Economia Italiana inchiodata. Salgono disoccupazione e inflazione. Urso e Giorgetti non brillano

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Feb

Economia Italiana al palo. Crescita sotto le attese. Disoccupazione e Inflazione in rialzo. Urso e Giorgetti non brillano

Cari amici, bentornati nel canale ufficiale dell’Osservatorio Economia dal vostro Davide Scialpi.

Siamo qui per condividere con voi nuovi dati e nuove osservazioni sull’andamento della nostra economia, che purtroppo non sta performando come dovrebbe.

Sono usciti, infatti, da pochi giorni i nuovi Dati Istat che hanno attestato che negli ultimi 3 mesi del 2024 l’economia Italiana ha fatto registrare una crescita congiunturale pressoché nulla, senza alcuna variazione rispetto al trimestre precedente. Dato che replica quanto già visto nei mesi estivi, tra luglio e settembre.

Rispetto al 2023, la crescita fa registrare un dato sotto le previsioni. Il PIL mostra sì un aumento dello 0,5% ma pari alla metà di quanto previsto nel Piano Strutturale di Bilancio del Governo che prevedeva di terminare l’anno con un KPI di crescita atteso dell’1%.

L’Italia si conferma in stagnazione. E Giorgetti e Urso vedono, quindi, bocciato il loro operato ad oltre 2 anni dall’insediamento a Palazzo Chigi come Ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico.

Il risultato pesa anche in prospettiva, dato che la variazione del Pil acquisita per il 2025 risulta nulla: senza indicatori positivi, anche le previsioni per il 2025 partono da zero e preconizzano un anno non particolarmente brillante per l’Italia.

I fondamentali come la produzione industriale e il mondo dei servizi sono al palo con disoccupazione e inflazione in rialzo: a dicembre 2024, rispetto al mese precedente, in Italia gli occupati sono sostanzialmente stabili, crescono i disoccupati e calano gli inattivi.
Il tasso di disoccupazione sale al 6,2% (+0,3 punti). Il tasso di inattività cala al 33,5% (-0,2 punti).

Nell’Euro Zona ci piazziamo dietro Francia e Spagna. Peggio di noi solo la Germania, che risulta in recessione per il 2° anno consecutivo. Il che non produce speranze di inversioni di rotta per il nostro bel paese essendo le due economie molto interconnesse sul piano industriale specie nell’area del Nord Italia.

Le previsioni del Governo si sono rivelate troppo ottimistiche. E neanche quelle più pessimistiche che prevedevano uno 0.7 sono andate a segno. Nello specifico, agricoltura e settore dei servizi fra ottobre e dicembre sono risultati in flessione con una produzione industriale in calo da ben 22° mesi.

Sale, inoltre, l’inflazione italiana che in gennaio si attesta sull’1,5%, a fronte dell’1,3% di dicembre. Tra Gennaio e Dicembre i prezzi sono continuati a salire in media dello 0,6%. A spingere i prezzi verso l’altro sono i beni energetici, che hanno sostanzialmente smesso di calare, e quelli dei prodotti alimentari lavorati.

Le previsioni per l’Inflazione vengono indicate dall’Istat allo 0,9%. L’inflazione è in rialzo in tutta l‘euro zona. In Germania i prezzi sono risultati in aumento rispetto all’anno prima del 2,8%, in Francia è stazionario all’1,8%, in Spagna, invece, sale dal 2,8 al 2,9%.

Il rialzo dell’inflazione dello 0,6% in un solo mese può essere considerato pesante dato che a determinarlo sono le bollette nonché i prodotti alimentari che salgono dell’1% rispetto alla congiuntura precedente.

Come se non bastasse, l’introduzione di dazi da parte degli Usa potrebbe provocare ritorsioni da parte dei paesi colpiti e quindi inevitabili tensioni lato prezzi. Il tutto mentre la crescita economica non c’è palesando una possibile entrata in uno stadio di stagflazione.

Il 2025 parte, quindi, con prezzi dell’energia in aumento, che pesano su inflazione e costi delle imprese, e timori lato dazi americani che inciderebbero sull’export, già debole.

Passando all’export italiano di beni, questo rimane debole nel 4° trimestre con un -0,2% a ottobre-novembre sul 3° trimestre. Performance negative nei mercati UE pari a -0,9%). Leggero up fuori dall’UE (+0,6%) in UK e Turchia ma molto male negli USA con -11,0% annuo a novembre) e in Cina con -19,2%). Calano pesantemente i mezzi di trasporto con un -17,3% e tessile-abbigliamento-calzature con un -9,0%. I possibili dazi USA, seconda destinazione dell’export italiano con oltre il 22% dell’extra-UE, prefigurano nuovi rischi per il commercio italiano ed europeo.

Oltre alla crisi energetica, ad incidere sono state le adozioni di politiche tossiche come Transizione 5.0 – Industria 4.0, figlie di un idea di produzione pompata e forzata da gruppi di interesse mossi da ideologia che non trova però riscontro sui mercati e che quindi porta a risultati negativi e conseguenze organizzative nefaste.

Di conseguenza, per URSO, Ministro dello Sviluppo Economico, ci sarà da rivedere il suo approccio che fino ad ora non ha portato a grandi risultati. In tal senso, suggeriamo di rimuovere la misura tossica Industria 4.0 e di non fidarsi di gruppi di interesse come Università Politecniche Meneghine o di chi è a capo a sua insaputa di Fondazioni Finanziarie (se uno non ha mai lavorato o passato il tempo al bar come può suggerire delle politiche pubbliche di sviluppo economico?… L’abito (creato con PR mediatiche) non fa il monaco) che propongono cose fuori dal mondo, di stampo accademico, che producono evidentemente esternalità negative anziché positive forzando le imprese italiane a fare cose che non devono fare per mero interesse personale di profitto e di cadrega e carriera. Le strategie aziendali di investimento le fanno le imprese, in autonomia. L’innovazione viene fatta dalle imprese. Sburocratizzare e semplificare la vita alle imprese sono le vere linee da seguire per il bel paese. E’ su questo che Urso deve lavorare perché il manto erboso su cui giocare a fare gli imprenditori conta più di giocare su un campo con buche di ogni tipo e con qualcuno che dalla tribuna, con i titoli di professore o rettore, dice come le aziende dovrebbero muoversi senza aver alcuna competenza ed esperienza per poterlo fare. Fino ad oggi, sono poche le azioni di Sviluppo Economico apprezzate a queste latitudini. Meritevole di citazione la riduzione del fondo alle startup. A queste latitudini si ritiene che le aziende (e parlo di aziende) debbano andare da sole e non vivere di finanziamenti statali.

Per quel che concerne Giorgetti, Ministro dell’Economia, è chiaro che sarà per lui difficile parlare di abbassamento e riduzione delle tasse (pressione fiscale). Addirittura sembrano essere aumentate di qualche decimale rispetto al 42,3%. La sua performance, quindi, stride molto con il premio di pure PR ricevuto dal Financial Times come Ministro dell’Anno. Il flop è servito. Da lui ci aspettavamo di più essendo un economista. Dovrà trovare nuove soluzioni. Anche se non crediamo possa fare molto in termini propositivi in quanto la sua attitude da commercialista non sembra aiutarlo a concepire idee e politiche vincenti ma bensì ad essere vittima di documentazioni e adempimenti burocratici e numeri di ogni tipo e ideologie partitiche conservatrici che bloccano la creazione di idee di politica economica.

Il 2024 doveva rappresentare l’anno del rimbalzo, del rilancio, della ripartenza reale e invece no, Siamo al palo.

Se il 2025 parte così, non possiamo aspettarci granché. Trump di certo non sembra volerli aiutare, nonostante sia di centrodestra come Loro e nonostante lo abbiano esaltato per motivi di consenso dalle parti della Lega. E la nostra previsione (fatta qualche giorno fa) di un rischio sistemico di crollo economico dell’Italia nel medio lungo termine, da qui al termine della legislatura, inizia a palesarsi.

Detto questo, lato nostro, ci impegniamo a monitorare tutto quello che può avere un impatto sull’Economia e a segnalarvelo in tempo reale per avere l’informazione che serve. Stay tuned.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia