[Analisi] Il Futuro delle Grandi Città Italiane: Sempre più Turistiche, Sempre meno Universitarie

Cari amici, un saluto dal vostro Davide Scialpi e bentornati sul canale ufficiale dell’Osservatorio Economia.
Con questa analisi, qui per parlarvi di un altra questione che è sempre più rilevante, scottante ed evidente, ovvero quella della progressiva trasformazione delle grandi Città, sia italiane che estere, in poli fortemente Turistici e meno in Città a vocazione Universitaria.
Questo cambiamento o fenomeno non è casuale, ma il risultato di una complessa combinazione di fattori economici, demografici e culturali che stanno ridisegnando il tessuto urbano e sociale di queste metropoli o città storiche.
Il grido di allarme arriva da molte parti, in tal senso, e in maniera molto forte.
Nel nostro approfondimento, abbiamo analizzato nel dettaglio questo trend che accomuna i principali centri urbani economici e le città d’arte con una forte tradizione universitaria. Abbiamo esplorato le cause alla base di questo cambiamento, i possibili scenari futuri e le soluzioni che potrebbero essere messe in campo per invertire la rotta e preservare il ruolo educativo, realmente culturale e pensante di queste città.
Prima di entrare nel vivo dell’analisi, però, è fondamentale individuare quali città risultino essere maggiormente colpite da questo fenomeno. Parliamo di grandi capitali, metropoli che offrono opportunità uniche, ma anche di città d’arte che, da sempre, sono state nel contempo poli universitari e dell’alta formazione.
Per farvi un esempio e per essere più chiari: Milano, Venezia, Firenze, Bologna con riferimento all’Italia. Londra, Parigi, Amsterdam, New York, con rifierimento all’estero.
Queste città, storicamente centri culturali e formativi, si trovano ora a fare i conti con una crescente pressione turistica che ne sta trasformando, consapevolmente o inconsapevolmente, l’identità.
In sintesi, una combinazione di fattori economici, sociali e urbanistici sta spingendo le grandi città italiane verso un futuro in cui il turismo domina la scena e la popolazione studentesca sarà relegata sempre più ai margini. E questo sta accadendo decisamente anche nel nostro bel paese che come ben sappiamo più di altre nazioni offre tantissimi luoghi d’arte e turistici dove però v’è anche una vita Universitaria centenaria.
I driver che stanno trasformando le grandi città sempre più in mere mete turistiche e sempre meno in poli Universitari
I driver che stanno spingendo le grandi città italiane, per esempio come Milano, Firenze e Venezia, Roma, a diventare sempre più turistiche e sempre meno universitarie sono molteplici e interconnessi. Qui per condividere quelli principali o, se volete, più determinanti:
Anzitutto, partiamo da quello più forte: L’Overtourism o Aumento esponenziale del Turismo di massa.
Difatti, le grandi Città Italiane sono diventate via via sempre più attrattive per il turismo internazionale e domestico, grazie al loro patrimonio artistico, culturale e storico nonché per via delle numerose opportunità di intrattenimento, lavorative e di interazione sociale rispetto alle aree interne o più depresse o ad altre città meno estese e popolate. Le politiche promozionali e la diffusione di voli low-cost hanno reso viaggiare più accessibile, portando un afflusso continuo e incontrollato di turisti in Città come Venezia, Firenze, Bologna e Milano. Questo ha fatto sì che gran parte delle risorse cittadine venisse canalizzata verso l’accoglienza turistica, a scapito delle esigenze della popolazione residente, inclusi gli studenti universitari.
Secondo i dati ISTAT, nel 2019 Milano ha registrato oltre 10 milioni di presenze turistiche, Venezia quasi 12 milioni. Firenze ha registrato circa 10,4 milioni. Numeri che evidenziano, a ben vedere, il peso crescente del settore turistico per l’economia locale.
L’Overtourism porta con sé tanti effetti collaterali quali l’aumento dei prezzi per accedere a servizi e risorse, perdita di autenticità culturale nonché sul mercato immobiliare.
Ed è proprio il mercato immobiliare a complicare più di ogni altra cosa la situazione. Segnatamente, con il fenomeno dell’Airbnbizzazione che è inoppugnabilmente figlio dell’overtourism.
Il driver indotto diventa, quindi, l’Airbnbizzazione delle Città e quindi, L’Esplosione del mercato degli affitti brevi.
Per carità, l’airbnbizzazione è presente anche in Località Turistiche di piccole dimensioni e diverse dai grandi centri urbani).
L’aumento della domanda di alloggi a breve termine, spinto da piattaforme come Airbnb e Booking.com o Expedia, ha causato un’impennata dei prezzi delle case, sia per gli affitti sia per l’acquisto. A Milano, il prezzo medio degli affitti nel 2023 ha raggiunto circa 19,3 euro al metro quadro, rendendo la città una delle più care, inaccessibili e meno inclusive d’Italia . Anche Venezia, con una concentrazione turistica particolarmente alta in alcune aree (Le statistiche indicano che più del 30% delle abitazioni nel centro di Venezia sono destinate agli affitti turistici), ha visto i prezzi degli affitti crescere, spingendo fuori dal centro storico molti residenti, compresi gli studenti universitari. Secondo uno studio condotto dalla Fondazione Venezia e da Nomisma, il numero di residenti stabili nel centro storico veneziano è sceso sotto i 50.000 abitanti nel 2021, un calo considerevole rispetto ai circa 174.000 degli anni ’50 .
All’Airbnbizzazione, però, s’è unita un altra tendenza, quella della “gentrificazione”.
La gentrificazione, ovvero la trasformazione urbana in cui i quartieri centrali vengono gradualmente occupati da abitanti più facoltosi o da società immobiliari che possiedono tanti appartamenti, è un altro fattore che allontana gli studenti dalle grandi città. Questo processo, accelerato dal turismo e dall’aumento dei prezzi, porta a una trasformazione dei quartieri storicamente abitati da residenti e studenti in aree dedicate al lusso e al consumo turistico rendendole dei musei all’aria aperta. A Milano, molti quartieri una volta accessibili per gli studenti, come Isola e Porta Venezia, sono ora occupati da residenti più facoltosi e locali di lusso, creando una città divisa in cui gli studenti sono sempre più esclusi. La rinascita di aree come il Naviglio, famosa per la vita notturna e i ristoranti alla moda, ha contribuito a questo fenomeno, rendendo difficile per gli studenti universitari trovare spazi che soddisfino le loro esigenze abitative e sociali.
Tutti questi fattori portano inesorabilmente all’Aumento del costo della vita e degli affitti per gli Studenti e, quindi, per chi si voglia formare in una grande Città.
Come detto, l’ascesa di piattaforme come Airbnb ha trasformato il mercato immobiliare nelle grandi città, rendendo più redditizio per i proprietari affittare le proprie abitazioni a turisti per brevi periodi piuttosto che a lungo termine a studenti o residenti. Questo fenomeno ha ridotto significativamente la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili per gli studenti, costringendoli a cercare soluzioni in aree periferiche o città limitrofe che non riescono più a permettersi di vivere nei pressi delle loro università..
La gentrificazione e l’overtourism e la conseguente airbnbizzazione del parco immobili urbano hanno fatto lievitare contemporaneamente anche i costi della vita nelle grandi città. Gli affitti e i prezzi al consumo nelle zone centrali di grandi città come Milano, Firenze e Venezia sono diventati proibitivi per la maggior parte degli studenti universitari. Questo ha provocato una graduale migrazione della popolazione studentesca verso aree meno costose, impoverendo ulteriormente il tessuto sociale e culturale cittadino. Secondo un’indagine condotta da Nomisma, il costo della vita a Firenze è aumentato del 20% negli ultimi cinque anni, impattando duramente sul bilancio degli studenti. Un panino o un caffè, ad esempio, possono costare fino al 30% in più nelle aree centrali rispetto alle zone periferiche, costringendo gli studenti a ridurre le spese quotidiane o a cercare alternative più economiche.
Gli studenti, poi, non possono neanche usufruire di servizi di alloggio predisposti per loro. L’ investimento in alloggi studenteschi è scarso.
