[Analisi] La Crisi Economica della Germania e le ricadute negative sul Nord Italia

Cari amici, un saluto dal vostro Davide Scialpi e bentornati nel canale ufficiale dell’Osservatorio Economia.
Nella precedenti analisi vi abbiamo descritto la situazione politica che caratterizza la Germania descrivendovi quelle che sono state le potenziali e possibili cause dietro l’ascesa dell’AfD in Turingia e Vallonia.
In questa analisi, invece, ci soffermiamo su una di quelle concause, ovvero la Crisi Economica che non vuole più lasciare il popolo Tedesco da un paio di anni e che va acuendosi sempre più.
E sì perché dal 2020 in poi, la Germania non riesce più ad alzarsi. E’ rimasta intrappolata nel suo sistema economico industriale che ha risentito prima delle conseguenze causate dalla Crisi Pandemica Covid che ha sconvolto il modo di lavorare e consumare di tutto il mondo nonché le catene di approvvigionamento, poi dalla conseguente Crisi Energetica determinata dalla guerra tra Russia e Ucraina e relativa crisi dei consumi e infine chiaramente da nuovi scossoni geopolitici.
La Germania sembra essere caduta in una sabbia mobile che la paralizza e non la fa rialzare.
In tal senso, a poco sono serviti gli Europei di Calcio per rilanciare l’Economia attraverso il Turismo e placare il malcontento che arriva dalle aree interne.
E’ importante chiedersi, quindi, da cosa deriva questa crisi e fin dove arriverà nonché quali saranno le potenziali implicazioni per gli altri paesi con cui la Germania ha più relazioni commerciali. In Europa e nel Mondo.
Partiamo prendendo in considerazione l’indicatore principale per misurare la produttività economica di un Paese.
Ebbene, Il PIL della Germania ha mostrato un andamento variegato dal 2020 fino ad oggi, riflettendo, come detto, gli impatti delle diverse crisi economiche globali, come la pandemia di COVID-19 e la successiva crisi energetica e quella conseguente dei consumi dettata dall’inflazione:
- 2020: L’economia tedesca ha subito una contrazione significativa del PIL pari al -4,6%, a causa dell’impatto devastante della pandemia.
- 2021: Nel 2021, si è osservata una ripresa del PIL con una crescita del 2,7%, sostenuta dalla ripresa dell’attività economica post-lockdown.
- 2022: Nel 2022, La crescita del PIL è stata del 1,8%, nonostante le sfide globali legate alla catena di approvvigionamento e all’aumento dei costi energetici.
- 2023: Nel 2023, L’economia ha mostrato segnali di debolezza, con il PIL che ha registrato una crescita modesta del 0,3% nella prima metà dell’anno, seguita da un calo del 0,1% nell’ultimo trimestre, in un contesto di alta inflazione e incertezze economiche.
- 2024: Nei primi due trimestri del 2024, il PIL è rimasto debole, con una crescita trimestrale rispettivamente del 0,2% e una contrazione dello 0,1%, riflettendo una stagnazione economica persistente.
Questi dati evidenziano inconfutabilmente come la Germania stia affrontando una fase di crescita economica molto lenta, in parte dovuta ai problemi strutturali indotti da crisi di diverso tipo e in parte dovuta alle sfide globali imposte dal nuovo mondo post-covid. Certo, il PIL non è e non può essere l’unico indicatore sintetico attraverso cui valutare lo stato di benessere economico e sociale di un Paese. Occorrerebbe valutare anche quanto lo sviluppo di un paese da altri punti di vista e su altri condizioni, e quindi lato sviluppo umano.
Tra le principali cause della crisi economica e della produttività che sta colpendo la Germania oggi potremmo individuare:
- Dipendenza Energetica dalla Russia: La crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia ha esposto la vulnerabilità della Germania, fortemente dipendente dal gas russo.
- Inflazione Elevata: L’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime ha contribuito a un’inflazione persistente, riducendo il potere d’acquisto dei consumatori e rallentando la domanda interna
- Stagnazione della Domanda Interna: I consumi interni sono rimasti deboli a causa dell’inflazione e dell’incertezza economica, limitando la crescita del PIL.
- Rallentamento delle Esportazioni: La riduzione della domanda globale, specialmente dalla Cina, ha colpito duramente l’industria manifatturiera tedesca, che dipende fortemente dalle esportazioni, nonché verso l’Inghilterra.
- Problemi Strutturali: La Germania affronta anche sfide strutturali come la carenza di manodopera qualificata e un sistema burocratico rigido, che ostacolano l’innovazione e la competitività economica.
Questi fattori combinati stanno contribuendo alla crisi economica attuale, rendendo difficile per la Germania ritrovare una crescita robusta. Anche perché l’Economia Tedesca è fortemente industriale rispetto a tutte le altre.
E in tal senso si potrebbe dire che la Germania stia pagando da un lato la decisione di percorrere la Transizione 5.0 Green che ha portato alla perdita di lavoro. Da qui, anche il crollo dei Verdi Tedeschi. I passaggi così repentini possono creare grossi problemi all’economia e in particolare al mondo del lavoro che la sostiene e la genera con relativa reazione sul piano politico.
In altre parole, la mossa azzardata della Germania di percorrere la carta della Transizione 5.0 non ha pagato da nessun punto di vista. L’industria tedesca ha dovuto affrontare incertezze legate a investimenti massicci necessari per adeguarsi a normative ambientali sempre più rigide, rallentando altri settori economici. Le nuove normative e i costi di adattamento hanno messo sotto pressione l’industria, rendendo più difficile competere a livello globale, soprattutto in settori ad alta intensità energetica. La transizione verso le energie rinnovabili ha comportato l’aumento dei costi dell’energia, poiché la Germania ha accelerato la chiusura delle centrali nucleari e a carbone senza aver completamente sviluppato alternative rinnovabili sufficienti per coprire il fabbisogno energetico.
In nome di una sostenibilità che non sembra dare i frutti sperati se non in un futuribile lungo termine, s’è finiti, quindi, in un punto di non ritorno da cui non si riesce ad uscire.
Economie che oggi competono sempre più lato servizi che su produzione industriale tradizionale, spesso delocalizzata in posti remoti del mondo e da cui si dipende, che se bloccati mandano in tilt tutto scatenando un problema di supply chain non da poco. Di conseguenza, la Germania più di ogni altro paese ha pagato tutte le crisi in essere sul pianeta: covid19, crisi energia, inflazione, digitalizzazione della società e del lavoro.
A tal riguardo, è importanti chiedersi e analizzare quelli che sono i settori e in mondi che più di altri stanno soffrendo in Germania.
Chiaramente in primis l’Industria Manifatturiera. Specialmente nel settore automobilistico, uno dei pilastri dell’economia tedesca, le esportazioni sono calate a causa della diminuzione della domanda globale e delle difficoltà nelle catene di approvvigionamento.
E’ di ieri, infatti, l’annuncio da parte della Volkwsagen che ha dichiarato che per la prima volta nella storia chiuderà dopo 87 anni un proprio stabilimento di produzione in Germania. Gigante mondiale dell’auto in crisi per via della concorrenza Cinese che beneficia di vantaggi lato costi di produzione e di questo passaggio al mondo elettrico che non sembra aver prodotto i risultati sperati in termini di margini di profitto e quindi lato presa sui consumatori martoriati dall’inflazione.

Questo porterà con sé licenziamenti e il blocco della produzione negli stabilimenti di Osnabrück, nella Bassa Sassonia, e di Dresda, in Sassonia che altro non corrisponde che al calo della domanda di circa 500.000 unità fatto presente dal top management di Volkswagen.
E’ chiaro che questo comunicato non passerà inosservato in quel di Berlino. E tutto farà Olaf Scholz pur di non vedere decadere uno dei Brand che ha fatto la storia della Germania in tutto il mondo.
La Volkswagen ha lamentato un forte aumento dei costi dell’energia, della logistica e della manodopera.
E quindi, Energia. Il settore energetico è evidentemente sotto pressione a causa dell’aumento dei costi e delle sfide legate alla transizione verde. La dipendenza dalla Russia con il Nordstream ha ulteriormente esacerbato la situazione.
Chimica: L’industria chimica, che è altamente energivora, ha risentito gravemente dell’aumento dei costi energetici, riducendo la produzione e mettendo a rischio la competitività internazionale
Anche il settore delle costruzioni sta affrontando difficoltà a causa dell’aumento dei costi dei materiali e delle incertezze economiche, che hanno ridotto gli investimenti in nuove costruzioni.
Chiudiamo con il mondo Retail e Commercio al Dettaglio. L’inflazione elevata ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori, colpendo duramente il settore retail che ha registrato un aumento dei costi fissi e una forte concorrenza derivante dal boom dell’E-Commerce, con una diminuzione significativa delle vendite al dettaglio e quindi dei consumi.
Come già detto più volte a queste latitudini, “retail is broken”. Ma lo è da almeno 14 anni. E in tutto il mondo. Quindi, nulla di nuovo. Solo che ora i commercianti iniziano a ribellarsi decidendo di rifiutare i pagamenti digitali. La Digitalizzazione e la Transizione 5.0 viene vista come una minaccia alla sostenibilità e sopravvivenza economica delle imprese.
Questi settori e mondi, essendo fondamentali per l’economia tedesca, stanno contribuendo in modo significativo alla crisi attuale.
Molti sostengono che la Germania paghi anche l’approccio della Merkel di non essere stata particolarmente propensa a fare investimenti in termini di infrastrutture e a lasciare tutto com’è nonché un eccessiva burocrazia e la mancanza di orientamento all’innovazione. La Germania, in altre parole, pagherebbe la paura di andare in rosso e di indebitarsi eccessivamente a tanti livelli scuola, sanità, trasporti, autostrade e collegamenti stradali in cattive condizioni. Anche se francamente viaggiando tra Monaco, Francoforte, Dusseldorf e Colonia non ho notato particolari inefficienze. Sì, è vero i mezzi di trasporto non sembrano modernissimi ma sugli orari e la puntualità non ho avuto problemi. Le autostrade mi sono sembrate tutte ordinate così come la gestione dell’ordine pubblico.
Personalmente, ritengo che vi sia un ulteriore fattore che abbia portato a questa situazione, ovvero l’uscita dell’Inghilterra dall’UE. Questa ha portato a complicare i rapporti commerciali con la Germania con un impatto negativo sulle esportazioni tedesche. Ecco come:
Dopo la Brexit, sono stati reintrodotti dazi doganali e barriere non tariffarie che hanno complicato le esportazioni tedesche verso il Regno Unito, uno dei principali partner commerciali della Germania. E quindi, un aumento delle barriere commerciali che con il mercato unico inclusivo del Regno Unito non c’erano. E quindi, come ben potete immaginare, una forte Riduzione della Domanda da un paese alto spendente. L’incertezza economica e l’indebolimento della sterlina britannica hanno ridotto la domanda di beni tedeschi nel mercato britannico, colpendo non solo il setto automobilistico ma anche quello farmaceutico.
L’Uscita di scena del Regno Unito ha comportato una Riallocazione delle Catene di Fornitura delle aziende Tedesche. Molte aziende hanno dovuto riorganizzare le loro catene di approvvigionamento, aumentando i costi e riducendo la competitività delle esportazioni tedesche verso il Regno Unito. A questo si aggiungono altri Effetti Indiretti a livello di relazioni commerciali con altri Paesi dell’UE che sono state influenzate poiché le aziende tedesche hanno dovuto riorientare parte del loro commercio e affrontare nuove complessità logistiche.
Questi fattori hanno contribuito a una riduzione delle esportazioni tedesche verso il Regno Unito, aggravando ulteriormente le difficoltà economiche della Germania.
Ricordiamo, inoltre, che la Germania è la terra di grandissimi Brand Multinazionali come Siemens, Bosch GmbH, Edeka, Mercedes-Benz, SAP AG, BMW, Skoda, Lufthansa, Allianz, BMW, Deustch Bank, Adidas, Puma, Audi, Hugo Boss, Porsche, Evonik, Merck, Infineon, BASF, Bayer, Eon, Continental, Henkel, Auto1 Group, Covestro e Nivea.
In tal senso, sarà interessane vedere se anche questi Brand risentiranno della Crisi e in che misura.
Lato nostro, monitoreremo quindi le industry più rilevanti della Germania: Industria Automobilistica; Industria Manifatturiera, Meccanica ed Industriale; Industria Chimica e Farmaceutica; Industria Elettronica e Tecnologica; Settore Energetico; Industria Logistica e Trasporti.
La difficoltà economica della Germania, motore dell’economia europea, porterà probabilmente con sé conseguenze anche per altri Paesi dell’Euro Zona e le loro rispettive economie. Italia compresa.
L’Italia rappresenta con il Veneto, il Friuli e il Trentino la principale area da cui partono le esportazioni italiane verso la Germania. Nel 2022, le esportazioni dal Triveneto avevano toccato il record di 78 miliardi di euro. Contrazione dell’economia tedesca che ha impattato su questi dati nei primi sei mesi del 2024: dalla Germania è arrivata la riduzione maggiore dell’export italiano, pari ad un -8,7% rapportato su base annua. E a catena sono arrivate riduzioni in termini di esportazioni anche verso Svizzera, Belgio, Francia, Paesi Bassi. Il Triveneto, come si sa, è strettamente collegato all’industria tedesca lato componentistica per l’automotive. E quindi se l’Automotive Tedesco frena frenano anche parte delle nostre esportazioni.
La produttività di parte del Nord Italia potrebbe quindi risentirne da qui in avanti. Ed è indubbio che ripercussioni negative a cascata potrebbe esserci anche a livello occupazionale. Vediamo come le cose evolveranno.
In generale, quindi, la crisi economica della Germania può generare ulteriori significative ripercussioni per l’Italia, e in particolare per il Nord Italia e il Nord-Est, che sono più legati all’economia tedesca nonostante di mezzo vi siano Svizzera ed Austria. Ed è giusto capire a che livello:
Come già detto, lato Riduzione delle Esportazioni Italiane verso la Germania. La Germania è il principale partner commerciale dell’Italia, specialmente per le regioni del Nord e Nord-Est. La diminuzione della domanda tedesca per beni industriali, come macchinari e componenti automotive, colpirebbe duramente le aziende italiane che esportano in Germania. E questo ha ripercussioni lato economia locale in termini di sviluppo e occupazione.
Si verificherebbe sostanzialmente una Frenata della Produzione Industriale in queste aree del Nord Italia, in settori come la meccanica, l’automotive e la chimica, a livello di aziende integrate nelle catene di fornitura tedesche. La crisi tedesca rallenta quindi la produzione industriale italiana, con un effetto a catena su occupazione e investimenti locali.
La crisi economica tedesca aumenta l’incertezza nei mercati, scoraggiando gli investimenti esteri, inclusi quelli in Italia. Le regioni del Nord e Nord-Est, tradizionalmente destinatarie di investimenti tedeschi, potrebbero risentirne in termini di crescita e sviluppo industriale. Potrebbero chiudersi numerose filiali italiane di noti Brand Tedeschi.
Va detto che anche lato Turismo, l’impatto sarebbe devastante. Il Nord Italia, particolarmente il Nord-Est (ad esempio, Friuli, Veneto e Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna), dipende significativamente dai Turisti Tedeschi. La crisi economica in Germania riduce sensibilmente il flusso turistico, impattando il settore turistico locale e l’indotto economico collegato. Avendo vissuto in Romagna e tralasciando il caso di Venezia o Milano vi posso assicurare che questo è uno scenario che si verificherà al 100%.
Come già ampiamente spiegato e per ripeterlo, si registreranno complicazioni a livello di Supply Chain o Catene di Fornitura. La crisi tedesca, insieme ai problemi strutturali e alle difficoltà nelle catene di approvvigionamento, provocheranno ritardi e costi aggiuntivi per le aziende italiane che dipendono da fornitori o mercati tedeschi, riducendo la loro competitività.
Detto questo, monitoreremo la situazione, seguiremo le evoluzioni e vi terremo aggiornati.
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia.
