento a Presidente del Consiglio di un Governo che sarebbe diventato sicuramente impopolare oppure forse per dare al personaggio un immagine superiore rispetto agli altri.

Ora, sebbene Monti sia un professore o Presidente di Università come tanti altri, la sua nomina non mi è apparsa giustificata da meriti eccezionali in funzione della sua carriera accademica e politica, sollevando in me profondi dubbi sulla trasparenza, sul tempismo e sull’effettiva motivazione della sua scelta. Qual è la cosa che nel mondo politico o nel mondo accademico cha ha fatto tale per cui gli si deve riconoscere l’investitura?…Trovatela voi perché io non la trovo.

Possiamo dire che sembra arrivata ad orologeria, quasi fosse un operazione di marketing reputazionale dell’ultimo minuto fatta anche un pò male per dare lustro al personaggio.

E’ un fatto che Mario Monti è stato praticamente introdotto nel Parlamento senza passare dalle urne come tutti gli altri senatori a vita. Quindi, in maniera non democratica. Ha poi svolto il ruolo di Presidente del Consiglio per 13 mesi e non per 20 anni. Quindi, per veramente pochissimo tempo. In 13 Mesi si può fare poco e nulla. E non ci e mi sembra abbia né salvato né fatto volare l’Italia. Anzi, a mio parere ha dimostrato di non essere all’altezza del ruolo. Ma questo è un mio giudizio personale da cittadino.

Dalla nomina di Senatore a vita in poi, Mario Monti, superato il Governo Tecnico che ha guidato, ha continuato a svolgere il ruolo di Presidente della Bocconi ( un ente che sulla carta sembra privato ma che in realtà non sembra esserlo perché ogni anno riceve molti milioni di euro dallo Stato. Basta vedere i bilanci). E qui scatta già un bel problema perché, con il titolo di Senatore a Vita e per tanti anni, Mario Monti ha potuto continuare ad sviluppare e a portare avanti gli interessi di un ente come quello della Bocconi. E voi vi chiederete: E’ risultato questo un vantaggio per l’ente di cui faceva parte?.. certo che sì. Un elemento di prestigio non indifferente. Il ruolo di Senatore, oltre che quello di ex Presidente del Consiglio, è un ruolo istituzionale e di relazione e di influenza. Il suo voto va anche sulle Politiche Pubbliche comprese quelle Universitarie. Un conto è avere un Professore normale come Presidente di una Università. Un conto è avere un Presidente che è anche Senatore a vita. Essere sempre presente a dibattiti parlamentari è una cosa non di poco momento da tanti punti di vista soprattutto in fatto di lobbying sia a difesa che in favore dell’ente per cui opera.

Passiamo all’Architetto Renzo Piano.

Renzo Piano, un architetto come ce ne sono tanti altri, è stato nominato senatore a vita nel 2013 per i suoi presunti contributi all’architettura. Di cui francamente, ignoriamo la portata ( scusateci ). Progettare uno stadio di calcio o un ponte ( magari perché politicizzato? ) è una cosa che fanno anche altri architetti. Tuttavia, la sua attività professionale, che ha portato di recente ad un fatturato all’estero di 2.9 milioni di euro, ha inevitabilmente sollevato un vespaio di polemiche e quindi non pochi interrogativi sull’etica e sulla compatibilità tra il suo ruolo pubblico di Senatore a vita e le sue attività private. Si deduce, quindi, che Piano ha chiaramente beneficiato del titolo di senatore a vita accrescendo la propria immagine e influenza rispetto a stakeholder di vario tipo e anche in rappresentanza di un ente universitario?.. a noi sembra proprio di sì. Un operato che è risultato entrare in conflitto con le regole e i principi di integrità e trasparenza legati a una carica di tale prestigio, come già segnalato da altri.

Cosa si deduce?

Deduciamo che il simbolo del Politecnico di Milano, tale Renzo Piano, si diverte a fare soldi all’estero pur non potendo visto il suo titolo di Senatore a Vita. Non un esempio di etica, onorabilità e rispetto delle Istituzioni. Ma di menefreghismo e uso delle istituzioni per fini imprenditoriali propri.

