[Dossier Università 2025] Crisi di iscritti e attrattività per l’Università Bicocca: 4° anno di calo immatricolati, trend negativo confermato. La Gestione IANNANTUONI non convince

26
Lug

L’Università Bicocca continua a perdere attrattività. Iscrizioni in calo per il 4° anno consecutivo. La Gestione IANNANTUONI non convince

Cari amici dell’”Osservatorio Economia”, bentornati a queste latitudini digitali, dal vostro Davide Scialpi.

Come sapete, ogni anno ci occupiamo di valutare lo stato dell’arte delle Università italiane, analizzando una serie di elementi che ci danno il polso reale della situazione e delle sue evoluzioni.

Quest’anno, alla nostra analisi classica ed autorevole, legata alle Univeristà in crescita di iscritti e quelle in perdita nel medio periodo, aggiungeremo un tema molto dibattuto: i Ranking Privati Universitari. Condivideremo un approfondimento a riguardo. Queste classifiche che girano molto sui media, per molti rilevanti e decisive, sono invece per noi e per altri molto discutibili e poco autorevoli. Noi non ci concentreremo tanto sul chi sale e chi scende di quelle classifiche perché ha poco senso, ma piuttosto sull’autorevolezza dei sistemi, delle dinamiche che li animano e dei meccanismi che influenzano il loro funzionamento.

Valuteremo l’effetto che i ranking privati hanno su reputazione, orientamento degli studenti, finanziamenti e strategie degli atenei. Perché lo facciamo? Perché questi strumenti di pr, spesso in mano a privati con obiettivi di business, possono condizionare in modo non sempre trasparente il destino delle università, nel bene e nel male.

Nella nostra analisi speciale 2025 decostruiremo i criteri dei ranking, ne analizzeremo le conseguenze e metteremo a fuoco le dinamiche meno visibili che si celano dietro le classifiche globali. Partiremo da un lavoro già avviato negli anni precedenti, arricchendolo con nuovi dati, fatti e approfondimenti.

A questo, come detto, aggiungeremo il nostro ranking annuale autorevole delle Università in forte crescita di iscritti e quelle in crisi di iscritti sul medio periodo per dare le informazioni corrette agli stakeholder.

Ed è proprio da questa cornice che vogliamo oggi partire segnalando con questo approfondimento uno dei casi significativi, quello dell’Università degli Studi di Milano‑Bicocca, che registra anche quest’anno, per il 4° consecutivo, un calo degli iscritti. Il tutto si traduce in una perdita di attrattività.

Come potete vedere dall’Infografica elaborata sui dati certi deli MUR (ex MIUR) relativi alle immatricolazioni degli ultimi 4 anni, l’Università Bicocca negli ultimi 4 anni ha registrato cali di iscritti costanti che attestano una progressiva perdita di attrattività.

Sarebbe 708 il numero di iscritti persi negli ultimi 4 anni. Se però teniamo come riferimento il dato del 2021, la perdita cumulata complessiva di iscritti è -1.668.

Questo trend negativo non può essere letto semplicisticamente e opportunisticamente come dovuto ad un fenomeno sistemico sociale, magari legato all’inverno demografico come in molti ci vendono a Milano, ma va inserito nel contesto più ampio della crisi di attrattività di molte università italiane dovuta più che altro alla experience universitaria e quindi anche alla Gestione delle stessa e nella sfida che esse affrontano nel mantenere una reputazione solida e competitiva in un mondo sempre più digitale e iperconnesso.

La gestione attuale dell’ateneo, guidata dalla Rettrice Iannantuoni, non è riuscita finora a portare in segno positivo le iscrizioni, ad arginare la cosiddetta perdita di iscritti nonché di attrattività. In un mercato universitario sempre più competitivo, segnali di crisi come questo mettono in discussione la capacità dell’università di rinnovarsi e di attrarre nuovi studenti e di essere un punto di riferimento per gli stakeholder. 

Nel caso della Bicocca, che comunque rappresenta un area importante di Milano, le cose diventano ancora più delicate.

Perché la perdita di attrattività riteniamo sia più una questione Gestionale che di trend incontrollabili?

Mentre sicuramente l’inverno demografico o il costo della vita a Milano possono rappresentare un fattore frenante per le iscrizioni nelle Università nella Città Meneghina, altri fattori sembrano impattare sulla perdita di attrattività dell’Università gestita da Giovanna Iannantuoni, attuale Rettrice e a capo anche del CRUI.

In primis, la competizione con le altre Università. La Bicocca compete sia con Università Pubbliche, che non Statali che Telematiche su un territorio quale quello Milanese che è altamente competitivo.

Con i dati di quest’anno registriamo che per esempio dirette concorrenti come l’Università Statale e la Bocconi hanno visto un ritorno alla normalità a livello di immatricolazioni, e sono rispettivamente Università Pubblica e Non Statale. Questo non è, però, successo per la Bicocca.

Di conseguenza, quello che non convince sembra essere proprio la gestione. Perché l’offerta o proposta di valore può essere equiparabile ad altre Università. Ma lato gestione Giovanna Iannantuoni non sembra convincere.

La sua presenza in numerosi consigli di amministrazione ci fa capire che non sembra dedicarsi al 100% all’Università. Dedicarsi ad altri ruoli importanti richiede tempo ed impegno. Questo è scrtto su qualsiasi libro di governance. Averne tanti di impegni rispetto al ruolo principale comporta sottrazione di tempo per il principale inevitabilmente. Il suo ruolo poi da Presidente del CRUI con uscite in conflitto di interessi contro le telematiche (non-statali in crescita di iscritti), che volenti o nolenti, fanno parte del sistema universitario, indica una gestione personalistica dei ruoli pubblici e anche in barba all’etica, ma qui, nel caso del CRUI, parla a nome anche di molte altre Università (quindi, bocciato tutto il CRUI).

In tal senso, l’accanimento contro le telematiche che sono fondamentalmente non diverse dalle non-statali per approccio da una che ha fatto la Bocconi (non-statale) come lei sembra molto sui generis.

In altre parole, la IANNANTUONI non doveva scaricare sulle telamatiche i risultati negativi della propria gestione. Dati alla mano, quest’anno Statale e Bocconi sono ripartite.

Perché le altre Università ce l’hanno fatta e Lei non c’è riuscita?

La perdita di attrattività di un Università dipende primariamente dall’esperienza che viene REALMENTE offerta agli studenti e dal passaparola che questo genera oltre che dalla comunicazione corretta della proposta di valore di chi dovrebbe iscriversi, che deve esserci ma deve corrispondere alla realtà. E questo dipende dal lavoro di chi sta a capo, dalla Gestione del Rettore o della Rettrice.

Poi, se è solo Lei a comunicare dall’Università e le sue logiche di comunicazione proposte non sono logiche che rientrano in binari per le quali chi osserva dall’esterno possa ritenerle competitive ma che indicano cinismo e mancanza di rispetto delle regole, bè non potrà che allontanare le persone. Specie a Milano.

Indichiamo qui alcuni punti che riteniamo critici della Gestione Iannantuoni:

  • Uscite in conflito di interessi contro Università Telematiche come Rettrice Bicocca-Presidente CRUI siano indice di scarso senso e rispetto delle Istituzioni. Si ritiene che siano Indice di cattiva gestione e di una crisi della propria Università. Agli occhi degli stakeholder non produce fiducia, anzi esattamente il contrario.
  • Il ricoprire troppi ruoli in CDA, oltre a quello di Rettrice, porti ad impiegare il proprio tempo per org.ni diverse dall’Università per la quale è Rettrice. Operato che può cadere in conflitti di interessi. Indice di cattiva gestione.
  • Una probabile esperienza universitaria non competitiva che porta ad un passaparola negativo. E questo è strettamente legato al suo modo di gestire. Indice di cattiva gestione.
  • Una Comunicazione e un Marketing della Proposta di Valore Universitaria inefficace o di poco momento non produce credibilità e attrazione verso l’Università per gli stakeholder.

Qui tutti i ruoli ricoperti da Giovanna Iannantuoni al momento:

  • Rettrice dell’Università Bicocca di Milano.
  • Presidente del CRUI – Conferenza dei Rettori.
  • Consigliera di Amministrazione di Fondazione Tronchetti Provera.
  • Consigliera di Amministrazione di Intesa Sanpaolo Private Banking.
  • Vicepresidente del Consorzio Interuniversitario CINECA.
  • Componente del Consiglio di Sorveglianza della Fondazione Human Technopole.
  • Presidente del consorzio CORIMAV
  • Consigliera di Amministrazione della Fondazione Corriere della Sera

Come potete notare gli incarichi sono tanti, anzi troppi e sottraggono tempo chiaramente e ineluttabilmente alla gestione corretta dell’Università Bicocca. Tra l’altro rileviamo e riteniamo che questo generi e possa generare conflitti di interessi a più livelli.

In altre parole, la Iannantuoni invece di accusare gli altri (le Telematiche) dovrebbe rimuovere un paio di poltrone che ricopre e mettersi lì e dire: come miglioro l’attrattività della mia Università?. Riteniamo che narrative come “c’è il calo di iscritti..è il tasso di natalità o è colpa delle Telematiche!” non sono il massimo... Anche perché questo non è vero perché altre Università, competitor, registrano crescita di iscritti. Si sono rialzate.

Va detto anche che nonostante tutti i ruoli extra ricoperti, visti i risultati non è riuscita a produrre risultati e a rendere l’università attrattiva. Non è riuscita a capitalizzare su queste opportunità, che noi riteniamo non dovrebbe neanche percorrere e che bloccano una migliore gestione dell’Università. La buona gestione e’ legata ad una buona governance e all’impegno totale in funzione delle competenze che si pensa si abbiano per questo tipo di ruoli.

Se il piano universitario, implementato, fosse stato competitivo, al 3° e 4° anno avremmo potuto vedere e registrare risultati positivi. La nostra analisi dice che superati i 3 anni consecutivi di calo di iscritti, le motivazioni sono esclusivamente riconducibili alla Capacità Gestionali della Rettrice e Rettore dell’Università. I risultati si valutano nel medio e lungo periodo con dati certi.

Quello che possiamo dire è che ci sono troppi elementi di gestione non particolarmente convincente, e i dati negativi degli iscritti rappresentano una prova.

Nell’analisi di un anno fa abbiamo previsto, visti i numeri del tempo, un declino inevitabile per l’Università Bicocca. Le nostre previsioni sono state confermate dai dati di quest’anno. Il trend negativo è stato confermato.

Certo è che quello della Bicocca non è l’unico caso di Università in crisi di iscritti con calo per il 4° anno consecutivo. Infatti, tra queste rientrano anche Ca’Foscari Venezia e il Caso del Politecnico di Torino, un altro caso drammatico. La situazione per il Politecnico di Torino è estremamente pesante. Lo analizzeremo a breve. E vi anticipiamo: per il Politecnico di Torino, dovesse confermarsi il trend nei prossimi anni, il futuro sarà estremamente nero. In più analizzeremo, tutte quelle Università in crisi di iscritti da 3 anni.

Stay tuned!

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia