Pesante crisi di iscritti per il Politecnico di Torino. Da 4 anni registra un fortissimo calo degli immatricolati. In meno di 5 anni, rischia seriamente la chiusura

Cari amici, bentornati nel canale digitale dell’Osservatorio Economia.
Anche quest’anno stiamo condividendo qui insight esclusivi sullo stato dell’arte del mondo Universitario. Il nostro Dossier Università 2025 è fuori con tutte le info sulle Università in salute, in forte ascesa con crescita costante di iscritti e quelle in crisi e perdita di attrattività. Inoltre, quest’anno avremo un focus sulle dinamiche dei ranking universitarie private.
Nei precedenti articoli vi abbiamo condiviso la situazione dell’Università Bicocca, in crisi di iscritti da 4 anni con una gestione estremamente disastrosa da parte della Rettrice. Tra le altre Università in crisi di iscritti da 4 anni ci sono Ca’Foscari di Venezia ed anche il Politecnico di Torino. E questa non è una novità, purtroppo.
Come ben sapete, l’anno scorso vi segnalammo della situazione del Politecnico di Torino. Che era arrivato a 3 anni consecutivi di calo degli iscritti. Ebbene, quel trend negativo s’è confermato anche quest’anno e in maniera ancora più devastante. I numeri sono peggiorati drammaticamente.
Negli ultimi anni, è indubbio che il Politecnico di Torino, un tempo punto di riferimento dell’ingegneria e dell’architettura italiana, stia vivendo una crisi profonda che rischia di compromettere la sua stessa sopravvivenza. Il crollo delle iscrizioni, la perdita di attrattività internazionale e nazionale, e un contesto territoriale sempre meno competitivo stanno spingendo l’ateneo verso una deriva pericolosa. Se il trend negativo non verrà invertito rapidamente, il Politecnico potrebbe trovarsi, entro meno di cinque anni, a fronteggiare un’ipotesi estrema ma non più inverosimile: la chiusura.
Calo drastico delle iscrizioni
I dati parlano chiaro: negli ultimi 4 anni le immatricolazioni al Politecnico sono diminuite in modo sensibile. Torino sembra essere rimasta ferma. La proposizione di valore fatta agli stakeholder e la burocrazia interna scoraggia l’innovazione e conduce ad atti di mala-gestio.

Come potete vedere dai dati certi del MUR (ex MIUR) che abbiamo messo qui in infografica, negli ultimi 4 anni il Politecnico di Torino è andato performando male, sempre peggio, per arrivare all’ultimo anno dove c’è stato un vero e proprio tracollo. Una caduta nel vuoto che rischia di portarlo alla chiusura.
Se si passa da 5.000 iscritti all’anno a 1.600 (numeri da Università di 4 fascia), c’è qualcosa che non va. E la chiusura non è più una chiacchiera su cui scherzare su.
Di chi è la colpa? Quali le cause?
Le cause possono essere veramente tante: alcune potenziali
- Calo delle immatricolazioni, soprattutto tra gli studenti internazionali
- Offerta formativa probabilmente percepita come obsoleta
- Scarso aggiornamento su tecnologie emergenti e competenze digitali
- Burocrazia interna e lentezza nei processi decisionali
- Comunicazione istituzionale debole
- Comunicazioni Ingannevoli con ranking falsi – truccati che indicano risultati inesistenti
- Mancanza di visione strategica da parte delle ultime gestioni
- Scarsa attrattività del territorio torinese per giovani e imprese
- Uscita di scena territoriale di Stellantis
- Disimpegno progressivo del gruppo Elkann da Torino
- Media Torinesi non più efficaci. La narrazione di Torino come modello svanita.
- Diminuzione delle opportunità lavorative locali nel settore tecnico
- Ridotta presenza di centri di ricerca e aziende tecnologiche in città
- Poca sinergia tra università e sistema produttivo
- Fuga di cervelli verso l’estero o verso altri poli più dinamici. In Francia o verso la Svizzera.
- Insufficiente internazionalizzazione dell’ateneo.
- Investimenti in ricerca e infrastrutture sotto la media europea
Gestione poco lungimirante con troppe comunicazioni ingannevoli (segno di disperazione)
Le responsabilità non mancano. Le ultime gestioni del Politecnico non sono apparse in grado di ammodernarsi e di rimanere competitivi. I rebranding stilistici sono utili ma servono a poco se non c’è una chiara visione e una gestione della propria organizzazione in ottica di mercato. E poi l’eccesso di overselling che non rispetta gli stakeholder: Ve la ricordate la storia dei Ranking UBIGLOBAL (Ranking di serie B) tarokkati da Stefano Mainetti del POLIHUB, Claudia Pingue del POLIHUB, Mario Calderini della FONDAZIONE POLIMI e da Marco Cantamessa del POLITECNICO DI TORINO? Vendevano gli incubatori del Politecnico di Milano Polihub e Politecnico di Torino I3P come numeri 1° al mondo attraverso questi ranking fatti in conflitto di interessi e su cui avevano messo le mani su (per stessa ammissione di tal Mainetti che mentre era a capo del POLIHUB era a capo di 2 società di consulenza e si prendeva i contatti dal Polimi). La questione poi è diventata pubblica e la gente ha potuto capire cosa facevano questi signori. Una storia di malagestio che ha indignato molti e alimentato una percezione negativa di entrambi gli atenei, che sembrano essere più volti a farsi gli affari propri e a trovare scorciatoie mediatiche attraverso ranking farlocchi per crearsi una reputazione che non c’è che a lavorare seriamente. (Di questo parleremo sul focus sui ranking)
La leadership non non sembra essere riuscita a costruire un piano concreto per rilanciare l’attrattività del campus.
Il peso dell’uscita di Stellantis e degli Elkann
Ma il declino del Politecnico non è solo un problema accademico o di gestione poco attenta e compelling: riflette una crisi più ampia del tessuto produttivo torinese. L’uscita di scena territoriale di Stellantis e, più in generale, il progressivo disimpegno del gruppo Elkann dalla città hanno lasciato un vuoto enorme. Torino, che per decenni si è alimentata della sinergia tra industria automobilistica e formazione tecnica, oggi non offre più le stesse opportunità lavorative né prospettive di carriera nel campo dell’ingegneria. Questo ha avuto un effetto domino sull’appeal dell’ateneo, sempre più isolato in una città percepita come in declino. Di pochi giorni fa è stata resa nota della crisi anche della Maserati.
Il rischio concreto della marginalizzazione
La combinazione tra inefficienze gestionali e perdita di competitività del territorio può aver creato un cortocircuito. Gli studenti scelgono altre mete (magari in Francia o in Svizzera), le aziende investono il loro tempo altrove, e il Politecnico di Torino fatica a trovare il proprio ruolo nel presente. L’ipotesi di una marginalizzazione irreversibile non è più solo un’iperbole da gossip da bar Universitario dove gli amministrativi vanno a prendere il cappuccino quando non sanno che fare per molte ore. In aggiunta a ciò, prevediamo che si potrebbe aggiungere la chiusura consequenziale dell’ASP-Alta Scuola Politecnica (che sembra essere più una scatola vuota che altro, dove, chi ve ne fa parte, sembra giocare più a darsi un tono ma altro non è che un qualcosa privo di sostanza e serio e che crea indubbiamente una rete di connessione molto forte tra Polimi e Polito, da cui scaturiscono le ragnatele che possono portare a sistemi di lobbying, conflitti di interessi sulle attività ed ad inganni di ogni tipo come nel caso dei ranking di cui vi abbiamo parlato sopra. Che dire, senza studenti, sia da una parte (Polito) che dall’altra (Polimi), queste organizzazioni rischiano di sembrare anche un pò patetiche con narrative ricolme da overselling. E la chiusura, se il trend continua degli iscritti in picchiata, potrebbe arrivare in pochi anni.
E’ importante trovare i nomi che hanno portato a gestioni di questo tipo?… In questo caso, sembra proprio di no perché quando si arriva a questi numeri, le responsabilità sono in capo all’intero ateneo.
In meno di 5 anni, potrebbe rischiare la chiusura?… La risposta è probabilmente sì. I numeri sono drammatici. Indicano una perdita di attrattività molto forte. Che non si risolve di certo con la bacchetta magica in 2 o 3 settimane o taroccando dei ranking per raccontare risultati che non esistono. Le scelte universitarie dipendono molto da come un Università si presenta e opera. Dall’experience. Se l’experience non è competitiva, si genera passaparola negativo e tutti vanno altrove.
A vostro beneficio vi condividiamo qui tutte le classifiche che abbiamo stilato:
- La Classifica delle Università Attrattive: Link
- La Classifica delle Università Super Attrattive: Link
- La Classifica delle Università Telematiche: Link
- La Classifica delle Università Private-Non-Statali: Link
- La Classifica delle Università in Calo Consecutivo di Iscritti da 3 anni: Link
- La Classifica delle Università in Calo Consecutivo di Iscritti da 4 anni: Link
- La Classifica dele Università Romane: Link
Team Osservatorio Economia
