16
Set
Economia, Sen. Mario Turco (M5S): “Le politiche restrittive del Governo Meloni ci stanno conducendo alla “Decrescita”.”

Cari amici, benvenuti e bentornati sul canale ufficiale dell’Osservatorio Economia.
Come molti di voi sanno, l’Italia sta attraversando una fase cruciale nel suo percorso politico ed economico. A 2 anni di distanza dall’insediamento a Palazzo Chigi, l’operato del Governo Meloni, con le sue scelte in ambito economico e sociale, è sempre più sotto la lente di ingrandimento.
I salari stagnanti, l’aumento drammatico delle morti sul lavoro e il crollo della produzione industriale sono solo alcune delle sfide urgenti che il paese deve affrontare. A rendere il quadro più complesso ci sono l’annoso caso dell’ex ILVA e la controversa questione dell’autonomia differenziata.
Per esplorare queste questioni e le loro implicazioni, abbiamo intervistato il Senatore Mario Turco, Vice Presidente del Movimento Cinquestelle, Già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Conte 2, Economista, Professore Universitario di Economia, Dottore Commercialista.
In questa intervista esclusiva, il Senatore Turco analizza criticamente le attuali politiche del governo e le problematiche economiche, offrendoci uno sguardo approfondito sui problemi del lavoro nonché le soluzioni e le prospettive future per l’Italia e per la Puglia al fine di garantire una società più giusta ed inclusiva e favorire una crescita economica sostenibile.
Sen. Mario Turco (M5S): “Le politiche restrittive del Governo Meloni ci stanno conducendo alla “Decrescita”.”
Il Senatore approfondirà anche la sua visione della società, il percorso politico che ha deciso di intraprendere e le attuali future direzioni del Movimento Cinquestelle.
Un’intervista fondamentale per chi desidera comprendere il complesso scenario politico ed economico dall’esclusiva prospettiva di un leader e policy maker con profonde competenze in campo economico.
INTERVISTA Q&A con il Senatore MARIO TURCO, (Vice Presidente del Movimento Cinquestelle, Già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Economista), sull’operato del GOVERNO MELONI, IL LAVORO, Il CASO EX ILVA, IL FUTURO DELLA PUGLIA.
Davide Scialpi: Senatore Turco, sono passati praticamente 2 anni dall’insediamento del Governo di Centro Destra a Palazzo Chigi. Come giudica l’operato del Governo Meloni fino a questo momento?
Sen. Mario Turco: “Il Governo Meloni è stato in grado di attuare esclusivamente politiche restrittive che ci stanno conducendo alla “decrescita”. Ci aspettiamo una nuova Manovra lacrime e sangue, specie dopo le ultime bugie proferite, in diverse occasioni, dalla Presidente del Consiglio e dai suoi Ministri. È falso, per esempio, che aumenterebbe il potere d’acquisto degli italiani grazie al taglio del cuneo, visto che Eurostat ci dice che nel 2023 è calato il reddito reale degli italiani, con un divario di oltre 17 punti rispetto alla media europea, e visto che l’Ocse ci aveva già detto a luglio che lo stesso reddito reale degli italiani è calato del 6,9% rispetto alla fine del 2019, con l’Italia ultima nell’Eurozona. In entrambi i casi, naturalmente, i redditi hanno ceduto a causa della mostruosa inflazione del 14% del biennio 2022-2023 di fronte alla quale il Governo Meloni non ha mosso un dito. Non è vero, poi, che l’Italia cresce più degli altri Paesi, visto che il 2023 si è chiuso con un PIL italiano al +0,9%, pari a quello della Francia, inferiore a quello di Spagna e Portogallo e unicamente superiore a quello della Germania, alla prese con un grande progetto di riconversione della sua economia. In più, anche qui sulla base di dati Ocse e Eurostat, risulta chiaramente che nel secondo trimestre 2024 il +0,2% di crescita del Pil italiano è stato inferiore alla media dell’Ue a 27 (+0,3%), alla media dell’Eurozona (+0,3%) e alla media dell’Ocse (+0,5%). Non è vero, inoltre, che è stato il Governo Meloni a ottenere il record di occupazione dai tempi di Garibaldi, visto che la curva dell’occupazione è in crescita ormai dal 2021 e che adesso è soprattutto trainata dall’occupazione degli over 50. Segno evidente che l’occupazione cresce perché i tagli alle pensioni inflitti dalla Meloni non stanno facendo andare più nessuno in pensione, trasformando i cittadini in schiavi del lavoro. È semplicemente un effetto ottico, quindi, alimentato anche dal fatto che nella curva sono compresi anche i lavoratori in cassa integrazione fino a tre mesi, le cui ore sono letteralmente esplose nel 2024 (+27%), e coloro che hanno lavorato anche un solo giorno. Per concludere, non è vero che grazie alla Meloni l’Italia è diventato il 4° esportatore mondiale, visto che a questo risultato l’Italia è arrivata negli ultimi 10 anni grazie a una crescita costante. Per non parlare del fatto che enfatizzare troppo il modello basato sull’export significa non capire che, a fronte di un surplus della bilancia commerciale, c’è un deficit di domanda interna e di consumi, cosa che sta appunto accadendo nell’Italia della Meloni, con conseguente penalizzazione per milioni di piccole e medie imprese. Invece di dire inesattezze, la Meloni pensi anche agli altri dati negativi anche si è guardata bene dal commentare nelle sue ultime uscite in tv: solo il 20% del Pnrr messo a terra, con agghiaccianti rilievi da ultimo mossi dalla Corte dei conti Ue; 18 mesi consecutivi di calo della produzione industriale su base annua; una crescita che per il 2° anno consecutivo sta risprofondando verso lo 0 virgola, con conseguente record del debito pubblico, vicino oramai ai 3.000 mila miliardi. Di fronte a questi dati siamo molto preoccupati”.



Davide Scialpi: Parliamo di Lavoro. I Salari in Italia sono fermi da tantissimi anni. Non crescono. L’Inflazione sta contribuendo ancora di più ad erodere il potere d’acquisto di persone e imprese. Secondo lei, come potrebbe l’Italia affrontare efficacemente il problema dei salari bassi per ridurre la povertà crescente? Quali misure concrete proporrebbe?
Sen. Mario Turco: “La scorsa estate siamo riusciti a raccogliere decine di migliaia di firme alla petizione per chiedere al Governo di introdurre un salario minimo in favore di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. Come sempre accade, il Governo Meloni si è lavato le mani delle istanze dei cittadini, ma per fermarci ci vuole ben altro. Per questo abbiamo depositato in Cassazione una proposta di Legge di iniziativa popolare, al fine di assicurare una retribuzione equa a chiunque presti lavoro. Tale testo può essere sottoscritto da tutti i cittadini maggiorenni, e se superiamo le 50mila sottoscrizioni il Parlamento sarà tenuto a discutere la proposta. L’urgenza dell’introduzione di un salario minimo per tutte le categorie più fragili ci impone di agire con determinazione e tenacia, non fermandoci dinnanzi a un Governo sordo e muto quando si tratta di sostenere i cittadini: abbiamo il dovere di ridare dignità a quasi 4 milioni di lavoratrici e lavoratori e contrastare il dumping sociale di alcune multinazionali e non solo. Per quanto riguarda la perdita di potere d’acquisto degli italiani, dovuta alla stagnazione dei salari, riteniamo che bisogna diminuire la tassazione sul lavoro, recuperando tali risorse dagli extraprofitti maturati da banche, assicurazioni, industria bellica e speculazioni finanziarie.“


Davide Scialpi: Le morti sul lavoro sono in aumento. Come giudica l’approccio del Governo Meloni rispetto alla questione delle morti sul lavoro e quindi della sicurezza dei posti di lavoro? Quali misure concrete propone per affrontare tale problema e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia?
Sen. Mario Turco: “Lo scorso anno, nel nostro Paese, sono morte sul lavoro 1.041 persone. Quasi 3 al giorno. Secondo l’Inail, nei primi sei mesi del 2024 le denunce di infortunio con esito mortale sono state 469 (+4,2% rispetto al pari periodo del 2023) e sono aumentate le patologie di origine professionale denunciate: 45.512 (+19,6%). Dietro a questi freddi numeri, però, ci sono i volti e le storie di uomini e donne e delle loro famiglie. È giunto il momento di prendere atto – a tutti i livelli – che le morti sul lavoro sono un’emergenza nazionale. Fra il 1983 e il 2018 il lavoro, fondamento della nostra Repubblica, ha ucciso più della criminalità organizzata: sono stati infatti oltre 55mila i cittadini che hanno perso la vita mentre si trovavano in fabbrica o nei campi contro i 6.681 caduti per mano di mafia, camorra, ‘ndrangheta. È dunque evidente, e non più rinviabile, la necessità di interventi eccezionali per fermare la scia di sangue che scorre da Nord a Sud. La politica ha il dovere di chiedersi cosa fare. Prima di tutto, occorre agire dal lato della prevenzione aumentando il numero degli ispettori del lavoro e quindi dei controlli, ma anche insegnando ai nostri ragazzi, fin dall’età scolare, l’importanza della cultura della sicurezza sul lavoro e il rispetto della vita umana. Il 17 ottobre 2022, alla Camera, abbiamo presentato una proposta di legge (prima firmataria Valentina Barzotti) che procede in questa direzione, ma maggioranza e governo l’hanno affossata sostituendola con un provvedimento vuoto che non risolve nulla. In secondo luogo, bisogna per far si che i familiari delle vittime ottengano giustizia, allontanando lo spettro della prescrizione. Per questo, al Senato abbiamo depositato, a mia prima firma mia e del collega Luca Pirolini, 2 disegni di legge: uno per introdurre il reato di omicidio sul lavoro e un altro – già proposto nella XVIII legislatura – per istituire una Procura Nazionale del Lavoro. Serve, difatti, un sistema di prevenzione e sanzionatorio che scongiuri la possibilità che i datori di lavoro violino deliberatamente gli obblighi di legge al fine di ridurre i costi e aumentare il profitto, provocando per colpa infortuni mortali e lesioni ai loro dipendenti. Allo stesso tempo, va costituito un pool di Magistrati specializzati nel fronteggiare queste tipologie di reati.”



Davide Scialpi: Come valuta l’impatto dell’Autonomia Differenziata sul futuro dell’Italia? Qual è la sua posizione? Quali i rischi che corre il paese? Quali effetti prevede per le regioni più deboli?
Sen. Mario Turco: “Si tratta di un ritorno al Medioevo, dove ogni regione diventa un piccolo staterello feudale. Si realizza così un vecchio pallino della Lega di Bossi, ossia la secessione dei ricchi dai poveri. A perdere sarà l’intero Paese, non solo il Mezzogiorno. Si tratta di un vero e proprio attacco all’unità nazionale e ai criteri di solidarietà e sussidiarietà che ispirarono la nascita della Repubblica. Il Sud deve presentarsi coeso dinnanzi a un Governo che, con il suo endorsement, rischia di trasformare i territori più poveri e in emergenza sociale, in veri e propri “satelliti” delle Regioni più ricche e sviluppate del Nord del Paese. Per quanto riguarda i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), chi sostiene l’autonomia parla di prestazioni al minimo sindacale, ma per noi questa è pura follia. È compito della centralità dello Stato accompagnare la pubblica amministrazione in un percorso di crescita virtuosa, offrendo ai cittadini servizi del miglior livello possibile e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sanità, istruzione, trasporti e tanti altri temi risultano emergenziali per la risoluzione della Questione Meridionale, e ricalcolare i Lep sulla base della spesa storica non potrà che svantaggiare ulteriormente le Regioni più fragili e, di conseguenza, diminuire il peso del nostro Paese nel mercato globale. In particolare, stando ai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, nel 2021 la mobilità sanitaria interregionale in Italia ha raggiunto un valore di 4,25 miliardi di euro, con un +27% rispetto all’anno precedente. Questa “migrazione”, ovviamente, avviene perlopiù a carico dei residenti di Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Lazio e Abruzzo verso le Regioni del Nord. Si tratta di un fenomeno che, da sé, offre la cartina al tornasole del gap infrastrutturale che andrebbe ad acuirsi laddove il centrodestra riuscisse nel suo intento di riformare i pesi degli enti territoriali. Come M5S continueremo a batterci contro il Ddl Calderoli sull’autonomia differenziata, anche attraverso lo strumento referendario, in quanto non possiamo permettere che si accentui la frattura fra Nord e Sud Italia, con particolare riguardo alla materia sanitaria e non solo.”

Davide Scialpi: Capitolo Ex ILVA – Acciaiere d’Italia. Come il Governo Meloni sta affrontando la questione Ex ILVA? Quali le soluzioni per risolvere i problemi ambientali (impatto ambientale) e sanitari (qualità dell’aria) che questo stabilimento produce? Il processo di decarbonizzazione ci sarà e soprattuto servirà? Ci aiuti a comprendere di più le dinamiche industriali.
Sen. Mario Turco: “Su ex Ilva ci siamo naturalmente posti contro la decisione del Governo di voler proseguire con la produzione a carbone. Inoltre, abbiamo subito manifestato contrarietà al riesame Aia, scaduto e non rinnovato, che prevede l’incremento dell’utilizzo degli altiforni e, addirittura, di trasformare l’Afo2 in un inceneritore. E sul bando di gara proposto dal Ministro Urso che non tutela ambiente, salute e lavoro, reputo che la nostra posizione sia lapalissiana. La verità è che la politica dovrebbe fare fronte comune per rilanciare il Cantiere Taranto introdotto dal Conte II ai fini della riconversione economica, sociale e culturale del territorio, mentre l’unica visione del Governo Meloni è quella di produrre e “fatturare”, utilizzando il siderurgico tarantino come lo sfogatoio di tutte le crisi industriali nazionali. Processo di decarbonizzazione? L’attuale Governo Meloni non ha la minima intenzione di attuarne uno, in barba alla Sentenza della Corte Ue dello scorso luglio che non usa mezzi termini affermando che: “in caso di pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute umana, l’esercizio dell’acciaieria ILVA dovrà essere sospeso”. Il M5S da sempre chiede la chiusura di tutte le fonti inquinanti e l’introduzione di una Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (Viias), presente in un ddl a mia prima firma depositato in Senato, quale presupposto logico-giuridico per la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Attuare questo sistema di prevenzione significherebbe anteporre la valutazione di rischio ambientale e sanitario e non posporla come avviene oggi, quando purtroppo il danno è compiuto. In più, chiediamo che questo sia esteso a tutti i siti industriali d’interesse strategico nazionale a forte impatto ambientale e sanitario. Lo strumento della Viias è fondamentale per realizzare processi produttivi realmente ecosostenibili. Infine, chiediamo da sempre di revisionare i limiti degli inquinanti di cui al d.lgs. 155/2010, armonizzandoli con le raccomandazioni dell’Oms. Oggi purtroppo il Governo Meloni sul tema Ilva è in un binario morto.”




Davide Scialpi: Per le prossime elezioni Regionali in Puglia ( dove lei è stato eletto ), con ogni probabilità, il PD come candidato proporrà Antonio Decaro. Voi come vi muoverete? Se glielo proponessero, se la sentirebbe di Candidarsi alla Presidenza della Regione Puglia? In caso, quali sarebbero le sue priorità?
Sen. Mario Turco: “Non è ancora il momento di pensare a una tale eventualità. Di certo, però, ripartirei dalla mia attività di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega alla Programmazione Economica e agli Investimenti, maturata nel corso del Governo Conte II. L’implementazione del Cis Capitanata e del Cis Taranto, insieme all’attività progettuale del Cis Brindisi-Lecce sono stati alcuni dei capisaldi della mia attività di governo che hanno permesso alla Regione di godere della presenza di importanti finanziamenti nell’ordine di alcuni miliardi di euro. A questi risultati vanno aggiunti altresì le istituzioni delle zone franche doganali, nonché l’apertura delle Università di Medicina di Lecce e Taranto. Reputo che la Puglia abbia grandi potenzialità inespresse. Occorre metterle a sistema e creare un grande distretto industriale, progettuale e di ricerca integrata. Serve rilanciare la sanità pubblica con l’obiettivo principale di fermare l’emigrazione sanitaria verso le regioni del nord che causa la perdita di ingenti risorse finanziarie e desertifica i nostri ospedali. Ho dimostrato di amare la mia regione e di metterla al centro delle mie politiche. È un territorio che necessita di sviluppare un’economia di rete; una mobilità di prossimità che colleghi i capoluoghi anche attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali. Agricoltura, turismo, ricerca e innovazione tecnologica: se dovessi riassumere in poche parole la mia visione di Puglia del futuro, sarebbe tutta qui. L’abbandono del modello industriale legato al fossile sarebbe la chiave di volta per lo sviluppo della Puglia e di tutto il Sud. Al contempo, dopo la grande vittoria di Alessandra Todde in Sardegna, tutto è possibile. Il ruolo del MoVimento a livello regionale, specie in Puglia e in Campania, è sempre più determinante. È corretto dire che in Puglia siamo particolarmente radicati e l’obiettivo è, certamente, quello di giocare sempre più da attori protagonisti dei governi regionali. Più che di un candidato, adesso, parliamo di temi: legalità, conflitto d’interessi, trasparenza, sanità, transizione energetica, mobilità sostenibile, lavoro dignitoso, valorizzazione dei territori, economia green, difesa degli ultimi. Questi sono alcuni dei nostri aspetti programmatici e qualsiasi candidato dovrà accettare e interpretare alla perfezione.”



Davide Scialpi: Il Movimento Cinquestelle è passato per molti stadi. Molto è cambiato dal M5S degli albori. Dove si trova oggi e Cosa motiva e muove oggi questo movimento sul piano Politico sia in Italia che in Europa?
Sen. Mario Turco: “Noi siamo impegnati su tanti fronti a livello nazionale ed europeo, a partire dai diritti civili e sociali, a cominciare da quello dei lavoratori con l’introduzione del salario minimo di 9 euro lordi all’ora, l’istituzione della Procura Nazionale Speciale del Lavoro e il superamento del Jobs Act, al fine di contrastare il precariato in cui si ritrovano centinaia di migliaia di giovani. Inoltre, stiamo perorando una battaglia per rilanciare gli investimenti a favore delle imprese e del Mezzogiorno, dopo aver introdotto Credito d’Imposta Mezzogiorno e Decontribuzione Sud, enormemente definanziati dall’attuale Governo. In materia fiscale abbiamo presentato una riforma di contrasto all’evasione e contestuale riduzione della pressione fiscale che privilegi le PMI, lavoratori e pensionati e colpisca gli extraprofitti di banche, assicurazioni, industria bellica e speculazioni finanziarie. Sul piano internazionale ci poniamo quale forza politica instancabilmente pacifista: siamo contro l’industria della morte e contro ogni ipotesi di interventismo, così come sancito dalla nostra Costituzione. Vediamo nella diplomazia l’unica reale chiave di volta affinché le dozzine di conflitti nel mondo, a partire da quello russo-ucraino e quello israelo-palestinese, possano finalmente smettere di dilaniare la vita di centinaia di migliaia di innocenti. Questo semplicemente per spigare che il M5S è diventata una forza matura, che dopo aver cambiato la politica vuole dare vita ad un governo politico per cambiare il Paese e l’Europa. Ma una cosa va riconosciuta al M5S: sui valori di legalità, giustizia sociale, tutela ambientale e pace, la nostra narrazione non è mai cambiata e mai cambierà. In Europa, con i nostri europarlamentari neoeletti, proviamo a riportare le rivendicazioni sociali di tutti i cittadini che hanno scelto di non arrendersi all’austerity e al modello neoliberista. Non dobbiamo commettere l’errore di guardare al Parlamento Europeo e al Parlamento Italiano come due entità lontane e separate: è in questi palazzi della democrazia che si possono cambiare le cose, e giungere ad una copertura normativa comune di alcune nostre proposte, significherebbe garantire un futuro migliore alle nuove generazioni di cittadini europei.“


Davide Scialpi: Senatore Turco, ha pubblicato di recente un Libro dal titolo “La Strada Giusta”. Di cosa tratta? Ci può raccontare di più a riguardo? Qual è la Strada Giusta per l’Italia?
Sen. Mario Turco: “Non possiamo arrenderci alla restaurazione neoliberista e austeritaria in corso in Europa, anche per colpa della subalterna complicità del Governo Meloni. Per questo ho provato a tracciare “La strada giusta”, in un volume dall’omonimo titolo che si prepone di scardinare l’austerità che si è nuovamente insinuata nella Governance Economica Europea a seguito dello scellerato accordo sul Patto di stabilità. Un ‘pacco’, così come lo abbiamo subito definito, che rischia di portarci all’instabilità finanziaria e ad attuare politiche di tagli e tasse che non ridurranno il debito pubblico, come già dimostrano le più autorevoli previsioni economiche. Si affronta ancora una volta una crisi che non è terminata ripristinando vecchie e superate logiche, invece di modificare le regole e i rapporti di funzionamento dei mercati; di rimuovere le rendite di posizione; di limitare gli extraprofitti anomali e la concentrazione del capitale, nonché il suo orientamento al breve termine e non all’innovazione e alla produttività; di contrastare lo sfruttamento del lavoro e il salario povero, favorendo il lavoro di qualità; di rivedere i rapporti tra capitale e lavoro e tra mercato e stato sociale. In questo nuovo paradigma è centrale rivalutare il ruolo dello Stato: non semplice spettatore e “salvatore” di ultima istanza, chiamato a intervenire per riparare i danni del mercato, ma promotore di innovazione e di investimenti a lungo termine. Uno Stato garante della transizione, della sana concorrenza e sostenitore della libera iniziativa economica privata. È una visione politica di lungo respiro e ambiziosa, che però abbiamo l’obbligo di perseguire per salvaguardare quel passo avanti che, grazie al Governo Conte II, era stato fatto in Italia e in Europa dopo il dramma della pandemia.“


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