Trump stoppa improvvisamente i Dazi ma non verso la Cina. Pechino rilancia con aumenti al 125%. Volatilità massima sui Mercati Finanziari. Risk-off tra gli Investitori.

Cari amici, bentornati nell’Osservatorio Economia dal vostro Davide Scialpi.
Dopo settimane di tensioni e dichiarazioni incendiarie, il presidente Donald Trump aveva improvvisamente deciso di sospendere temporaneamente la maggior parte dei dazi previsti per i prossimi mesi, concedendo una tregua di 90 giorni, tranne verso la Cina a cui rialzava le tariffe al 145%. L’annuncio ha scatenato reazioni immediate nei mercati finanziari globali, dando il via a un vero e proprio rollercoaster borsistico.
Wall Street ha inizialmente accolto con entusiasmo la notizia: l’S&P 500 ha registrato un balzo del 9,5%, il Dow Jones ha guadagnato quasi 3.000 punti (+7,9%) e il Nasdaq ha fatto segnare un +12,2%, il suo miglior risultato giornaliero dal 2020. Tuttavia, l’euforia è durata poco. Il giorno successivo, i mercati hanno invertito bruscamente la rotta: il Dow Jones ha perso oltre 1.000 punti, l’S&P 500 è sceso del 3,5% e il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 4,3%.
L’indice di volatilità Cboe (VIX), altrimenti detto “l’indice della paura“, ha raggiunto livelli paragonabili a quelli della pandemia da COVID-19, segnalando l’elevata incertezza che serpeggia tra gli investitori.
In Europa, le borse hanno seguito l’altalena americana. A Milano, l’indice FTSE MIB ha chiuso in calo del 3,6%, mentre le principali piazze finanziarie del continente hanno subito perdite analoghe. Gli analisti italiani e il governo stanno valutando l’impatto potenziale di questa politica commerciale altalenante sull’economia nazionale, con timori crescenti per un rallentamento del PIL e un aumento della pressione sul debito pubblico.
Nel frattempo, nelle scorse ore, la Cina ha reagito con durezza. In risposta all’escalation tariffaria statunitense, Pechino ha annunciato che, da sabato, entreranno in vigore dazi fino al 125% su numerosi prodotti americani, tra cui soia, componenti aerospaziali e beni farmaceutici. Inoltre, ha sospeso alcune importazioni agricole, rafforzato i controlli sull’export di terre rare e presentato un reclamo ufficiale all’Organizzazione Mondiale del Commercio.
I continui attacchi e contrattacchi basati su annunci pianificati e improvvisi genera profonda incertezza nel mondo degli investitori e degli investimenti. La possibilità di una recessione globale innescata da tensioni commerciali rimane elevata, con stime che oscillano tra il 40 e il 50%. La marcia indietro di Trump, sebbene accolta positivamente sul breve termine, non ha cancellato i dubbi sulla direzione futura della politica economica statunitense (che a detta di molti sembra avviata verso la Recessione). E questa risposta della Cina ha aumentato ancora di più incertezza e volatilità tra gli investitori che hanno optato e stanno optando per il risk-off.
In un contesto così instabile, fatto di continui ed improvvisi annunci e disannunci, gli investitori diventano meno istintivi, timorosi di nuovi rapidi cambiamenti e quindi più risk-averse.
Che dire, stiamo a vedere. Questo continuo rollercoaster dei mercati, di certo, frena le scelte di investimento innescando forte volatilità e incertezza e una forte avversione al rischio o una trasmigrazione verso safe asset.
Davide Scialpi, Direttore Osservatore Economia