Le grandi Città italiane hanno mostrato una carenza di investimenti pubblici e privati nell’edilizia universitaria e negli alloggi studenteschi. A differenza di altre città europee, come Berlino, Londra o Amsterdam, che hanno dedicato risorse per creare dormitori universitari a prezzi calmierati, in Italia l’offerta di alloggi per studenti è limitata. Questo rende difficile per molti studenti trovare sistemazioni a prezzi accessibili, contribuendo alla riduzione della popolazione studentesca nelle grandi città.
Gli studentati esistenti a Milano, per esempio, sono spesso prezzati a livelli elevati, riservando gran parte di essi a lavoratori anziché a studenti. Questo ha reso difficile per molti giovani essere inclusi nella vita urbana e sociale del Capoluogo Meneghino.
In tal senso, i dati sono inequivocabili. Secondo un rapporto dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto allo Studio Universitario, meno del 10% degli studenti universitari ha accesso a residenze studentesche pubbliche in Italia, a fronte di una media europea del 20%. La mancanza di un’infrastruttura adeguata per gli studenti universitari è evidente anche nel crescente numero di richieste di aiuto da parte degli studenti stessi, costretti a rivolgersi a famiglie e amici per trovare soluzioni abitative temporanee o a rinunciare a studiare in queste città. Il che allontana sempre più l’idea di iscriversi in una Università di una grande città universitaria.
Altri 3 elementi impattano significativamente su questo passaggio alquanto pericoloso: Politiche urbane orientate al turismo, specializzazione delle città e l’esigenza di attrazione di capitali internazionali
Non bastasse, la Politica, interessata unicamente ma forse anche chiaramente e giustamente a far funzionare l’economia, preferisce, con le amministrazioni locali delle grandi città italiane, privilegiare il turismo come motore economico principale (attrarre capitali e favorire i consumi), promuovendo lo sviluppo di infrastrutture turistiche a scapito di quelle educative. Venezia, ad esempio, ha investito molto di più nella gestione dei flussi turistici e nella promozione della città come destinazione internazionale, piuttosto che nel miglioramento delle condizioni di vita per i residenti e gli studenti. A livello di politiche pubbliche, la mancanza di interventi per preservare la vocazione universitaria è lampante.
Nonostante la crescente preoccupazione per la perdita della componente universitaria nelle grandi città, le politiche pubbliche non sembrano intervenire in modo deciso per invertire questa tendenza. Non se ne discute neanche.
A Venezia, per esempio, il Piano di Gestione del Turismo 2020-2023 ha stanziato risorse significative per migliorare l’accoglienza turistica, ma solo una frazione di questi fondi è destinata a programmi per favorire il mantenimento degli studenti universitari in città .
Le grandi città italiane stanno anche subendo una specializzazione economica e sociale che le spinge a orientarsi verso il turismo piuttosto che verso l’educazione universitaria. Milano, per esempio, si sta affermando come capitale del lusso, della moda e del design, con eventi internazionali come la Settimana della Moda e il Salone del Mobile, accentuando la sua vocazione turistica e commerciale rispetto a quella educativa, attirando investitori e flussi turistici internazionali di alto livello. Eventi di respiro di tale portata portano in città migliaia di visitatori ogni anno, creando un ecosistema favorevole al turismo di lusso, ma meno accessibile per una popolazione studentesca che richiede servizi a prezzi più accessibili.
Declino demografico dei residenti, Riduzione della popolazione studentesca e dislocazione degli atenei
Come già accennato sopra, Il calo della popolazione residente nelle grandi città ha avuto un impatto negativo anche sulla comunità studentesca. Venezia, ad esempio, ha visto un calo drastico dei residenti stabili, scesi a meno di 50.000 nel centro storico. Questo fenomeno ha impoverito la città dal punto di vista sociale e culturale, riducendo anche le opportunità per gli studenti di integrarsi nel tessuto cittadino e creare una rete di supporto comunitario. .
Si osserva, quindi, una diminuzione della popolazione studentesca residente nelle città centrali per via di molte delle wave sopra menzionate ma anche per via del crollo annoso del tasso di natalità (non si può non riconoscere che il gelo demografico sta influendo significativamente sul sistema Universitario e quindi sull’approdo nelle grandi città di Studenti come un tempo) e di altre cause legate alla proposizione di valore degli stessi atenei tradizionali che non sembrano essere più appealing.
A Milano, tutte le principali Università negli ultimi 3 anni hanno fatto registrare un calo significativo degli iscritti. Finanche allarmante. A Venezia, la Ca’ Foscari ha visto un calo degli iscritti e una riduzione della percentuale di studenti fuori sede residenti nel centro, con molti di essi che preferiscono trasferirsi nelle aree limitrofe, come Mestre, dove gli affitti sono più contenuti.
A Milano, sebbene la popolazione studentesca totale resti elevata, con oltre 200.000 studenti universitari iscritti nelle principali università (Università degli Studi di Milano, Cattolica, Bocconi, etc.), si registra un crollo significativo degli iscritti. A questo si aggiunge che molti dei nuovi iscritti, per le cause che stiamo analizznado, scelgono di vivere in periferia o in città satellite come Monza o a Sesto San Giovanni o fare i pendolari da altre parti della regione. Questo fenomeno si traduce in una riduzione del numero di studenti che frequentano e vivono nel centro cittadino, contribuendo a una progressiva perdita del ruolo universitario tradizionale della città. Anche Venezia è sempre più orientata verso un turismo di élite e di massa, con la città che ha visto una concentrazione crescente di hotel di lusso e strutture dedicate ai turisti. Questo modello economico, che si basa su un’alta intensità turistica, sta riducendo l’interesse e lo spazio per le attività universitarie. Secondo uno studio del Comune di Venezia, il 2019 ha visto una crescita del 4,4% delle strutture ricettive alberghiere, a fronte di una riduzione del 3% delle abitazioni residenziali nel centro storico .
Concorrenza delle città minori e delle università telematiche
Le università delle città più piccole, come Padova, Brescia o Pavia, stanno diventando sempre più competitive e attrattive per gli studenti, offrendo costi della vita più bassi e ambienti più vivibili. Inoltre, l’aumento o il boom delle università telematiche e delle lezioni o formazione online, soprattutto dopo la pandemia di COVID-19, ha ridotto la necessità per gli studenti di trasferirsi fisicamente in grandi città per studiare. Questo ha ulteriormente diminuito la domanda di alloggi studenteschi nei grandi centri urbani. Ora, sempre più presi d’assalto da lavoratori temporanei o permanenti o da turisti / viaggiatori.
Università delle grandi Città: apparati di potere obsoleti, sempre meno attrattivi e in crisi di fiducia.
Quando pensiamo alle Università delle grandi Città, soprattutto alle Statali, non vediamo più quella unicità che le contraddistingueva fino a 25 anni fa, ovvero innovazione, modernità, dinamismo e opportunità di sviluppo e supporto alla società ma bensì apparati obsoleti, gerontocratici, clientelari e lontani dalla realtà. Istituzioni Formative del certificato e non del pensiero, della sperimentazione o dell’innovazione, dove malagestio e malaffare, conservatorismo della poltrona e parassitismo la fanno da padrone. Tra le cause della perdita di attrattività verso possibili nuovi immatricolati quelle sovraesposte. Sono tante le Università, soprattutto a Milano, dove i casi di malaffare si susseguono con una certa frequenza. Professori Ordinari che preferiscono fare gli imprenditori e non il loro mestiere per cui si viene pagati da noi. Per il Politecnico di Milano, I casi Renzo Piano o Boeri non sono edificanti. Uffici Amministrativi con personale inadeguato messo lì per amicizia e non per selezioni reali e basate sulle competenze rispetto alle sfide e i contesti di riferimento. Il che rende tutto naive, vomitevole, disorganizzato e ridicolo. Rettori con conflitti di interessi, che fanno tutto tranne che il loro ruolo, e che si fingono innovatori ad un età estremamente anziana. Offerte formative non competitive. Comunicazioni Ingannevoli, ranking falsi. Insomma, luoghi asfissianti ed estremamente malmessi e della finzione costruita a tavolino. Il crollo degli iscritti di diverse di queste università è il risultato anche di questo aspetto. Si tratta di organizzazioni destinate al declino che non generano interesse e la cui reputazione è compromessa un pò per sempre per via del loro operato. Per quel che concerne quelle non statali presentano tasse molte alte che unite al costo del vivere nella grande Città diventano poco convenienti rispetto al passato a fronte di un offerta formativa non diversa da quelle delle Statali e inferiore rispetto agli standard del centro e nord europa nel campo e un valore meramente connesso se non un orientamento al Placement che si sostanzia in stage non pagati che si possono ottenere anche con lauree prese in Università Statali o ad un immagine più forte.
Questo cosa vuol dire?.. Vuol dire che le Università sono in primis le responsabili di questo processo trasformativo pericoloso in atto con il loro operato ed approccio che non attrae e non convince. Non sono state in grado di convincere con le loro esperienze. Non sono state all’altezza dei loro claim ingannevoli tipo “Siamo l’eccellenza..!!”.
Media che propongono e spingono solo le storie e la vita delle grandi Città
Non va sottovalutato anche il ruolo dei media nel creare un immagine delle grandi Città come superiori, entusisasmanti e più avanti. Vi’è una forte influenza anche da parte dei media, anche per motivi di ascolti o banalmente di contenuti, di promuovere e vendere tutto quello che arriva dalle grandi città più note piuttosto che da Città più piccole. Per conseguenza, questo bombardamento continua aumenta la brand awareness e memorability di queste città rispetto ad altre come meta turistica o di intrattenimento e meno come luoghi a vocazione Universitaria ( va segnalato che nella narrativa entrano in campo tutti i tipi di media dalle persone agli enti e alle istituzioni che fanno un overselling sulle città per motivi di vendita o di consenso elettorale – propaganda). In loop, questo porta ad attarre persone più alla ricerca di questo tipo di esperienza e meno di chi pensa magari a studiare o a formarsi per motivi professionali se non in ambiti legati ai mondi che si legano a queste Città.
Questa tendenza, dunque, che vede le città trasformarsi in spazi sempre più dedicati al turismo e all’intrattenimento, a scapito della loro funzione educativa e culturale, può dar vita a scenari preoccupanti.
Questi scenari potrebbero caratterizzare le metropoli del futuro come “non luoghi”, spazi privi di significato e di valore sociale, dove il pensiero critico e l’educazione vengono progressivamente marginalizzati.
I rischi della Trasformazione delle Grandi Città in mere mete turistiche del Consumo e meno in centri Universitari
Di seguito, qui alcuni possibili rischi a cui si potrebbe andare incontro:
Le città come soli “non luoghi” commerciali e meri centri di consumo
In questo scenario, le città si trasformano in spazi altamente commercializzati e all’intrattenimento, dove ogni aspetto della vita urbana è orientato al consumo. I centri storici, un tempo fulcri di cultura e apprendimento, diventano aree omogenee dominate da catene di negozi e ristoranti, perdendo la loro identità unica. L’arte e la cultura, anziché essere apprezzate e studiate, vengono ridotte a semplici prodotti da consumare.
Chiaramente, sul piano dell’ impatto sociale, la mancanza di autenticità e di diversità culturale rende le città meno attrattive per i residenti, che si sentono alienati in un contesto standardizzato. Da parco giochi. Sul piano educativo, le opportunità di apprendimento informale diminuiscono, poiché le esperienze culturali vengono sostituite da eventi commerciali che non stimolano il pensiero critico ma il pensiero e l’azione materialista e consumistico.
Le Città diventano teatri dell’assurdo può sembrare una battuta ma rappresenta un ulteriore scenario dove il turismo e l’intrattenimento raggiungono livelli tali da rendere la vita quotidiana dei residenti quasi surreale. In queste città, eventi stravaganti e attrazioni kitsch si sovrappongono a problematiche sociali gravi, creando un contrasto stridente. Questo significa che le questioni sociali, come la povertà e la diseguaglianza, potrebbero essere trascurate o ignorate, in favore della superficie scintillante del turismo mascherando e disinteressandosi della realtà complessa della vita urbana, specialmente nei quartieri più difficili. Le esperienze culturali diventano sempre più superficiali e commercializzate, allontanando ulteriormente i cittadini da una partecipazione attiva nella vita culturale e di significato della città.
Il rischio della banalizzazione dell’istruzione e della cultura:
La crescente pressione turistica potrebbe portare a una banalizzazione dell’istruzione e della cultura. Le istituzioni educative potrebbero essere costrette a adattarsi a un modello commerciale, offrendo corsi e programmi formativi più orientati al mercato che alla ricerca intellettuale. Ciò potrebbe comportare un abbassamento degli standard accademici e un’educazione meno rigorosa, olistica e prospettica.
L’impatto culturale di questo è che le università potrebbero trasformarsi in “fabbriche di laureati” piuttosto che in centri di pensiero critico, impoverendo il dibattito culturale e accademico. Mentre, kato popolazione studentesca, la mancanza di stimoli intellettuali e di opportunità di crescita personale potrebbe spingere gli studenti a cercare istituzioni altrove, contribuendo a un ulteriore spopolamento delle città di questo gruppo di età.
Il rischio della Disconnessione sociale e perdita di identità:
Le città potrebbero diventare spazi in cui i residenti si sentono sempre più disconnessi dalla loro comunità. In un contesto dominato dal turismo, la vita quotidiana dei residenti viene oscurata dalla presenza di visitatori temporanei. Le relazioni sociali possono diventare superficiali, riducendosi a interazioni occasionali con i turisti. L’impatto sociale di questo è che le comunità locali possono sentirsi isolate, e il senso di appartenenza e di identità collettiva può deteriorarsi. Ciò può portare a una maggiore polarizzazione sociale, con una divisione tra residenti e visitatori. E questo si sta già vedendo in Spagna dove sono iniziate le proteste di molti. La perdita di tradizioni e di pratiche culturali locali, a favore di eventi turistici, può ridurre la ricchezza culturale delle città e il loro ruolo come centri di apprendimento. L’Impatto culturale sarebbe uno svuotamento totale del senso delle città e della loro unicità.
Come potete aver compreso, affrontare il fenomeno della trasformazione delle grandi città in luoghi sempre più dedicati al turismo e all’intrattenimento richiede un approccio multi-faceted. Le soluzioni devono essere integrate, tenendo conto delle diverse dimensioni sociali, economiche e culturali.
Le potenziali soluzioni al problema
Le potenziali soluzioni che potrebbero contribuire a mantenere l’equilibrio tra turismo e funzione educativa delle città possono essere queste:
Partiamo dallo sviluppo di politiche turistiche sostenibili. Sì perché le amministrazioni locali dovrebbero adottare politiche turistiche che promuovano un turismo sostenibile e responsabile. Questo potrebbe significare: limitare il numero di visitatori, limitare il mondo degli affitti brevi, e implementare misure di gestione dei flussi turistici, come limitazioni al numero di visitatori in attrazioni particolarmente vulnerabili. Promuovere turismo di qualità: Incentivare esperienze turistiche che valorizzino il patrimonio culturale locale, coinvolgendo residenti e comunità.
In casi come questi, non possono non mancare Investimenti nell’edilizia abitativa accessibile.
Per contrastare l’aumento dei costi della vita e degli affitti, è fondamentale investire nella creazione di alloggi accessibili per gli studenti e i residenti. Alcuni suggerimenti potrebbere esssere : Incrementare il numero di alloggi universitari Incentivando la costruzione di dormitori e studentati universitari e alloggi a prezzi calmierati, simili a modelli presenti in altre città europee. Ristrutturare edifici esistenti convertendo edifici inutilizzati o sottoutilizzati in alloggi per studenti, rendendo più accessibile la vita nei centri urbani.
Ripensare le infrastrutture educative non più al passo coi tempi come ce ne sono molte anche a Milano è un altro punto ndoale. È fondamentale, quindi, potenziare le infrastrutture educative e promuovere la cultura come elemento di attrattiva per le città.
In tal senso, le possibili azioni potrebbero essere la programmazione di Incentivi per l’istruzione, offrire agevolazioni fiscali o finanziamenti alle Università che promuovono programmi di formazione legati alle esigenze locali. Partnership con istituzioni culturali: Collaborare con musei, teatri e altre istituzioni culturali per offrire programmi educativi e workshop che coinvolgano attivamente gli studenti e i residenti. E offrire borse di studio che integrino alloggi e esenzione o riduzione tasse.
La creazione di Hub culturali e sociali può giocare un ruolo strategico. Creare spazi di socializzazione e collaborazione attraverso l’ideazione di spazi pubblici e centri di incontro può contribuire a rafforzare il senso di comunità e a promuovere la collaborazione tra residenti e studenti. Questi possono essere, a ben vedere, spazi dove artisti, studenti e residenti possano interagire, condividere idee e partecipare a progetti comuni. La Promozione di iniziative culturali locali, se ben studiata, può riposizionare le Città nel modo corretto nella mente delle persone ed evitare di perdere quanto di unico è stato creato dai movers e shakers dei nostri centri urbani più rinomati. Ergo, Sostenere e incentivare eventi culturali locali può contribuire a rafforzare l’identità culturale delle Città. Con Festival e Mercati locali si può dare un immagine di un certo segno e colore alle Città. Organizzare, per esempio, eventi che valorizzino l’artigianato, la gastronomia e le tradizioni locali, promuovendo la partecipazione della comunità e dei visitatori. Non da ultimo, l’ideazione di Programmi di volontariato che creano opportunità che coinvolgano gli studenti e i residenti in iniziative locali, promuovendo il senso di appartenenza.
Capitolo Ambiente e Mobilità. Che dire, e’ indubbio che l’uso di mezzi di trasporto sostenibili e sviluppare reti di mobilità efficiente può ridurre l’impatto del turismo sull’ambiente urbano. E, dunque, l’effort delle amministrazioni pubbliche e quindi della Politica deve essere inevitabilmente su questo:
- Miglioramento del trasporto pubblico: Investire in un sistema di trasporto pubblico efficiente e accessibile, riducendo la dipendenza da auto private e taxi.
- Promozione di mezzi alternativi: Incentivare l’uso di biciclette, monopattini elettrici e altri mezzi di trasporto eco-sostenibili, migliorando le infrastrutture ciclabili. Come già accaduto con la pandemia da Covid.
Infine, 2 sfide strategiche. La prima è quella di educare i residenti e i turisti sulle problematiche legate al turismo di massa e, quindi, all’importanza della cultura. Questo può contribuire a una maggiore consapevolezza.
E a tal riguardo, un importante ruolo può essere senz’altro giocato da Campagne di sensibilizzazione che Promuovono iniziative per educare i turisti sull’importanza della sostenibilità e del rispetto delle tradizioni locali nonché dalla formazione degli operatori turistici: e, quindi, offrire corsi di formazione agli operatori turistici su pratiche sostenibili e sulla valorizzazione delle culture locali.
In secondo luogo, diventa strategico implementare Politiche di governance partecipativa volte a Coinvolgere la comunità nelle decisioni riguardanti lo sviluppo urbano e il turismo è fondamentale. E, quindi, promuovere consultazioni pubbliche attraverso l’organizzazione di incontri e forum per discutere le problematiche locali e raccogliere suggerimenti dai cittadini nonché comitati di monitoraggio con la creazione di comitati composti da residenti, studenti e operatori turistici per monitorare l’impatto del turismo e proporre soluzioni.
Per chiudere il nostro approfondimento, il futuro delle grandi città italiane come Milano, Firenze e Venezia ma anche di quelle internazionali, appare sempre più orientato verso il turismo e sempre meno verso una dimensione universitaria. Sempre meno verso luoghi pensanti. Sempre più verso luoghi di intrattenimento e commerciali. I crescenti costi della vita, l’espansione del settore turistico e la mancanza di interventi strutturali per mantenere attrattiva la residenza studentesca stanno, però, spingendo queste città verso una progressiva “dislocazione” del ruolo educativo.
La sfida per il futuro sarà, dunque, bilanciare l’attrattività turistica con la necessità di preservare la loro funzione di centri di cultura e formazione, un equilibrio che sembra però sempre più difficile da mantenere senza politiche dedicate e senza una consapevolezza del rischio di perdere la propria identità in favore del commercio tout court che non andrà più a favori di chi ci abita ma di chi ha saputo fare investimenti come corporazione.
Affrontare il problema e non più solo l’opportunità della trasformazione delle grandi città in luoghi sempre più dedicati al turismo richiede un approccio integrato e collaborativo. Le soluzioni che vi abbiamo proposte mirano a bilanciare le esigenze economiche legate al turismo con la necessità di preservare l’identità culturale e la funzione educativa delle città. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, comunità e privati sarà possibile garantire un futuro sostenibile e ricco di opportunità per tutti i cittadini.
Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia
