[Analisi] Sud Italia: Crescita del PIL al 1.3% tra sogni, realtà e l’azione del Governo Meloni

Cari amici bentornati nel canale ufficiale dell’Osservatorio Economia dal vostro Davide Scialpi.
Con questo approfondimento, intendiamo analizzare la situazione del Sud Italia con riferimento ai nuovi dati dello Svimez e all’azione politica del Governo Meloni che, come voi ben sapete, è ormai entrato nel 3 anno di operato.
Se ricordate, qualche tempo fa abbiamo condiviso e analizzato con voi il rapporto dello Svimez dove si evidenzievano i dati relativi all’Economia del Sud Italia e alle principali sfide che questa area territoriale del paese deve affrontare per mettersi al pari del Centro e del Nord Italia. I dati, nel post-covid, erano più che incoraggianti.
I Gap, ve li ricordiamo, si evidenziavanno principalmente e relativamente a questi problemi:
- Gap in termini di infrastrutture dei servizi pubblici
- Gap in termini di distribuzione dei redditi e quindi dello sviluppo economico
- Gap nell’allocazione delle risorse di produzione
Lo ricordiamo: questi ritardi annosi tendono a portare alla migrazione delle persone dal Sud dell’Italia al Nord dell’Italia (70%) (e anche all’estero (sempre più) 30%) e, quindi, allo fuga del Sud alla ricerca di un futuro più equo e dignitoso.
Entriamo però nel merito dei nuovi dati condivisi qualche mese fa (Luglio 2024) dall’ultimo Rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno). In questo ultimo rapporto, s’è evidenziato come il Sud Italia abbia mostrato segnali di crescita economica superiori al resto del Paese, con un aumento del PIL pari al 1.3% nel 2023 (contro il +0,9 della media nazionale).
Per dovere di confronto, segnaliamo che Il PIL è aumentato in volume dell’1% nel Nord-ovest, e in maniera più contenuta nel Nord-est (+0,8%) e, soprattutto, nel Centro (+0,5%).
Il Sud risulta essere cresciuto di più anche nel quinquennio 2019-2023. Ma la distanza con il resto del paese, centro e nord italia, è ancora ampia.
Questa notizia, di per sé positiva, ha sollevato un dibattito acceso sulle cause o ragioni o driver di questa crescita nonché sulle implicazioni e su dove il sud risulta essere ancora lontano dagli standard del Centro e Nord Italia, con particolare riferimento alle dichiarazioni del governo, in particolare della Premier Giorgia Meloni, che ha affermato che il Sud sta “trainando” l’Italia.
Quindi, Crescita del PIL. Domanda: un segnale positivo?
Il dato del 1.3% di crescita del PIL nel Sud Italia risulta essere, chiaramente, significativo, specialmente se confrontato con le performance storiche dalla macro regione, spesso caratterizzate da tassi di crescita stagnanti o negativi. Questo incremento può essere attribuito a diversi fattori, tra cui:
- Investimenti Pubblici: Gli investimenti in infrastrutture e nella digitalizzazione, sostenuti da fondi europei, hanno giocato un ruolo cruciale nel migliorare la competitività e attrarre nuovi investimenti.
- 3 Settori che trainano: Settori come il turismo, l’agricoltura sostenibile e l’industria culturale stanno contribuendo alla diversificazione dell’economia meridionale.
- Innovazione: L’aumento di imprese innovative nel Sud ha portato a nuove opportunità di lavoro e ha stimolato la crescita economica.
Segnatamente, è nel campo degli investimenti in opere pubbliche ( che nel 2023 nelle regioni del Sud hanno fatto registrare un incremento superiore al 50% (contro il 37.1% del Centro Nord)) cresciuti da 8.7 miliardi a ben 13 miliardi di euro.
In tal senso, in maniera preponderante, è il Pnrr ad aver inciso con l’avanzamento degli investimenti pubblici cresciuti, nel 2023, del 16,8% al Sud, contro il +7,2% del Centro-Nord.
Gli investimenti in opere pubbliche hanno generato effetti espansivi più intensi al Sud. Il 40% circa della crescita complessiva è dovuto ad investimenti pubblici.
A questo si deve associare il dato dell’occupazione che ha fatto registrate un incremento di nuovi occupati pari al 2,6% a fronte di una media nazionale delle macro aree pari all’1,8%. Anche se nel dato di questi nuovi occupati potrebbero rientrare ex beneficiari di reddito di cittadinanza costretti anche a trovare lavori poveri, precari e quindi non ben remunerati nonché la forzatura a dover trovare soluzioni nel primo anno post covid. L’occupazione è risultata più contenuta nel Nord-est +2%, Nord-ovest +1,5% e nel Centro con un +1,2%.
Al Sud il problema dei salari bassi rimane, però, molto forte insieme con la scarsità delle opportunità. Mentre le Regioni del Centro viaggiano sui 13-18 mila euro l’anno a persona e quelle del nord dai 18 mila ai 27 mila euro l’anno di media, il Sud è ancora ferma ai 9-11 mila euro l’anno. Quindi, gap salariale molto alto.
Il Turismo e l’Agroalimentare rappresentano settori strategici da più punti di vista: +8,5% è il dato lato crescita delle presenze turistiche. A livello turistico, s’è è mostrata più accentuata la crescita degli arrivi dell’estero, rispetto ai quali si registrano livelli di spesa turistica significativamente più considerevoli. L’Agroalimentare aiuta lato esportazioni che hanno tenuto di più rispetto a quelle del Nord Italia che paga la crisi energetica che ha danneggiato l’economia di quelle aree territoriali europee più industriali con conseguenze sui territori del Nord Italia.
Le Università del Sud Italia mostrano iscrizioni in crescita probabilmente perchè c’è meno esodo verso le Università del Centro e Nord Italia. Studiare nelle Università del Nord Italia è diventato estremamente costoso e poco conventiente rispetto alle opportunità offerte che ormai non sono più così allettanti a fronte di costo della vista più alto lato affitti nonché salari bassi che non generano una convenienza economica sostenibile se non a date condizioni: stage non retribuiti per i più giovani, contratti precari mal pagati, contratti da manager ma sottopagati, poche prospettive di crescita. Insomma, il Nord Italia è sempre meno competitvo e all’altezza dei suoi claim.
Nelle grandi città come Milano, Bologna e Venezia si registra un calo forte di iscritti nelle rispettive Università. Città che diventano sempre meno Universitarie e sempre più Turistiche vista l’airbnbizzazione selvaggia che porta all’aumento degli affitti che diventano inaccessibili per molti.
Questo porta le persone a continuare a vivere al Sud Italia, ottenere la medesima certificazione, consumare maggiormente in questi territori senza portare somme di denaro altrove ed eventualmente muoversi altrove solo in caso di ottenimento di lavori competitivi. Questa sembra essere una tendenza determinata dalla Pandemia, dal 2020 al 2023. Che valuteremo con i prossimi dati che riguarderanno il 2 anno ufficiale senza covid e quindi un anno in cui si ritorna a viaggiare in maniera forte e all’interazione sociale senza
Registriamo anche il fenemono del remote working che permette a molte persone del Sud Italia di poter lavorare da casa per organizzazioni non del Sud potendo quindi ottenere denaro che sarà speso a livello locale in consumi locali.
La spesa pubblica di incentivi alle imprese è cresciuta solo del 16% al Sud, contro il 10% in meno rispetto al Centro-Nord che si atte+26,4%). Spread che segnala la minore capacità del tessuto produttivo imprenditoriale del Sud Italia, che vede una minore presenza di imprese di grandi dimensioni, di assorbire le misure in termini di incentivi legati all’ammodernamento tecnologico e digitale finanziate dal Pnrr.
Il Nord sta pagando la Deindustralizzazione e la Terziarizzazione della Società che la espone a competizione molto forte internazionale a cui non riesce a tener testa nonché la Crisi Tedesca e della Manifattura Europea per quanto riguarda le catene di approvvigionamento.
La posizione della Meloni
La Premier Giorgia Meloni ha utilizzato questi dati per sostenere che il Sud sta svolgendo un ruolo chiave nel trainare l’economia italiana.
Questo punto di vista, sebbene ottimista, deve essere analizzato con attenzione e con le pinze:
- Mentre il Sud sta mostrando segni di crescita, è fondamentale contestualizzare questi dati nel quadro nazionale. L’Italia, nel suo complesso, continua a fronteggiare sfide significative, come un tasso di crescita economica complessivo spesso inferiore a quello degli altri paesi europei con un Nord Italia in difficoltà per via di una forte deindustrializzazione e una crisi economiche che stanno scontando i Paesi di matrice Tedesca.
- Nonostante la crescita, le disuguaglianze tra il Nord e il Sud rimangono marcate. Il Sud ha storicamente sofferto di disoccupazione più alta e di una minore accessibilità ai servizi pubblici, fattori che potrebbero limitare il potenziale di crescita sostenibile in prospettiva.
Non sembra che la Meloni sia, però, pro Sud Italia. Forse è pro quelle Regioni e aree territoriali che più si avvicinano al segno politico del suo Governo. La scelta di adottare l’Autonomia Differenziata potrebbe penalizzare fortemente il Sud Italia, e quindi le regioni più deboli in favore di quelle del Nord Italia a vari livelli. Sanità, in primis.
Di certo, dobbiamo segnalare l’iniziativa del G7 in Puglia a Borgo Egnazia che ha contribuito ad esaltare il turismo di lusso sul piano internazionale e quindi costruendo e stimolando un immagine e un offerta turistica in tal senso a livello mediatico segnatamente della Puglia ma anche chiaramente del resto del Sud Italia.
Giorgia Meloni, in un videomessaggio all’inaugurazione dell’87esima Fiera del Levante a Bari, ha illustrato le riforme sulle politiche di coesione per una gestione più efficiente delle risorse volte a ridurre le disparità territoriali. Ha citato gli Accordi di Coesione, già firmati con 19 Regioni e Province autonome, mettendo a disposizione oltre 35 miliardi di euro, e ha annunciato l’imminente accordo con la Puglia. Ha inoltre sottolineato l’importanza del Fondo perequativo infrastrutturale, che destina almeno il 40% dei fondi pluriennali al Sud, e la creazione della ZES unica del Mezzogiorno, ottenuta dopo una complessa negoziazione con la Commissione europea.
Il Sud potrà vantare nei prossimi anni la nomina di Raffaele Fitto a Commissario Europeo, la presenza del Sindaco di Bari, Antonio Decaro, nel Parlamento Europeo e di Pasquale Tridico, già Presidente dell’INPS e propugnatore del Reddito di Cittadinanza.
E’ utile segnalare che Il persistente divario economico e sociale tra il Nord e il Sud, noto come “questione meridionale” si manifesta in settori chiave come l’occupazione, le infrastrutture, la qualità dei servizi pubblici e le opportunità imprenditoriali. Mentre il Nord Italia è stato motore di crescita industriale e sviluppo economico, il Sud ha continuato a soffrire di rallentamenti strutturali e ritardi, aggravati da un’allocazione disomogenea delle risorse. L’analisi evidenzia le principali criticità che il Sud paga rispetto al resto del paese, esplorando i fattori che limitano il suo pieno sviluppo e le implicazioni a lungo termine di queste disuguaglianze.
Qui una serie di punti di debolezza e gap che il Sud Italia esperenzia rispetto al Nord e Centro Italia:
Punti di Debolezza del Sud Italia rispetto al Nord e Centro Italia
- Limitati sbocchi territoriali e commerciali: Il Sud Italia ha meno connessioni dirette con mercati esteri e altre regioni italiane, riducendo le opportunità di espansione economica.
- Bassa internazionalizzazione: Le aziende del Sud sono meno coinvolte in attività internazionali, con una presenza ridotta nei mercati globali rispetto al Nord e al Centro Italia.
- Qualità inferiore dei servizi pubblici: I settori dell’istruzione (primaria, secondaria e universitaria) e della sanità nel Sud Italia sono inferiori rispetto agli standard internazionali e a quelli del Nord Italia, penalizzando lo sviluppo sociale ed economico.
- Scarsa competitività imprenditoriale: Il tessuto imprenditoriale del Sud è meno competitivo e innovativo, spesso a causa di un contesto economico e infrastrutturale sfavorevole.
- Bassa presenza di grandi imprese: Il Sud soffre di una carenza di grandi aziende, che comporta una minore disponibilità di lavoro stabile, qualificato e ben retribuito.
- Mercati high-end poco sviluppati: Il Sud Italia è meno presente nei settori ad alto valore aggiunto, riducendo le opportunità di crescita nei mercati premium.
- Scarsa influenza mediatica: Il Sud Italia ha un peso ridotto nei media nazionali, limitando la visibilità delle sue problematiche e delle sue eccellenze. Assente sul piano internazionali.
- Assenza di rappresentanza politica locale di qualità a livello nazionale ed internazionale: Mancanza di partiti o movimenti politici locali fortemente radicati nel Sud che possano influenzare le decisioni a livello parlamentare nazionale nonchè di politici di alto livello in grado di poter difendere e supportare il Sud Italia correttamente.
- Presenza di aree a fallimento di mercato: Numerose aree nel Sud sono economicamente depresse, con fallimenti di mercato che impediscono lo sviluppo di iniziative imprenditoriali e private.
- Carenza di sedi di enti pubblici nazionali e internazionali: Il Sud ospita meno istituzioni pubbliche, europee e internazionali rispetto al Centro-Nord, riducendo le opportunità di impiego e sviluppo locale.
- Scarsa presenza di Istituti di ricerca: Scarsa presenza di istituzioni di ricerca nazionali e internazionali privati e pubblici, penalizzando l’innovazione e la produzione di conoscenza.
- Classe dirigente con competenze non adeguate: Dirigenti politici e imprenditoriali con competenze spesso inferiori rispetto alle altre aree del paese, limitando l’efficacia della governance e della gestione imprenditoriale.
- Reti di imprese poco sviluppate: Esistono meno reti di collaborazione e cooperazione tra le imprese locali, limitando le sinergie e l’innovazione nel sistema produttivo regionale.
- Infrastrutture carenti e obsolete: Il Sud Italia soffre di un netto divario infrastrutturale rispetto al Nord, con trasporti, reti stradali e ferroviarie meno sviluppate, servizi digitali e connettività limitati, che penalizzano sia la competitività economica sia la qualità della vita.
Il Barometro del Gap Turistico
Il Sud nonostante i dati incoraggianti sulle presenze turistiche internazionali deve rincorerrere il Nord Italia sul numero di presenze totale. Il Gap Turistico è molto ampio.
- Veneto: 71,8 milioni
- Trentino-Alto Adige: 55,2 milioni
- Toscana: 46 milioni
- Lazio: 45,7 milioni
- Lombardia: 41,7 milioni
- Emilia Romagna: 39,1 milioni
- Campania: 20,6 milioni
- Puglia: 16,8 milioni
- Sicilia: 16,4 milioni
- Liguria: 16 milioni
- Piemonte: 14,4 milioni
- Sardegna: 14,2 milioni
Questa classifica evidenzia i gap turistici significativi delle Regioni del Sud Italia rispetto alle regioni settentrionali. Ad esempio, la Campania, pur con le sue attrazioni storiche e culturali, ha registrato solo 20,6 milioni di presenze turistiche, ben al di sotto delle regioni come il Veneto e la Toscana, che superano i 70 milioni e 46 milioni rispettivamente. La Puglia e la Sicilia, pur essendo mete turistiche popolari, rimangono indietro rispetto ai colossi del turismo nazionale. Questo gap evidenzia l’urgenza di investire in infrastrutture, promozione e servizi turistici nel Sud Italia per valorizzare appieno il potenziale turistico di queste regioni.
Il Barometro della “Fuga” dal Sud Italia nel pre-covid e nel post-covid in 5 punti
Negli ultimi tre anni, la “fuga” dal Sud Italia, spesso indicata come emigrazione interna o fuga dei cervelli, è continuata con numeri significativi, evidenziando una crisi demografica e socio-economica per le regioni meridionali. Ecco alcuni dati rilevanti:
1. Dati Demografici
Secondo vari rapporti Svimez ed ISTAT, tra il 2020 e il 2022:
- Oltre 500.000 persone hanno lasciato il Sud Italia, con una media di circa 150.000-200.000 emigranti all’anno.
- Di questi, circa il 70% si è trasferito verso il Centro e Nord Italia, mentre il restante 30% ha cercato opportunità all’estero.
- Negli anni immediatamente precedenti la pandemia (2017-2019): Circa 120.000 persone all’anno lasciavano il Sud Italia, un dato leggermente inferiore rispetto al periodo post-Covid, che si è attestato intorno ai 150.000-200.000 migranti annuali. La percentuale di giovani laureati era già significativa, con il 30-35% dei laureati meridionali che emigrava verso il Nord Italia o l’estero.
2. Cause dell’Accelerazione Post-Covid
Dopo la pandemia, l’emigrazione ha subito un’accelerazione per diverse ragioni:
- Impatto economico della pandemia: Le già fragili economie meridionali sono state colpite in modo più grave dalla crisi Covid, portando molte imprese a chiudere o ridurre la forza lavoro. Questo ha accelerato il fenomeno migratorio.
- Opportunità di lavoro: La pandemia ha reso più evidente il divario digitale e la mancanza di infrastrutture moderne nel Sud Italia, spingendo molte persone a cercare opportunità di lavoro a distanza o a trasferirsi in zone meglio attrezzate.
- Maggiori disuguaglianze regionali: Il divario tra Nord e Sud è aumentato ulteriormente con il Covid. La capacità delle regioni del Nord di reagire economicamente alla crisi ha attirato più migranti, mentre il Sud ha sofferto di un rallentamento della ripresa.
- Aumento dei trasferimenti per via dei danni della pandemia covid: Il numero di persone che hanno lasciato il Sud è cresciuto rispetto al periodo pre-pandemia, passando da circa 120.000 migranti all’anno a 150.000-200.000 nel periodo 2020-2022.
- Fattori principali della fuga di pre-covid: Mancanza di lavoro qualificato e opportunità economiche. Disuguaglianze territoriali in termini di infrastrutture e servizi. Scarsa offerta di formazione avanzata e opportunità di crescita professionale.
3. Differenze nella Fuga dei Giovani e Cervelli Laureati
- Circa il 50% dei migranti dal Sud sono giovani tra i 25 e i 34 anni, con un’alta percentuale di laureati e qualificati.
- Nel 2022, si stima che circa 150.000 laureati abbiano lasciato il Sud, aggravando il fenomeno della fuga dei cervelli.
- Pre-Covid: Anche prima della pandemia, il Sud soffriva di una carenza di opportunità per i giovani ma il flusso migratorio era leggermente inferiore in termini numerici. Tuttavia, l’assenza di sbocchi lavorativi qualificati e la scarsità di opportunità di carriera erano già tra i principali fattori di fuga.
- Post-Covid: La pandemia ha accentuato il fenomeno, con un aumento considerevole dell’emigrazione di giovani qualificati. Le regioni del Nord Italia e l’estero sono diventati i principali poli di attrazione per chi cerca stabilità lavorativa e opportunità di carriera.
4. Impatto Economico
- Il flusso migratorio sta impoverendo ulteriormente il capitale umano del Sud, contribuendo a una riduzione del potenziale produttivo e innovativo della regione.
- Le perdite economiche legate alla migrazione di forza lavoro qualificata si traducono in un calo di crescita e competitività per le imprese locali.
5. Conseguenze a Lungo Termine della Fuga dal Sud
- Il fenomeno sta accelerando il declino demografico del Sud, con un calo del tasso di natalità e una popolazione sempre più anziana.
- Le regioni più colpite da questa emigrazione sono la Campania, la Sicilia e la Calabria. Tengono Puglia, Sardegna e Basilicata.
Questo esodo rappresenta una delle sfide principali per lo sviluppo socio-economico del Sud Italia, poiché la perdita continua di capitale umano qualificato rende difficile colmare il gap con le regioni del Centro e del Nord.
Il Barometro del Sistema Universitario del Sud Italia
Università del Sud Italia in Crescita di Iscritti nell’ultimo anno:
Negli ultimi anni, diverse università del Sud Italia hanno registrato un aumento significativo di iscritti, confermando un trend positivo che riflette una crescente attrattività del sistema universitario meridionale. Nonostante le difficoltà economiche e infrastrutturali che affliggono queste aree, gli atenei del Sud stanno dimostrando una resilienza notevole, ampliando le loro offerte formative e migliorando la qualità dei servizi. Questo fenomeno non solo rappresenta un segnale di speranza per il futuro della formazione e dell’occupazione nel Mezzogiorno, ma evidenzia anche un cambiamento nella percezione delle opportunità accademiche offerte dal Sud.
Alcune università, infatti, hanno registrato una crescita costante di iscrizioni negli ultimi tre anni, dimostrando come, nonostante le sfide, gli studenti continuino a vedere in questi atenei un punto di riferimento per la loro formazione. Tra le Università che si distinguono per questo positivo incremento troviamo:
- Università della Calabria (In crescita costente di iscritti negli ultimi 3 anni)
- Università degli Studi di PALERMO (In crescita costente di iscritti negli ultimi 3 anni)
- Università del Salento (In crescita costante di iscritti negli ultimi 3 anni)
- Università di Napoli Parthenope (In crescita di iscritti negli ultimi 3 anni)
- Università di Napoli Benincasa
- Università di Napoli Pegaso Telematica
- Università di Salerno
- Università di Teramo
- Università di Bari
- Università Politecnico di Bari
- Università LUMSA – Non Statale – Palermo e Taranto (In crescita di iscritti negli ultimi 3 anni)
Detto questo, concludiamo dicendo che la crescita del 1.3% del PIL nel Sud Italia rappresenta una speranza e una possibilità di cambiamento per un area territoriale che ha affrontato decenni di stagnazione.
Tuttavia, è essenziale mantenere un approccio critico, valutando i dati all’interno di un contesto più ampio. Le affermazioni del governo, pur incoraggianti, devono essere accompagnate da politiche concrete e misure a lungo termine per garantire una crescita inclusiva che porti alla riduzione delle disguguaglianze economiche e sociali e dei gap fra macroaree.
Inoltre, serve ricordare che Il PIL, pur essendo un indicatore importante, non è sufficiente per valutare pienamente lo sviluppo economico, sociale e umano di un’area territoriale. È fondamentale considerare anche altri indicatori, come il tasso di occupazione, la qualità dei servizi pubblici (istruzione e sanità), il livello di infrastrutture, l’indice di disuguaglianza e la qualità della vita complessiva, che offrono una visione più completa del benessere e del progresso di una regione.
Da qui, la nostra analisi più approfondita. Di conseguenza, non esitiamo a dire che serve lavorare su:
- Riforme Politiche: Implementazione di politiche economiche e sociali che promuovano un’allocazione più equa e efficiente delle risorse e favoriscano l’inclusività sociale ed economica.
- Investimenti Strategici: Accelerare gli investimenti in settori o regioni con potenziale di crescita non sfruttato.
- Educazione e Formazione: Migliorare le competenze della forza lavoro per garantire che le persone siano pronte a lavorare nei settori più richiesti, sia a livello locale che internazionale.
- Internazionalizzazione: Preparare le nuove generazioni per competere a livello globale, promuovendo il territorio nei mercati turistici e di esportazione più redditizi. Favorire l’ingresso di organizzazioni, istituzioni e imprese internazionali e rafforzare i legami commerciali con il maggior numero possibile di paesi esteri.
- Infrastrutture Strategiche: Potenziare le infrastrutture fisiche e digitali è cruciale per il rilancio del Sud. Questo significa migliorare le reti di trasporto, logistica e connettività digitale, riducendo così il divario con il Nord. Investire in infrastrutture moderne consentirà non solo di rendere più competitivo il sistema produttivo locale, ma anche di facilitare l’accesso ai mercati esteri e attrarre investimenti.
Alla prossima analisi sulla situazione economica del Sud Italia!
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
