Le “Idee” di Draghi bocciate dal Ministro delle Finanze Tedesco e da Tridico. Il Rapporto di Draghi sulla Competitività dell'UE non convince

10
Set

Le “Idee” di Draghi sull’UE bocciate dal Ministro delle Finanze Tedesco e da Tridico

Cari amici, un saluto dal vostro Davide Scialpi e bentornati nel canale ufficiale dell’Osservatorio Economia.

Come ben sapete, nelle scorse ore a Bruxelles, la Commissione Europea ha ospitato un rapporto ideato e prodotto da Mario Draghi (Economista specializzato in Finanza, già Chairman della Goldman Sachs e già Direttore Generale del Ministero del Tesoro Italiano, ex Presidente della BCE ed ex Presidente del Consiglio per il Governo dell’Unità Nazionale per effetto della Pandemia COVID19).

In questo rapporto, Draghi (storicamente e politicamente vicino ad idee proprie più di Centro – Centro Destra in quanto sostanzialmente da Berlusconi ( tecnicamente un Socialista ma politicamente di Destra ) sono arrivate le sue Nomine a Presidente del Consiglio e della BCE, anche se lui si ritiene un socialista liberale ( Categorizzazione che lo vorrebbe più verso il Centro Sinistra che verso il Centro Destra )) ha spiegato cosa servirebbe per garantire la competitività dell’Europa con, pensate, ben 170 proposte. Davvero tante, tantissime.

Proposte che sostanzialmente vanno verso un potenziamento del mondo della difesa, semiconduttori ed energia (settori strategici per il futuro dell’europa) attraverso un debito comune, chiedendo un cambio radicale dell’Europa basato sull’incremento della Produttività e dell’Inclusione Sociale guardando all’innovazione in stile Americano. In altre parole, una crescita economica fatta indebitandosi.

Specificatamente, Il report è stato però criticato dal Ministro Tedesco delle Finanze, Christian Lindner,  dicendo che “il prestito congiunto dell’Ue non risolverà alcun problema strutturale perché alle imprese non mancano le sovvenzioni. Queste sono incatenate dalla burocrazia e da un’economia pianificata. Più debito pubblico costa interessi, ma non crea necessariamente più crescita” 

E a queste latitudini, non vi nascondiamo che ci siamo ritrovati in perfetta sintonia con le parole del Ministro Tedesco che ne sa molto più di altri, di noi e anche più di Draghi. Per carità, riteniamo che sia giusto ispirarsi e guardare agli altri ( specialmente a quelli più bravi e avanti di noi ) ma noi non siamo gli Stati Uniti che ha modelli burocratici legislativi diversi e una società e cultura con una mentalità diversa da quella Europea. In più, sono una potenza (mediatica – tecnologica, etc.) da tantissimi punti di vista con cui è un pò pleonastico paragonarsi. I benchmark in economia o sono autorevoli e credibili oppure servono a poco. Se non c’è PARITA’ DI CONDIZIONI, il confronto è un pò fuori luogo ed improbo.

Ad ogni buon conto, in Europa, concordiamo col Ministro Tedesco, sembra che le imprese debbano fare quello che dice l’UE: dovete fare ESG, Green o niente, dovete fare il gdpr, dovete rispettare questo Patto, etc. La libertà d’impresa è minata dall’eccessiva burocrazia. In Germania. In Italia soprattutto, là dove non serve. Non c’è azione fluida come in UK, USA o altri luoghi. Tutto è forzato e limitato, un percorso ad ostacoli non lineare. Nello stesso territorio competi con Irlanda, Svizzera, Lussemburgo, Olanda che sono paradisi fiscali. La cosa non sta in piedi. Le idee non sono né chiare né realistiche ma dettate da piani ideologici – burocratici.

L’UE deve cambiare da altre prospettive se vuole rilanciare la crescita: fiscale, legislazione d’impresa e sul piano politico. Come sovrastruttura, non è perfetta. Le regole non sono le stesse per tutti sul piano imprenditoriale, non c’è parità di condizioni, non si parte tutti dalla stessa linea. E questo non crea coesione sociale né un corretto sviluppo economico equamente distribuito. Anzi, alimenta divisioni, nazionalismo e sovranismo costantemente nonché sfiducia nella stessa istituzione.

Giova poi ricordare che Draghi una volta insediato a Palazzo Chigi sulle tasse e il sistema di imposte disse che bisognava seguire quello che diceva tale Giavazzi (uno che non è economista e con la laurea in ingegneria elettrica (cosa c’entra con le decisioni in economia? cosa ne sa lui di imposte e tasse? Se sei un ing. elettrico vai a fare gli impianti elettrici, no?..) e proposto falsamente come Economista), e quindi non competente in materia) il quale sosteneva che la soluzione era, udite udite, adottare il modello Danese.

Da qui, ve lo dico, si comprese bene della competenza reale inesistente di Draghi sul cosa fare praticamente a livello di politiche per il rilancio della competitività dell’Italia.

Della serie: abbiamo assunto Draghi come super esperto e super competente, che non sa cosa fare e che ascolta e segue le soluzioni di un altro (che fa l’ingegnere elettrico) che non è economista e non ha idee e competenze e guarda a quello che ha fatto un paese diverso dal nostro con cultura e società diversa dalla nostra senza averci mai lavorato e vissuto.

E’ chiaro che siamo al Teatro dell’Improvvisazione più totale. Chiaramente, per me questa è stata una roba estremamente naive e ridicola, da film di Toto’. Guardare a quello che fanno gli altri paesi, poi, è una roba che fanno già i politici normali e può fare chiunque altro. Segno che non hanno idee e competenze in materia di politica economica ma che giocano a darsi un tono.

E la domanda retorica è stata: E questo sarebbe il top che abbiamo in fatto di competenze? Ma a chi ci siamo rivolti? Ma che mestiere fanno se su quello che sono chiamati ad intervenire non hanno alcuna idea di azione?

Mi sembrò uno di quei casi dove ti rivolgi a qualcuno che si dice e ci viene proposto come esperto. Poi lo contatti, e pur di prendere il lavoro ti dice: su questo bisogna chiedere a Tizio. Io non sono esperto. E Tizio dice che bisogna fare come fa Caio. Qui noi non siamo competenti. Nel non sapere cosa fare, facciamo quello che fanno loro.

Molto banalmente, realizziamo che se Draghi non era in grado di o s’è rilevato non in grado di rilanciare l’Italia figuriamoci cosa possa fare per l’Europa.

Ma ritorniamo al suo rapporto. Per produrre un cambiamento in Europa a livello di Produttività e Inclusione Sociale – sostiene Draghi – servono molti soldi e che quindi iIl fabbisogno finanziario necessario all’Ue per raggiungere i suoi obiettivi è elevato. Per raggiungere gli obiettivi indicati nel rapporto servono almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui, secondo le ultime stime della Commissione, pari al 4,4-4,7% del Pil dell’Ue nel 2023. Qualcosa che va oltre il Piano Marshall del 48-51 che corrispondeva al 1.2% del Pil dell’UE.

In tal senso, la soluzione di Draghi consisterebbe nell’emissione di asset comuni su base più sistematica che richiederebbe un insieme più forte di regole di bilancio che garantiscano che un aumento del debito comune sia accompagnato da un percorso più sostenibile del debito nazionale.

Iil bilancio dell’Ue sarebbe quindi da riformarsi per aumentarne l’efficacia e l’efficienza e per sostenere gli investimenti privati. Specifica, inoltre, che “le risorse finanziarie dell’Ue dovrebbero essere rifocalizzate su progetti strategici e obiettivi concordati congiuntamente, in cui l’Ue apporta il maggior valore aggiunto”.

E poi si focalizza, come fanno in tanti, sul calo demografico. Secondo Draghi, l’attenzione dell’UE sulla competitività e la produttività deve essere ancora più importante poiché l’Europa, per la prima volta, “non potrà contare sull’aumento della popolazione” per incrementare la sua economia vista la curva demografica che ci aspetta. “Dal 2040 ci saranno 2 milioni di lavoratori in meno nell’Ue all’anno“. E tale problema impatterà sul sistema pensionistico.

E questo l’abbiamo già sentito più e più volte da varie prospettive. Ci tengono molto a dare questo messaggio quelle Università in crisi di iscritti. Anche se le cause della loro crisi di iscritti risultano essere altre. Lo abbiamo sentito anche da tanti altri governi che dicono che grazie agli immigrati o stranieri (pagati meno per lavori che molti non vogliono più fare) le imprese possono produrre sostenibilmente e si mantiene il sistema di welfare.

Oltre a questo, sul lato politiche energetiche, propone la decarbonizzazione per l’Ue ma che va fatto attraverso un saggio coordinamento per non correre il rischio che sia contrario alla competitività e alla crescita. Anche perché i prezzi dell’energia sono molto alti e superiori a quelli degli Stati Uniti a cui bisogna avvicinarsi lato produttività e innovazione e idea di società ed economia. Quindi esprimendo un posizionamento Atlantista.

Arriviamo però alla seconda critica perché qui secondo me si crea il cortocircuito. Partendo dal fatto che Mario Draghi si propone come allievo di Federico Caffè, è proprio da un Professore della Facoltà di Economia dedicata a Federico Caffè di una nota Università Romana che arriva una critica negativa e contraria alle sue idee e proposte, ovvero da Pasquale Tridico, Parlamentare Europeo del Movimento Cinquestelle e già Presidente dell’INPS.

Tridico ha, infatti, sottolineato come il documento contenga una chiara auto-accusa verso le politiche neoliberiste che caratterizzano l’attuale architettura dell’Unione Europea e solleva interrogativi importanti: “Dov’era Draghi quando l’UE approvava la riforma del Patto di Stabilità, incompatibile con gli investimenti necessari per l’innovazione e la transizione green di cui ora si sente l’urgenza? E cosa ha fatto da Presidente del Consiglio per aumentare il budget europeo e dotare l’Europa di quella capacità di azione che oggi Stati Uniti e Cina stanno dimostrando? Mentre Giuseppe Conte si batteva per ottenere il Next Generation EU, Draghi cosa ha concretamente realizzato con la BCE?

A detta di Tridico, questi interrogativi portano a una conclusione amara: l’attuale classe dirigente europea, di cui Draghi stesso ha fatto parte, ha fallito. In sintesi – conclude Tridico – Draghi boccia Draghi. Draghi ha bocciato sé stesso.

Sul tema sono intervenuti anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, rappresentanti dell’Alleanza Verdi Sinistra, che ribadiscono la loro ferma opposizione a una visione futura dell’Europa basata su conflitti e spese militari crescenti. “Le proposte avanzate dall’ex presidente Mario Draghi non possono essere accettate. Il nostro continente deve investire nella pace, nei diritti umani e nella transizione ecologica, non in un’escalation militare. L’Europa deve scegliere la strada del dialogo e della diplomazia, non quella della guerra”, dichiarano con convinzione, ponendo l’accento su una visione di un’Europa che punti sulla mediazione e sulla cooperazione internazionale come fondamento della sua politica futura.

A nostro avviso, hanno fatto quindi bene il Ministro tedesco e Tridico ad aver criticato questo rapporto sul piano proposte perché fondamentalmente sono robe già fatte e sentite. Ma che francamente sembrano essere irricevibili.

Chiaramente, va detto che Tridico ha una posizione più pro cessate il fuoco per la guerra Russia-Ucraina e questo lo leghiamo alle implicazioni lato politiche energetiche. Mentre Draghi è più vicino al sostegno all’Ucraina e quindi più atlantista. Da qui si possono capire entrambe le posizioni.

Per quanto ci riguarda, queste figure come Draghi sembrano solo spokesperson o personaggi di immagine che hanno dimostrato di non essere realmente dei competenti.

Draghi ha dimostrato il suo vero valore non tanto facendo il Presidente della BCE ma il Presidente del Consiglio. Lì abbiamo potuto osservare meglio il suo operato e francamente non è stato particolarmente brillante. Quello che propone non sembra essere realmente pratico e abbiamo potuto rilevare lacune nel suo modo di agire. Quasi, più che un economista operativo, fosse un mero Professore Universitario che viaggia nel mondo dell’irrealtà. A lui, vista l’immagine che s’era creata, era stata richiesta azione dando carta bianca. Non abbiamo visto granché. E’ sembrato più un politico in balia di logiche politiche che un economista competente o più un Accademico che non ha mai agito. Eppure di cariche pratiche ne ha ricoperte.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia