La “Royal Rumble” dei Dazi di Mr. Trump scatena caos globale e panico fra gli investitori. Bitcoin e borse a picco da giorni.

Cari amici bentornati nell’osservatorio economia dal vostro Davide Scialpi.
Mr Trump non si ferma più. E’ letteralmente scatenato. Noi, vi riveliamo questo, abbiamo assistito dal vivo ad una sua presentazione nel 2012 al centro conferenze Exel in quel di Londra sul Self-Development insieme con il grande Tony Robbins. Due forze della natura. Due tornadi. Due numeri 1. Per questo, lo conosciamo molto bene e pensiamo che siamo solo all’inizio della tempesta Trump.
Come sapete, qualche giorno fa, the one’n’only Mr. Donald Trump ha lanciato una vera e propria ‘royal rumble’ commerciale, con l’annuncio shock di nuovi dazi per tutti i paesi che, secondo lui, ‘approfittano’ del commercio con gli Stati Uniti. La reazione dei mercati finanziari è stata devastante: non solo il Bitcoin ha subito un crollo verticale, ma anche le borse di tutto il mondo hanno bruciato miliardi di dollari, una tempesta finanziaria che non ha risparmiato nessun settore.
A pagare uno dei prezzi più alti è stato il Bitcoin, che ha avuto una caduta verticale, scivolando sui 70.000 dollari e sui 70.000 euro. Un downfall talmente forte che ora la risalita sembra dura. Se ci seguite, noi l’avevamo previsto ( scusateci se flexiamo un pò. Qui l’articolo-analisi dove anticipavamo e prevedevamo la probabile caduta verso i 70k per Bitcoin. Articolo).
In tal senso, noi ci teniamo a farvi presente che questo gioco di annunci e contro annunci avrà sempre ripercussioni sui mercati finanziari. Per gli investitori serve solo capire cosa succederà dopo l’annuncio in programma per evitare perdite spiacevoli e mastodontiche.
Le cause di questi downfall dei mercati finanziari sono interconnesse, ma l’effetto principale è psicologico ed economico insieme:
- Prospettiva di guerra commerciale: ogni volta che gli USA annunciano dazi, altri paesi reagiscono. Gli investitori temono uno scenario “tit for tat”, in cui ogni nazione colpisce l’altra con misure restrittive → meno export, meno crescita globale.
- Rischio recessione: i dazi aumentano i costi per le imprese e i consumatori. Se tutto diventa più caro, i consumi calano. Gli analisti temono che questa dinamica possa portare a una contrazione dell’economia USA, già in fase di rallentamento.
- Reazione tecnica e automatizzata: quando partono notizie negative, molti fondi attivano vendite automatiche (algoritmi, stop loss, ecc.). Questo amplifica i movimenti.
- Mercati già nervosi: negli ultimi mesi, gli investitori erano già sensibili per l’inflazione, le incertezze geopolitiche e i tassi d’interesse. L’annuncio di Trump è stato la goccia.
Per capirci di più sugli scenari e le conseguenze commerciali, partiamo dall’elenco di tutti i dazi imposti da Trump paese per paese:
Paesi colpiti dai dazi USA
- Cina: Dazi al 34%, che si sommano ai dazi esistenti, portando il totale al 54%. E nelle ultime ora Trump ha annunciato un raddoppio al 104%.
- Unione Europea (UE): I dazi medi oscillano intorno al 20%. Tuttavia, vari paesi europei possono avere tariffe diverse.
- Germania: 20% di media
- Francia: 20% di media
- Italia: 20% di media
- Spagna: 20% di media
- Giappone: Dazi al 24%.
- Regno Unito: Dazi al 10%.
- Messico: Dazi variabili, ma tendenti verso il 25%.
- Canada: Dazi compresi tra il 10% e il 15% per vari prodotti, ma meno impattanti rispetto ad altri paesi.
- Corea del Sud: Dazi al 15%.
- India: Dazi al 20% per vari beni e prodotti.
- Australia: Dazi compresi tra il 10% e il 20%, a seconda dei settori.
- Brasile: Dazi al 20% su una vasta gamma di prodotti.
- Taiwan: Dazi al 9,7%.
- Hong Kong: Dazi dal 10% al 13,2%.
- Russia: Dazi al 15% circa.
- Turchia: Dazi del 15% per alcuni prodotti.
- Sudafrica: Dazi tra il 10% e il 25%.
- Indonesia: Dazi al 15%.
- Vietnam: Dazi del 12% circa.
- Svizzera: Dazi del 31% crica
Da questi dati si capisce che Trump è stato più soft solamente con i paesi del Commonwealth, ovvero Inghilterra, Australia, Sud Africa e con il Canada. L’Italia è stata colpita con un 20% (16% circa) che peserà come un macigno sulle nostre esportazioni. La Cina è chiaramente quella presa più di mira, insieme con il Messico e la Svizzera.
I dazi del 20% applicati all’Unione europea vedono un livello effettivo dei dazi differente a seconda dei Paesi europei e del loro commercio con gli States: per l’Irlanda quel 20% è appena il 4%, per il Portogallo diventa il 12%, mentre per l’Italia il 16%. Per la Slovacchia si tocca il 25%.
L’Unione europea ha già annunciato di applicare contro misure a livello dazi, mentre alcuni Paesi colpiti ma fuori dall’UE, come Svizzera, Regno Unito, Islanda, Norvegia, non implementeranno contro dazi.
Come conseguenza, notiamo simpaticamente che il commonwealth la “spunta” su altri paesi. Sostanzialmente il meno colpito. Da rilevare l’accanimento contro Slovacchia e Svizzera.
I dazi imposti dal presidente Donald Trump su una vasta gamma di prodotti provenienti da numerosi paesi avranno diverse implicazioni economiche per gli Stati Uniti:
Aumento dei costi per i consumatori statunitensi
- Prezzi più alti: I dazi sui prodotti importati, come elettronica, automobili, abbigliamento, e materie prime, aumenteranno i costi per i consumatori. Le aziende statunitensi che dipendono dalle importazioni potrebbero dover trasferire l’aumento dei costi ai consumatori, portando a un’inflazione più alta.
- Settori colpiti: In particolare, l’elettronica di consumo, i veicoli e i componenti automobilistici, e i beni di lusso potrebbero vedere aumenti significativi dei prezzi.
Ripercussioni sulle catene di approvvigionamento
- Rallentamento delle catene di produzione: Molte aziende statunitensi importano componenti e materie prime da paesi come la Cina, il Giappone e i membri dell’Unione Europea. L’aumento dei costi dovuto ai dazi potrebbe rallentare la produzione, aumentare i tempi di consegna e ridurre l’efficienza delle catene di approvvigionamento.
- Riorganizzazione produttiva: Alcune aziende potrebbero cercare di spostare la produzione all’interno degli Stati Uniti o in altri paesi per evitare i dazi, ma ciò comporterebbe costi aggiuntivi e incertezze.
Possibili ritorsioni commerciali
- Dazi su esportazioni USA: I paesi colpiti dai dazi statunitensi potrebbero rispondere imponendo tariffe su prodotti americani. Ciò potrebbe danneggiare le esportazioni statunitensi, in particolare quelle legate a settori strategici come l’agricoltura, i prodotti industriali e i macchinari.
- Effetti sull’agricoltura: Paesi come la Cina e l’Unione Europea potrebbero imporre dazi su prodotti agricoli americani come soia, carne e frutta, danneggiando gli agricoltori statunitensi e aumentando la volatilità dei mercati agricoli.
Rallentamento della crescita economica
- Contrazione della crescita: L’aumento dei costi per i consumatori e l’incertezza economica derivante dai dazi potrebbero rallentare la crescita economica degli Stati Uniti. I consumatori potrebbero ridurre la spesa a causa dei prezzi più alti, e le imprese potrebbero rinviare gli investimenti o licenziare dipendenti per affrontare l’aumento dei costi.
- Recessione: Se la situazione peggiora, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in una recessione causata dalla combinazione di dazi, incertezze politiche e il rallentamento del commercio globale.
Impatto sul mercato del lavoro
- Perdita di posti di lavoro: I settori più colpiti dai dazi, come l’automotive e l’elettronica, potrebbero subire una riduzione di occupazione a causa della maggiore difficoltà nell’acquisto di materie prime e componenti. Se la produzione si sposta all’estero o i costi aumentano, molte fabbriche potrebbero dover licenziare o ridurre la forza lavoro.
Posizione geopolitica e alleanze commerciali
- Deterioramento delle relazioni internazionali: I dazi potrebbero minare le alleanze commerciali globali, creando una “guerra commerciale” che potrebbe compromettere la posizione internazionale degli Stati Uniti. Le relazioni diplomatiche con paesi chiave come la Cina, l’Unione Europea, e il Giappone potrebbero peggiorare, influenzando le future negoziazioni.
- Isolazionismo: Se la politica protezionista di Trump si intensificasse, potrebbe portare a una maggiore isolazione economica, riducendo le opportunità di scambio e collaborazione a livello internazionale.
Possibile vantaggio per le industrie nazionali
- Protezione per alcune industrie: In alcuni casi, i dazi potrebbero avere effetti positivi per settori specifici. Le aziende che producono beni che precedentemente venivano importati a basso costo potrebbero beneficiare di una protezione maggiore dalle competizioni straniere, aumentando la produzione e i posti di lavoro locali in alcune industrie.
I dazi imposti da Trump potrebbero, quindi, avere un impatto complesso e profondo sull’economia statunitense. Mentre alcune industrie potrebbero trarne vantaggio, l’effetto complessivo potrebbe essere un aumento dei costi per i consumatori, una crescita economica rallentata e una crescente incertezza geopolitica. Questo lo scopriremo vivendo e seguendo la questione.
Nonostante la protezione per alcune industrie americane, l’azione di Trump potrebbe, quindi, scatenare una serie di ritorsioni che danneggiano le esportazioni USA, in particolare in settori cruciali come l’agricoltura e la tecnologia. Le guerre commerciali non sono solo dannose per i singoli mercati, ma minacciano anche la stabilità economica globale.
Com’è come non’è, l’impatto della “royal rumble” protezionista di Trump s’è fatto sentire per il momento principalmente sui mercati finanziari. Anche se chiaramente le aziende stanno iniziando a prendere le loro contromisure in termini di economie di scopo.
Nel complesso, si stima che le borse europee abbiano bruciato oltre 422 miliardi di euro in poche ore dall’annunci, mentre il mercato statunitense ha perso un valore di capitalizzazione di circa 2.500 miliardi di dollari.
L’indice S&P 500 ha registrato una flessione del 4,8%, mentre il Nasdaq è sceso del 6%, segnando i cali più significativi dall’inizio della pandemia nel 2020.
Queste perdite sono state chiaramente alimentate dalle preoccupazioni riguardo alle possibili ripercussioni economiche dei dazi imposti, che hanno generato incertezze tra gli investitori e contribuito a una volatilità senza precedenti sui mercati finanziari.
Questa reazione a catena ha travolto anche il settore delle criptovalute. Il Bitcoin, spesso percepito come “bene rifugio alternativo”, oggi è stato trattato dagli investitori come un asset ad altissimo rischio. Oltre alle vendite dettate dal panico, il crollo è stato amplificato da una raffica di liquidazioni automatiche di posizioni long su tutte le principali piattaforme di trading, con oltre 250 milioni di dollari spazzati via in poche ore. Quando c’è panico, i fondi vendono tutto ciò che è volatile o illiquido per rifugiarsi nel cash o nei treasury bond. Non è una questione legata solo alle crypto, ma all’intero “risk-off mode” del mercato.
A pesare ulteriormente è la prospettiva che il governo USA possa immettere sul mercato oltre 69.000 Bitcoin sequestrati, alimentando timori di un eccesso di offerta in un momento già estremamente fragile.

Dal punto di vista tecnico, il mercato ha segnalato un chiaro cambio di trend: il temuto “death cross” – incrocio ribassista tra la media mobile a 50 e quella a 200 giorni – ha attirato vendite algoritmiche, aggravando la pressione al ribasso.
Il sentiment generale è ora dominato dall’incertezza. Le azioni di Trump evocano lo spettro delle guerre commerciali, e con esse, quello della recessione negli Stati Uniti. I mercati, ancora sotto shock, sembrano aver premuto il tasto sell su tutto ciò che non offre stabilità.
Il crollo del Bitcoin è solo la punta dell’iceberg. In uno scenario dominato dal ritorno del protezionismo e dalla paura di un rallentamento globale, gli investitori si muovono alla cieca, in cerca di porti sicuri che, al momento, sembrano sempre più difficili da trovare.
Se il Bitcoin ha subito un drastico calo, le altre criptovalute non sono state da meno. Ethereum, Litecoin, e molte altre hanno visto perdite superiori al 10%, a causa di un’escalation di vendite automatiche e di liquidazioni sui principali exchange. Questo crollo riflette non solo il nervosismo degli investitori, ma anche il timore che il protezionismo di Trump possa minacciare il fragile ecosistema delle criptovalute.
Quindi: effetto reale o panico da campagna annunci?
Un po’ entrambi. I dazi non sono ancora attivi, ma il solo annuncio, in un contesto instabile, ha avuto effetti reali immediati: miliardi bruciati in borsa, fuga dagli asset rischiosi, e nuove ombre su crescita e commercio globale.
L’impatto della ‘royal rumble’ protezionista di Trump si sta facendo sentire in maniera potente e potrebbe aggravarsi nei prossimi giorni. Per gli investitori, l’attenzione deve essere rivolta alle reazioni dei mercati globali e alle risposte che potrebbero arrivare da altri governi. Un rallentamento economico globale sembra inevitabile, e le scommesse su Bitcoin e altri asset digitali potrebbero rivelarsi ancora troppo rischiose. In questo scenario, la cautela sarà la chiave per evitare altre perdite pesanti.
Trump minimizza l’effetto panico sui mercati e ritiene i dazi a “una cura necessaria” per risolvere le problematiche economiche americane. Ha, poi, aggiunto che, nonostante potranno esserci forti rollercoaster nel breve periodo, queste azioni servono per rilanciare l’economia americana nel lungo periodo. Di certo, il suo obiettivo è lanciare l’attacco per cercare negoziazioni vantaggiose per l’America sul piano commerciali con altri paesi e proseguire nel suo obiettivo ormai arcinoto di Make America Great Again.
Una lezione che possiamo comprendere è che all’aumentare delle tensioni commerciali fra paesi gli investitori vendono e le borse crollano. L’incertezza porta alla fuga degli investitori. Inoltre, seguire le informazioni sugli annunci più delicati che saranno fatti è la chiave per comprendere i possibili scenari e fare le giuste scelte di investimento.
Come sempre, noi vi terremo informati di tutte le nuove evoluzioni. Seguiteci, ora più che mai.
Davide Scialpi, Osservatorio Economia
