[Scenari Sociali] Cambia l'Università Italiana, cambia la Società Italiana, cambia la Classe Dirigente Italiana

Il cambiamento della Società Italiana e della sua classe dirigente
28
Lug

[Scenari Sociali] Ecco come cambierà la Società Italiana con 6 anni di super boom delle Università Telematiche, di crisi delle Università delle grandi città del Nord Italia, di ascesa delle Università Regionali e a misura d’uomo e del Sud Italia, e con l’estinzione dei Politecnici di Milano e Torino (in forte e annosa crisi di iscritti)

Scenari Sociali ed Economici: La Nuova Geografia della Formazione Superiore in Italia disegna la Nuova Società Italiana dei prossimi anni

L’Università Italiana è ufficialmente cambiata. E con essa cambierà radicalmente anche la società che vivrà un cambiamento strutturale senza precedenti.

Attraverso il nostro Dossier 2025 dell’Osservatorio Economia abbiamo misurato il flusso delle immatricolazioni all’università degli ultimi 5 anni, individuando trend, prospettive e scenari del mondo unviersitario. Abbiamo, quindi, scoperto dove e in quali Università le persone si stanno iscrivendo di più, ovvero le Università più attrattive degli ultimi 5 anni.

Qui il link a tutti i ranking del Dossier Università 2025: RANKING UNIVERSITARI OE

Questo dossier-analisi, il Dossier Università 2025, basata su dati reali, che è andato viral in tutto il mondo con i ranking delle università più attrattive d’Italia nonché ripreso anche da media tv e testate online, ci ha permesso e ci permette di misurare e quantificare l’attrattività reale delle nostre Università nonché di raccontarvi dove andrà l’Università Italiana e per conseguenza anche la società italiana nonché come evolverà visto e considerato che tali immatricolazioni diventeranno, volenti e nolenti, la nuova forza lavoro e classe dirigente del paese nel giro di poco tempo.

Abbiamo scoperto quali sono le Università in crisi di iscritti e quelle in costante crescita di iscritti. Quelle destinate ad affermarsi e quelle destinate a scomparire. Abbiamo scoperto che il mondo universitario italiano è cambiato.

E’, infatti, crollato letteralmente il fascino delle Università delle grandi Città Metropolitane di Milano, Torino, Bologna, Verona, Roma, Venezia, ovvero di quelle Università dal nome noto o prestigioso. In altre parole, la scelta basata sul criterio del prestigio o del blasone è completamente stata cancellata dagli Italiani.

Tale cambiamento nelle scelte è radicato nella consapevolezza che le Università dal nome noto non producono quel beneficio che dovrebbero dare in tremini di apprendimento di qualità e di opportunità, dovendo poi scappare all’estero una volta terminati gli studi. Dalla Lombardia e dal Veneto fuggono via all’estero ogni anno 30.000 giovani (Vedi analisi condivisa nella sezione insight).

Questo è un passaggio non di poco momento per il semplice fatto che, a fronte di tale fatto, gli Italiani non fanno grosse distinzioni sulle Università. Le reputano, in altre parole, tutte del medesimo livello, nonostante i ranking della finta eccellenza e superiorità che circolano e che vogliono a tutti i costi venderci delle differenze che purtroppo nella realtà non esistono. E’ il caso di QS e THE.

Gli Italiani, visti i risultati sembrano dire: che differenza c’è, una vale l’altra! Isciriviamoci in quella che non ci fa perdere tempo e soldi.

Prova ne è il successo delle Università Telematiche. Negli ultimi 6 anni, gli Italiani hanno scelto in massa le Università digitali nuove emerse con la Pandemia preferendole alle Università tradizionali sia pubbliche che private. Queste si sono imposte come la nuova scelta venendo premiate come Università innovative e in grado di risolvere il problema del non voler o poter seguire le lezioni in presenza o raggiungere o trasferirsi in grandi città per studiare e fare tutto da casa.

Sì perchè le Univesità Telematiche abbattono costi economici e costi cognitivi per chi decide di frequentarle. Mentre le tradizionali, rimanendo ancorate al modello campus, lezione in presenza ed edificio da popolare, forzano spostamenti aumentando proprio i costi economici e cognitivi.

Le dinamiche in atto sono, quindi, state bene individuate: il sessennio di boom delle università telematiche, la crisi degli atenei metropolitani del Nord e Roma (per alcuni casi circoscritti).

A questo s’è unita la contemporanea ascesa delle università regionali e delle università a misura d’uomo e del sud italia e la crisi irreversibile dei Politecnici del Nord Italia. Tutto ciò disegna e creerà un futuro e una società radicalmente diversa per il Paese.

La Democratizzazione Digitale e la Fine del Fuorisede (Super Boom delle Università Telematiche)

Il super boom delle università telematiche (2020-2026+) non è stato né sarà un fenomeno passeggero, ma un cambiamento strutturale. Negli ultimi anni, la formazione a distanza è diventata la modalità di accesso all’istruzione dominante per una vasta fascia di popolazione. Sia in Italia che all’estero.

Il fattore abilitante: Il covid e la pandemia, forzando l’apprendimento da casa per i più giovani e per i più grandi, hanno indirettamente instillato nel cervello che per formarsi o seguire una lezione o prendere una laurea non c’è più bisogno di spostarsi da casa. Un nuovo habit, una nuova modalità di apprendimento che è diventata la normalità e a cui non si vuole più rinunciare.

Mentre i sistemi non desiderevano questo scenario perché intenti e tesi a voler forzare le persone a portarli a fare quello che vogliono loro: ovvero popolare le grandi città e a impiegare la maggior parte del loro tempo in questi edifici delle università delle grandi città magari andando a vivere in studentati con top e gatti morti in quartieri di periferie in preda a delinquenza e prostituzione di ogni sorta, le persone hanno realizzato in maniera sempre più consapevole che il tutto poteva farsi evitando momenti di vita stressanti senza muoversi da casa e senza trasferimenti comportanti alti investimenti per vivere la città e conseguire la certificazione messa a repentaglio dalle burocrazie che attanagliano questi istituti formativi diventati ostaggio di famelici personaggi che li usano per portare avanti più loro stessi che la reale formazione deliverando esperienze mediocri.

In altre parole, l’abbattimento della logistica e della mobilità e della migrazione ha prodotto un crollo dei costi per le famiglie. E di questo la gente non vuole più privarsi.

S’è quindi determinato uno scenario sociale molto interessante:

  • Crollo dei costi per le famiglie: L’estinzione della figura dello studente fuorisede eliminerà una delle principali voci di spesa per la classe media, rendendo l’istruzione superiore accessibile anche a chi vive in aree economicamente depresse o svantaggiate.
  • Formazione per tutti: La flessibilità dell’e-learning permette a studenti lavoratori, genitori e persone con impegni di cura di ottenere una laurea, favorendo la riqualificazione professionale continua (lifelong learning) e un miglior bilanciamento lavoro-studio-vita sociale.
  • Rinegoziazione dei valori: Il prestigio sociale del “pezzo di carta” ottenuto in presenza ridimensionato a favore di competenze certificate e spendibili ottenute digitalmente o presso università di provincia-regionali o internazionali o da casa tramite le telematiche. Il network fisico sostituito da comunità di apprendimento virtuali o locali.

Il fenomeno della Restanza: L’Ascesa delle Università Regionali e il “Sud Protagonista”

Contrariamente alla narrazione di una Italia a due velocità o grandi città centrica o con una superiore all’altra, i prossimi anni vedranno una rinascita delle università di medie dimensioni, radicate nei territori e a “misura d’uomo”.

Trieste, Genova, Aosta, Pavia, Bolzano, Varese-Como, Perugia, Macerata, Catania, Palermo, Cagliari, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria, Ancona sono città che fanno registrare costante crescita degli iscritti negli ultimi anni.

Scenario Sociale ed Economico:

  • Frenata della fuga dalla provincia alla grande Città: Le grandi città metropolitane del Nord Italia dal nome noto o prestigioso sono in crisi di iscritti profonda da molti anni. A crescere in maniera costante sono proprio quelle provinciali e regionali. L’AI permette alle Università regionali di uniformarsi ai livelli internazionali trovando soluzioni e percorsi per i territori e per l’esperienza impensabili fino a qualche anno fa.
  • Frenata della fuga di cervelli dal sud italia: Un’offerta formativa di qualità grazie anche all’uso dell’AI, percepita come più vicina alle esigenze locali e meno elitaria, tratterà i talenti nei territori d’origine, in particolare nel Sud Italia e nelle aree interne, limitando le uscite verso altre regioni beneficiarie dell’esodo.
  • Rigenerazione dei centri urbani: Le università regionali diventeranno motori economici locali, rivitalizzando i centri cittadini, attirando servizi e creando un indotto basato su una popolazione studentesca stanziale e pendolare, piuttosto che su flussi migratori verso il Nord.
  • Sviluppo locale: Gli atenei meridionali, grazie a un legame più stretto con il tessuto produttivo locale (agroalimentare, turismo, blue economy), guideranno l’innovazione in settori chiave, contribuendo a ridurre il divario infrastrutturale.

Lo Svuotamento Metropolitano e la Crisi delle Università delle grandi città del Nord Italia

Le università delle grandi città del Nord Italia, storicamente mete di migrazione studentesca, sono in una fase di crisi profonda, perdendo il loro ruolo di hub formativi nazionali.

Scenario Sociale ed Economico:

  • Insostenibilità del caro-vita: Il crollo delle iscrizioni non è solo demografico, ma economico. L’insostenibile costo degli alloggi e il carovita nelle metropoli hanno resso gli atenei fisici del Nord dei lussi per pochi, spingendo la maggior parte degli studenti verso alternative più economiche (telematiche o atenei locali o alternative all’estero).
  • Perdita di attrattiva metropolitana: Le grandi città hanno già perso il loro status di “fucine di talenti” o di riferimento per il sistema universitario, riducendo l’afflusso di giovani energie vitali per il loro ecosistema culturale e imprenditoriale.
  • Inconsistena del brand accademico: il paradosso più forte è questo. Nonostante gli investimenti in pr e immagine, spesso caratterizzata da comunicazioni inagannevoli o di presunta eccellenza mondiale con ranking ben conosciuti per essere farlocchi come QS, le Università delle grandi città non attraggono più iscritti e sono in crisi profonda.

L’Estinzione dei Politecnici di Milano e Torino: Il forte e annoso crollo degli iscritti

L’annosa crisi degli iscritti, che da 5 anni affligge i Politecnici di Milano e Torino, porterà, nei prossimi anni, a una vera e propria estinzione di questi mondi formativi. Che con ogni probabilità terminerà in un inglobamento nelle università generaliste.

La crisi è dovuta ad aspettative disattese da parte di queste forme di Università votate alla cosiddetta “tecnica”. Da Milano e Torino si fugge all’estero per non rimanere disoccupati o precari a vita. Ingegneri, Architetti e Designer sono oggi più che mai precari rispetto ad un tempo. Sono facilmente sostituibili dall’Intelligenza Artificiale che ogni giorno che passa ne fa fuori a migliaia. Se un tempo per dei lavori progettuali servivano 10 ingegneri, oggi con l’AI ne basta 1 oppure neanche quello. Sono i più colpiti.

Lombardia e Piemonte sono sempre meno a vocazione industriale. La crisi della produzione industriale va avanti da 34 mesi, senza interruzione. Torino è morta economicamente. Il nord Italia è investito da una crisi dovuta anche agli aumenti del costo dell’energia che porta alla chiusura delle imprese o alla delocalizzazione veloce in paesi da costo della manodopera o dell’energia più bassi. Siamo ormai in un economia di servizi, non di fabbriche. E questo rende meno competitivo il Nord Italia perché la sua forza era basata prettamene su assetti industriali e non su servizi per i quali deve competere in tempo reale con tutto il mondo e tutta italia.

A questo, si aggiunge una costante narrativa finta di presunta superiorità, non corrispondente alla realtà e volta più che altro ad elevarsi a quello che non si è. Anche perché propongono Designer, Architetti e Ingegneri, non Economisti o Medici o Giuristi che sono i più richiesti dal mercato del lavoro e quelli dal peso specifico maggiore. Quindi, vediamo un forte overselling. La maggior parte dei ranking che girano e che ci dicono che queste università sono eccellenza non sono veritieri ma addirittura s’è scoperto essere farlocchi e volti a creare mondi che non esistono. Guardando le recensioni, la fuga in massa all’estero e il crollo degli iscritti capite che gente avete di fronte. Gente che ama raccontare mondi della fantasia per rimanere in sella a vita.

Prova ne è il fatto che queste Università risultano essrere in crisi di iscritti. Se fossero Università di qualità mondiale come dicono loro, si farebbe a gara per iscriversi. Parte della finzione è anche la messa in scena con le tende davanti agli edifici da parte degli studenti per fare la battaglia contro il caro affitti e con la Rettrice che da loro ragione sfoggiando sul proprio cv un logo di una università privata (a cui del caro afftti tendenzialmente non frega nulla). Sono un livello sotto la sufficienza ma ci viene venduto come oro o come dicono loro eccellenza. La dissonanza cognitiva può spaventare se avete a che fare. Non sono neanche internazionali. L’internazionalità non è avere iscritti dall’africa o dall’est europa o pakistan. Sono risultati centri di potere che giocano a fare i superiori vendendosi per quello che non sono attraverso ranking non veritieri.

Qui la nostra analisi proprio sui ranking QS dove smentiamo e sconfessiamo le valutazioni dei Ranking QS dimostrando che raccontano fesserie con lo scopo anche di danneggiare le Università: OSSERVATORIO ECONOMIA sconfessa I RANKING QS.

Questi ranking non sono autorevoli ma vengono utilizzati come strumento di advocacy. Ma dalle PR che fanno ci siamo accorti che i messaggi che inviavano erano estremamente gravi: volti a categorizzare le Università in peggiori e migliori. Cosa che è praticamente impossibile.

Quello che abbiamo scoperto con la nostra ricerca è che le Università più attrattive d’Italia, quelle dove la gente si sta iscrivendo di più, venivano puntualmente categorizzate da QS come le peggiori danneggiandole. E quelle che invece sono in crisi di iscritti e quindi non attrattive proprio come Politecnico di Milano sono state categorizzate come migliori.

Ciò che vi stiamo raccontando non viene diffuso dai media soprattutto lato prospettive di crisi di iscritti o di reale realtà della situazione universitaria. I dati reali danno queste Università Politecniche in forte e annosa crisi di scritti. Mentre la narrativa ce le vuole proporre a tutti costi belle, bionde e con gli occhi azzurri. In pratica, più belle della principessa Sissi.

La fantasia è una cosa. La realtà è un altra. Per conseguenza, siamo di fronte ad una vera e propria farsa sul piano della comunicazione.

Abbiamo predetto il declino del Politecnico di Milano esattamente 2 anni fa. I dati parlano chiaro. Qui la nostra analisi condivisa 2 anni fa: Declino Politecnico di Milano

Il Politecnico di Torino ha perso 2700 iscritti solo nell’ultimo anno passando da 4300 a soli 1600 iscritti. Qui la nostra analisi: Crisi Iscritti Politecnico di Torino.

Nella nostra società, nei prossimi anni, ci saranno meno laureati di e da queste Università.

I trend sulle immatricolazioni li penalizzano pesantemente e smascherano il loro vero livello e valore nonché il futuro che li attende.

Le facoltà cha vanno sempre di più sono Economia, Medicina, Giurisprudenza.

Altro segnale inequivocabile della crisi irreversibile che stanno vivendo è l’aumentare delle crisi reputazionali. Il Caso Gatti e Boeri e le loro turbative d’asta hanno rappresentato l’avvisaglia di una situazione che non si riesce più a sostenere e che ha causato un detonamento interno. Basti ricordare il caso Renzo Piano che deve restituire 3 Milioni di euro agli Italiani.

Questo ci da un ulteriore polso della reale situazione. E spinge a chiedersi: Come mai delle persone dal nome noto arrivino a fare questo? Probabilmente, dietro il nome non c’è nulla. E se i simboli di queste Università sono questo, immaginatevi l’interno cosa potrà mai essere.

Scenario Sociale ed Economico:

  • Crisi dell’ingegneria industriale: La contrazione di iscritti in ingegneria e architettura segnala una disaffezione verso i percorsi più duri e tecnici, aggravata dalla percezione di una saturazione del mercato o da una fuga verso l’estero di laureati in cerca di condizioni migliori. Al crescere della crisi della produzione industriale e all’aumentare dell’uso dell’AI, decresce la richiesta di ingegneri e per conseguenza calano gli iscritti.
  • Perdita di leadership industriale: I Politecnici sono università utilizzati da chi è a capo per portare avanti propri interessi. Non saranno in grado di soddisfare il fabbisogno di figure tecniche ad alta specializzazione. Lo faranno le telematiche che sono realmente digitali.
  • Riforma radicale dell’istruzione STEM: L’estinzione dei politecnici forzerà una riforma radicale, portando all’inglobamento di queste in università generaliste o a percorsi formativi privati direttamente legati alle grandi imprese.

Scenari Sociali Futuri

L’Italia si avvia verso una società con una classe dirigente arrivante e proveniente da Università telematiche, università regionali o a misura d’uomo e del Sud Italia. Di converso, si assiste a un ridimensionamento del ruolo egemonico delle grandi città del Nord Italia dal nome noto o prestigioso e alla fine del mondo dei Politecnici di Milano e Torino, che le nuove generazioni scartano per non rimanere disoccupati e precari.

Gli ultimi sei anni hanno creato un vero e proprio terremoto nella società italiana.

Le grandi città di Milano, Torino, Bologna, Venezia saranno sempre più non luoghi asettici e privi di anima e dna umano e sempre meno centri culturali e di relazione. Per questo influenzeranno sempre meno. Questo è un trend che era già partito anni fa e continuerà a svilupparsi per via dell’impatto del mondo digitale. Le province e le aree interne potranno beneficiare di questo hearthquake sul piano dello sviluppo economico e non sarà dovuto quindi ad un piano varato da qualche tecnico della Commissione Europea o dal bollino di qualche apparato pubblico con l’approvazione di qualche università ma da implicazioni di tendenze economiche e sociali generate dai mercati.

Questo creerà più inclusion e più merito. I sistemi erano abituati a prendere scorciatoie e a coprire inefficienze utilizzando nomi creati delle pr appartenenti a Università dal nome noto o prestigioso. Ora questo gioco si interrompe. Si ridurranno i divari territoriali, per lo meno sul piano delle competenze. Questo l’abbiamo già visto come dato: al Sud Italia ci sono più iscritti all’Università rispetto al Centro Italia. Anche chi non poteva studiare potrà farlo. L’accessibilità alla formazione non sarà solo privilegio per pochi.

Davide Scialpi, Direttore Osservatorio Economia