Monti e Piano sono entrambi legati a istituzioni universitarie. Il che può evidenziare come la nomina a senatore a vita possa essere stata utilizzata per rafforzare lo status accademico e professionale a svantaggio di altre istituzioni e per propri vantaggi professionali e imprenditoriali piuttosto che per contribuire al dibattito parlamentare con una visione indipendente e al servizio del bene comune e quindi andando un pò contro il senso e il proposito assegnato a tale ruolo di Senatori a vita.

Qualcuno potrà dire: ma loro sono stati chiamati a ricevere questa investitura. Cosa possono farci?.. D’accordo con voi. Il problema può essere a monte. Ovvero, al momento della scelta da parte di chi ha deciso di investirli di tale riconoscimento perché qualcuno l’avrà fatto. Le implicazioni erano forse non conosciute. E quindi col passare del tempo abbiamo potuto aver e la possibilità di analizzare e valutare tali figure.

Si sono rivelati, a ben vedere, dei meri lobbysti o affaristi che, grazie alla loro posizione e quindi in palese conflitto di interessi e quindi in maniera non etica, hanno poi portato e portano avanti rispettivamente gli interessi delle loro istituzioni o enti oltre che le proprie carriere e interessi personali privati professionali. Questo, sul piano dell’ambito degli enti in cui operano, vuol dire non giocare ad armi pari, non correre la stessa corsa partendo tutti dalla stessa linea ma fondamentalmente usufruire di vantaggi che altri non hanno. Troppo facile così. Le altre istituzioni universitarie sono state danneggiate.

Quello che quindi sosteniamo è che la carica di Senatore a vita può aver senso nel caso di casi come quello di Liliana Segre che di certo non porta avanti alcuna carriera professionale o attività imprenditoriale né rappresenta altri enti. In altre parole, quando non si perseguono carriere o attività professionali ed imprenditoriali di alcuna sorta né quando si rappresentano enti.

Gli esempi, quindi, di Mario Monti e Renzo Piano sono risultati essere più un problema che altro visto ciò che ha comportato nominarli in termini di implicazioni per la società. Ed anche il motivo perché si arriva a segnalare l’esigenza di rimuovere queste figure per il bene del paese.

A loro discapito possiamo dire che sono quelli più noti e più esposti e conseguentemente gli occhi sono finiti più su di loro che su altri.

Al momento i Senatori a vita sono 5. Un numero eccessivamente alto vista la composizione del nuovo parlamento rispetto alla riforma avvenuta. L’Influenza, a livello di voto, risulta essere eccessivamente alta.

Il Ruolo della Rappresentanza Democratica non c’è con I senatori a vita.

In un sistema democratico, i rappresentanti dovrebbero essere eletti dal popolo e rispondere al corpo elettorale. I senatori a vita, per definizione, sfuggono a questo principio. La loro presenza mette in discussione il concetto stesso di rappresentanza, minando la legittimità delle decisioni legislative prese da un organo che dovrebbe rispecchiare la volontà dei cittadini.

La Soluzione? Riforma o Abolizione.

Per affrontare questa problematica, a nostro avviso, si potrebbero prendere in considerazione diverse soluzioni: dalla riduzione dei poteri dei senatori a vita fino alla loro completa abolizione. Una riforma costituzionale in tal senso permetterebbe di allineare il nostro sistema istituzionale con i principi moderni di democrazia rappresentativa, garantendo che ogni voto in Parlamento abbia la stessa legittimità democratica e che a tale titolo non corrisponda potere un pò come succede con le nomine a Cavalieri della Repubblica.

Ecco quindi un elenco veloce di ragioni per le quali i senatori a vita dovrebbero essere rimossi dal Parlamento:

  • Anti-Democrazia: I senatori a vita non sono eletti dai cittadini, il che contrasta con i principi fondamentali della democrazia rappresentativa. Non rispondono al popolo, ma detengono lo stesso potere di voto dei parlamentari eletti.
  • Assenza di Rappresentatività: Non rappresentano nessun gruppo di elettori, il che crea un paradosso nel sistema parlamentare dove ogni rappresentante dovrebbe essere espressione della volontà popolare.
  • Influenza Sproporzionata: In un Parlamento ridotto, il peso del voto di ogni senatore è maggiore. I senatori a vita, quindi, possono avere un’influenza sproporzionata rispetto al loro ruolo non elettivo.
  • Rischio di Strumentalizzazione: Alcuni senatori a vita potrebbero utilizzare il loro titolo per aumentare la propria influenza personale o professionale, come riteniamo alcuni casi recenti tenderebbero a dimostrare.
  • Legittimità delle Decisioni Parlamentari: La presenza di senatori a vita mina la legittimità delle decisioni prese dal Parlamento, poiché include voti di persone che non sono state scelte attraverso un processo democratico.
  • Possibilità di Nomine Controversie: La nomina di senatori a vita può essere influenzata da interessi politici o personali, con il rischio di includere figure non sempre rappresentative dei migliori meriti nel campo sociale, scientifico o artistico, ma che possono diventare strategiche in caso di votazioni su taluna o talaltra questione parlamentare.
  • Incoerenza con la modernità: In un’epoca in cui la trasparenza e la responsabilità politica sono sempre più importanti, la figura del senatore a vita appare anacronistica e fuori luogo.
  • Durata illimitata del mandato: I senatori a vita mantengono la loro carica fino alla morte, senza possibilità di rimozione o revisione del loro operato, il che è contrario al principio di responsabilità e controllo democratico. Non si sottopongono al giudizio delle urne a legislazione conclusa come avviene per gli altri Senatori.
  • Disallineamento con la volontà popolare: I senatori a vita non possono essere rimossi dal popolo attraverso le elezioni, il che li rende una componente fissa e potenzialmente disallineata con le mutevoli esigenze e desideri della popolazione. In altre parole, il popolo se li deve beccare, volenti o nolenti.
  • Impatto Negativo sulla Fiducia dei Cittadini: La presenza di figure non elette con potere legislativo può ridurre la fiducia dei cittadini nelle istituzioni parlamentari, percepite come meno rappresentative e meno democratiche.
  • Potenziale Conflitto di Interessi: I senatori a vita potrebbero avere interessi personali o professionali che influenzano le loro decisioni parlamentari, senza essere soggetti allo stesso livello di scrutinio pubblico dei senatori eletti e godendo del fatto che il loro operato non sarà mai valutato e giudicato nell’urna dal popolo.
  • Erosione della Sovranità Popolare: La figura dei senatori a vita riduce la sovranità popolare, trasferendo parte del potere decisionale a persone che non hanno ricevuto un mandato diretto dagli elettori. Il che crea sfiducia nell’elettore che vede il suo voto contare nulla a fronte di nomine fatte dall’alto.

A tali ragioni, aggiungo altre considerazioni. Ovvero che a me personalmente è sembrato che con queste figure, in alcuni casi, si sia voluto più che altro impressionare la gente proponendo persone normali come supereroi creando una sorta di mitizzazione e superiorità che nei fatti non c’è visto anche il modo di operare venuto fuori di alcuni di questi. Ovvero dei simboli che per alcuni casi come Liliana Segre può essere anche comprensibile. Ma che per altri, come nel caso di Monti e Piano, viste le evidenze, proprio no. Non ce ne vogliate.

Qui quindi la nostra doglianza, se così si può chiamare.

Rimuovere i senatori a vita dal Parlamento sarebbe, quindi, un passo importante verso un sistema politico più trasparente, responsabile e in linea con i principi della democrazia rappresentativa. Noi ce li aspettavamo come dei simboli della correttezza e dell’integrità. Così non è andata. L’esperienza è stata drammatica.

Il ruolo dei senatori a vita, seppur nato con buone intenzioni, non ha mai rispecchiato le esigenze di un sistema democratico moderno né in alcuni casi s’è potuto implementare secondo logiche di correttezza istituzionale. In un momento in cui il Parlamento ha già subito una significativa riduzione dei suoi membri eletti, la permanenza di figure non elette come i senatori a vita diventa ancora più problematico. È giunto il momento di affrontare questa questione con coraggio, per garantire che ogni voce in Parlamento sia espressione diretta del volere popolare. VOX POPULI, VOX DEI.

Alla luce di quanto detto, a fronte del taglio dei parlamentari e di altre ragioni sopra elencate, la nostra sintesi è un pò questa: ANCHE I SENATORI A VITA VANNO RIMOSSI dal PARLAMENTO.

La nostra analisi è basata su evidenze e sulle implicazioni legate ai ruoli verificatesi nel corso degli anni che ci permettono di arrivare a queste considerazioni e conclusioni.

Un saluto.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia